L'assessore regionale all’Agricoltura Fernanda Cecchini lancia le linee per la ripartenza della Valnerina: “Costruire un futuro più robusto per il territorio”

4VALLO DI NERA – “Ogni anno durante i convegni qui a Fior di Cacio ci siamo detti: perché non far partire l’iter per una certificazione Igp o altro? Il Piano di sviluppo rurale dice che sarebbe da tempo arrivato il momento di prevedere la Dop per il prosciutto di Norcia, invece che l’Igp. La verità è che la Regione ha una funzione di programmazione, approva gli strumenti, negozia i finanziamenti con l’Europa, ma sono i produttori, i consorzi, che fanno la libera scelta.

1Il Parco tecnologico dell’Umbria ha da tempo pronti i disciplinari per tutto questo. Probabilmente, però, se prima del terremoto tutte queste cose che potevano essere realizzate, non sono state fatte, forse è perché la Valnerina tutto sommato se la cavava molto bene così. Ora però ci sono gli strumenti, ci sono le risorse, c’è anche un risveglio, la volontà delle istituzioni di costruire un futuro ancor più robusto per questo territorio. Senza scendere nel merito di cosa si può fare, c’è bisogno di solo di mettere a sistema quello che già c’è e si sa fare, senza inventarsi niente”.

2A tracciare il futuro della Valnerina è stato l’assessore regionale all’agricoltura Fernanda Cecchini durante il convegno “La Valnerina della ripartenza”, che ha aperto questa mattina la quindicesima edizione di Fior di Cacio, la mostra mercato dedicata alle produzioni casearie che proseguirà anche per tutta la giornata di domani (domenica 11 giugno). Ad aprire l’incontro (dopo che i ragazzi della scuola media di Vallo hanno eseguito alcuni brani musicali, diretti dal maestro Luca Panico) è stato il sindaco di Vallo di Nera, Agnese Benedetti. “Il nostro obiettivo qui oggi è capire come trasformare il terremoto in qualcosa di stimolante, noi siamo un’area interna, – ha ricordato – abbiamo problemi storici, annosi, vediamo quindi come possiamo ripartire e valorizzare il nostro territorio”.

5“Il titolo di questo convegno – ha invece osservato la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Donatella Porzi – è il più azzeccato possibile per fare una prima sintesi del post terremoto, che ha visto questa terra reagire ad un evento con il quale dobbiamo imparare a convivere. Abbiamo spostato qualche data, ma abbiamo mantenuto tutte le iniziative che erano previste e la realizzazione della quindicesima edizione di Fior di Cacio credo sia un tassello importantissimo. La nostra storia e cultura è l’elemento su cui puntare, questo territorio può accogliere: è questo il messaggio che vogliamo dare”.

A coordinare l’incontro è stato il giornalista Paolo Massobrio de Il Golosario, che ha stimolato i presenti sull’importanza delle produzioni agroalimentari per l’economia italiana. Partendo dall’esperienza del consorzio Agri ’90 di Storo (TN), diretto da Virgilio Giovanelli, che negli anni ’90 ha avuto il coraggio di recuperare un prodotto autoctono, il mais di Storo, di cui all’epoca si producevano 300 quintali ed oggi 12mila. Mentre l’esperienza positiva della Strada dei formaggi delle Dolomiti, che riunisce tre valli (val di Fiemme, val di Fassa e valle del Primiero), è stata illustrata da Francesca Doff, che ha anche annunciato l’avvio di una sorta di gemellaggio tra Fior di Cacio e la Desmontegada, in programma a settembre.

Il consorzio, però, non si occupa solo di formaggi, ma anche degli altri prodotti del territorio ed in generale della produzione enogastronomica del territorio. “Far nascere delle reti – ha spiegato Doff – è abbastanza facile, mantenerle vive è la sfida, per questo lavoriamo su più fronti ed è essenziale che ci sia un coordinamento”. Tra le attività c’è quella di creare sinergie: ad esempio ci sono quattro caseifici sulle tre vallate, che ospitano anche piccoli produttori di altri prodotti.

Il dibattito ha registrato i contributo anche di Roberto Canali del consorzio We are Norcia, nato dopo il terremoto del 24 agosto “come reazione spontanea dal basso al terremoto”. Un organismo per frenare anche lo spopolamento del territorio. Ma Canali ha anche guardato all’esempio del Trentino Alto Adige da cui imparare ed in particolare all’importanza di dare centralità alla funzione produttiva.

Carlo Catanossi, presidente del gruppo Grifo Latte, ha raccontato come l’azienda ha affrontato il terremoto, non fermandosi mai: “Il 31 ottobre a Norcia abbiamo lavorato 500 quintali di latte, siamo andati a prenderlo perfino con i mezzi militari. E intorno al nostro stabilimento ci sono roulotte, prefabbricati che ospitano le famiglie dei nostri lavoratori. Dopo il terremoto – ha raccontato – abbiamo preso anche il latte di chi non sapeva cosa farne, dei produttori locali che solitamente producevano il formaggio in proprio, anche non soci. Sono stati mesi importantissimi, la solidarietà che si è sviluppata nella seconda parte del 2016 è stata fortissima.

Lì abbiamo scoperto il nostro vero limite: non eravamo coordinati, il prodotto non c’era per rispondere alle richieste. Oggi abbiamo una lezione in più che portiamo a casa”. Ed a ricordare l’attività della Coldiretti dell’Umbria in Valnerina nel dopo sisma è stato il presidente Albano Agabiti, tracciando un bilancio tutto sommato positivo, con pochi animali morti grazie all’impegnativa messa in sicurezza degli animali. (172)

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Written by Gilberto Scalabrini