Al Ponte Sanguinario sabato dalle 18 alle 22, nell’ambito dei viaggiatori sulla Flaminia, con il supporto del Comune di Spoleto e dei Mahler e LeWitt Studios.

1SPOLETO – Do you come here often? è un habitat anomalo realizzato da Mattia Pajè. Presso il ponte Ponte Sanguinario, Spoleto, l’artista milanese esplora le relazioni tra diversi imprevedibili elementi. Ragionando in maniera intuitiva, e sottraendosi dal rapporto causa-effetto, Do you come here often? è stato concepito come uno spazio dalla simmetria bilaterale tramite il quale l’artista si interroga sulla natura della mente umana.

Il visitatore è invitato ad immergersi nell’ambiente e a verificare i possibili effetti dell’opera su di sé. Il Ponte Sanguinario è un antico ponte romano. Il monumento è situato nel sottosuolo dell’area orientale di piazza della Vittoria a Spoleto, a pochi metri da Porta San Gregorio e dalla Basilica di San Gregorio Maggiore. L’accesso è reso possibile da una breve scala, delimitata da una balaustra in ferro, che s’interna sotto il piano stradale. L’installazione, tramite l’uso dell’illuminazione, trasformerà il Ponte Sanguinario portando il sito storico ad avere un aspetto del tutto nuovo e singolare.

Giovanni Rendina (1991)

è un giovane curatore. Formatosi al DAMS di Bologna e al Chelsea College of Arts di Londra, è stato co-curatore dello show Use/User/Used presso la Zabludowicz Collection e assistente curatore per diverse mostre tenutesi al Chelsea Space.

Nel marzo 2017 ha curato A SLUMP, solo show dell’artista londinese Andrew Mealor presso Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna.

Dall’autunno 2016 collabora con i Mahler & Lewitt Studios di Spoleto.

I suoi interessi si concentrano sull’arte contemporanea e gli aspetti etici legati alla curatela e al rispetto dell’intenzione degli artisti nello sviluppo di una mostra.

Mattia Paje’ | www.mattiapaje.com

(1991) è un artista e direttore artistico. Il suo lavoro si concentra sulla comprensione dell’entità dell’arte e dei processi di produzione e di fruizione delle opere d’arte. Attraverso esperimenti ed esercizi, Pajè analizza le diverse possibilità in cui un atto, un corpo, uno spazio, un oggetto, possono acquisire senso come opere d’arte. Gli interessa intendere il suo corpus di lavoro come una serie di pratiche che generano oggetti, ambienti o situazioni concrete che si interrogano sulla loro stessa essenza.

Nel 2016 a Bologna fonda Gelateria Sogni di Ghiaccio (con Filippo Marzocchi), uno spazio indipendente dedicato a mostre, collaborazioni e discussioni.

Tra gli eventi in cui ha partecipato: Points Shop Now Customize, a cura di M.V.Tagliati, CAR DRDE, Bologna; Any kind of vision in the air, a cura di Gabriele Tosi, Anonima Kunsthalle, Varese; Microburst, doppia personale con Nicolas Feldmeyer, a cura di Luca Bernardello, Paolo Bufalini, Filippo Cecconi), Tripla, Bologna, 2016; Sedentary Storm Chasing, a cura di Gianluca D’incà Levis, The Others Art Fair, Torino, 2016; 490nm < GENERATOR < 570nm, doppia personale con Marco Casella, a cura di Lelio Aiello, LOCALEDUE, Bologna, 2015; DRYER, a cura di GabrieleTosi, i7 Spazi Indipendenti, ArtVerona, Verona, 2016; La Lingua Degli Affetti e Del Desiderio (un progetto di Cesare Pietroiusti), RAUM, Bologna, 2016; INCIPIT, the memory theatre, a cura di Alessandra Chiericato, UCA Canterbury, Canterbury, 2015; Secondo Livello, a cura di G.Lufrano, OTTO Gallery, Bologna 2014; Qui non c’erano giardini, a cura di Giovanna Caimmi, Veronica Ceruti, Cristina Francucci, MAMbo, Bologna, 2013. (127)

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Written by Gilberto Scalabrini