Adesso sono cinquanta le città unite nella rete identitaria del prezioso fungo ipogeo

2VALLO DI NERA – Mentre a Vallo di Nera fervono i preparativi per la manifestazione Fior di Cacio, in programma per il 10 e 11 giugno prossimi, il Comune entra a far parte dell’Associazione nazionale delle Città del tartufo, il sodalizio presieduto da Michele Boscagli e composto da una cinquantina di luoghi italiani, da Alba a Norcia, che hanno il tartufo come carattere identitario.

L’ingresso è stato approvato all’unanimità dall’Assemblea nazionale riunita nei giorni scorsi a Camugnano in provincia di Bologna. Alla base del riconoscimento c’è una storica tradizione della produzione, ricerca e raccolta del tartufo nero nel piccolo Comune della Valnerina, del consumo, della commercializzazione e, in ultimo, della sua lavorazione e della coltivazione.

La presenza di molti boschi di querce, roverelle, carpini, faggi, lecci, nel territorio, costituisce un ambiente naturale privilegiato soprattutto per la crescita del tuber melanosporum, dell’uncinatum e dell’aestivum e non c’è famiglia, nelle sette frazioni del Comune, che non possegga almeno un cane addestrato a fiutare i preziosi frutti sotterranei.

La raccolta del tartufo a Vallo di Nera ha radici antiche, almeno a leggere i documenti d’archivio.

In un manoscritto del 1571 la Communitas di Castrum Valli (l’antico nome del paese) introita 1 fiorino, 7 baiocchi e 2 quattrini a saldo del cottimo delle tartufaie. Sempre in quegli anni a Vallo veniva imposta una gabella per la compravendita dei tartufi. Nel XVII secolo, secondo quanto scritto nelle Riformanze vallane, la Comunità donava al Cardinal Cesi d’Acquasparta, protettore del castello di Vallo presso la Santa Sede, svariate libbre di tartufi neri insieme a una decina di prosciutti.

I pregevoli tartufi di Vallo, in quegli anni, venivano acquistati anche dal Comune di Spoleto quando la città doveva omaggiare ospiti illustri.

La presenza di estese cave di tartufo, chiamate localmente tratufanare, era tutelata negli Statuti comunali del 1563, vietandone l’uso ai forestieri e condannando chi eventualmente vi avesse recato danni.

Attualmente, oltre alle tartufaie esistenti nei terreni di proprietà privata, nel Comune di Vallo di Nera sono numerose quelle di proprietà collettiva ovvero di proprietà degli enti di Uso civico come l’ASBUC di Vallo di Nera e l’Università agraria di Meggiano – Piedipaterno.

I ristoranti e gli agriturismi locali, nonché le sagre estive, propongono nei loro menu piatti a base di tartufo nero. Tra le ricette tartufate maggiormente richieste a Vallo di Nera ci sono: le bruschette, gli strengozzi, le trote, le frittate e l’agnello tartufato che è il piatto maggiormente rappresentativo.

Anche gli stranieri che arrivano e sostano in Valnerina mostrano di gradire il prodotto, non solo assaporandolo e acquistandolo, ma appassionandosi alla truffle hunting fatta nei boschi del territorio comunale con l’ausilio dei bravissimi cani da tartufo, addestrati alla cerca e al riporto.

Tra i progetti portati avanti dall’Associazione nazionale Città del tartufo c’è la candidatura al riconoscimento Unesco della “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali”. (167)

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Written by Gilberto Scalabrini