1TRASIMENO – Isola Maggiore ha inaugurato già in Marzo lo straordinario museo diffuso, bacino di arte (la Chiesa del 1200), religione (il passaggio di San Francesco e non solo), storia (irripetibili le tecniche di pesca), artigianato (i famosi pizzi d’Irlanda) che mixa tutto in un cammino culturale con radici fin dagli insediamenti etruschi. Sono stati due consistenti gruppi di appassionati di auto d’epoca a godere della splendida accoglienza dell’isola che, nel cuore del Trasimeno, ha la buona abitudine di condire tutto ciò con l’antica arte dell’ottima cucina.

Lasciate le loro automobili al porto di Tuoro, gli originali piloti ed accompagnatori si sono affidati ai traghetti che oramai lavorano con buona frequenza di corse ed il loro “circuito” si è quindi dipanato a piedi nei percorsi dell’Isola e del suo museo itinerante.

La Maggiore può effettivamente diventare un libro da sfogliare con pagine piene di storie coinvolgenti. Un tuffo nel Medioevo per conoscere i pescatori più in gamba del Trasimeno e la loro “pesca dei tori”, tecnica unica e infallibile che sfruttava l’abbondanza di pesce nel lago. Il denaro ricavato dal commercio ittico era alla base della ricchezza dell’isola, ricchezza ancora oggi visibile negli edifici del borgo e nelle opere d’arte commissionate ad artisti famosi, che hanno soggiornato all’Isola. Non è un caso che nel periodo di massimo splendore gli abitanti arrivassero a sfiorare il numero di 600: la loro opera ha tra l’altro portato così tanta prosperità anche alla città di Perugia, che la Fontana Maggiore rimane a perenne testimonianza dei proventi della pesca. Oggi le persone rimaste a custodire i tesori e le storie dell’isola ed a renderla ancora abitata dopo oltre 2000 anni sono meno di 20, tuttora estremamente operose e gelose custodi dei tesori di Isola Maggiore.  A volte, non basta una visita per comprendere fino in fondo tutta la complessità di questo luogo magico.   Il Museo del Merletto a Punto d’Irlanda, ad esempio, racconta la storia della famiglia Guglielmi che qui si stabilì alla fine dell’Ottocento. A loro si deve l’apertura della scuola di ricamo, che permise alle isolane di imparare la tecnica di lavorazione del merletto e di contribuire all’economia familiare. Dal 1904 il pizzo d’Irlanda continua ad essere lavorato dalle donne che siedono lungo l’unica via dell’isola, che prende il nome proprio dalla famiglia Guglielmi.

È con questa offerta turistica che nel 2016 “Isola Museo” (tel. 0758254233 e posta elettronica isolamaggiore.proloco@gmail.com), ha collezionato più di 22 mila ingressi. L’apertura di quest’anno rinnova anche i progetti legati alle scuole, alle Università della Terza Età e per le attività legate ai centri estivi per ragazzi.

Turisti provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo hanno ascoltato la storia di questo minuscolo angolo di paradiso circondato dalle acque del lago umbro e, tra questi, più di mille sono stati i viaggi d’istruzione per giovani studenti di ogni grado.

Il metodo di divulgazione già consolidato con le scolaresche è infatti quello di imparare divertendosi, cosicché il gioco viene unito alle nozioni storiche e scientifiche, che comprendono tra l’altro un importante richiamo alle originali specie di uccelli e pesci lacustri. (196)

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Written by Gilberto Scalabrini