di GILBERTO SCALABRINI
giornalista

1I gas nervini che uccidono i bimbini, i fiori della vita, umiliano tutti e cancellano migliaia di sudatissime pagine nel libro delle conquiste civili; i missili che distruggono a distanza, due super potenze che mostrano –seppure indirettamente- i muscoli e il terrorismo che non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi resta nelle retrovie.

Corsi i ricorsi storici che si ripetono. E’ il segnale che in giro c’è violenza, che viviamo come se non dovessimo un giorno dare conto di nulla. L’uomo, guerrafondaio, rimastica il passato e le speranze di un rinnovamento riposte nei giovani, perdono pezzi. Sono giorni di una primavera inquieta, dove l’odore acre della morte olezza nell’aria.

Perché odiarci ancora, uccidere, gridare, quando il cuore potrebbe palpitare tranquillo? Vorrei che l’onda lo ripetesse nei suoi mormorii a chi gestisce il potere, i fiori nel profumo, le stelle nella luce mite della notte e l’eco giungesse dove fremono gli odi accaniti, i ciechi egoismi, le superbie sdegnose, le prepotenze protervie.

Per cosa viviamo? Per una vita che si chiude in una tomba, in una tomba silenziosa e complice, o per un’altra vita che tutti i giorni butta all’aria la tomba, la scoperchia?

Da questa scelta dipende la presenza, nel mondo, della speranza o della disperazione, della solitudine o della comunione. La nostra vita e la nostra morte non riguardano soltanto noi, ma tutto il popolo che ci circonda. Il cammino dunque è comune, facciamolo insieme. Ogni volta che una campana rintocca a morte, suona per tutti, anche per noi. (143)

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Written by Gilberto Scalabrini