Articolo di GILBERTO SCALABRINI

pierinoFOLIGNO – Nel lavoro aveva una grande qualità, piuttosto rara: la passione vera per il restauro dei mobili antichi. Il suo laboratorio era in vecchio fondo di un palazzo del 1700, davanti la chiesa di santa Rita. Riportava agli antichi splendori cantarani, madie, tavoli, armadi, trumeau, ribalte cassettoni rispettando al massimo le loro caratteristiche di legno, le patine e le ferrature.

Era così Pierino Appolloni, una gran brava persona, molto onesta e sempre disponibile con tutti. Fu stroncato d’infarto 30 anni fa, il 22 luglio 1987. Aveva solo 50 ani, quando la morte è andata a prenderlo a casa, mentre si stava fumando la sua immancabile sigaretta. Ricordo che il giorno del funerale le parole non riuscirono a contenere il suo mondo, perché era grande, complesso e umanamente ricco.

Il mondo di Pierino Appolloni era lì, in quella bottega, dove hanno appreso l’arte del restauro molti allievi, diventati a loro volta maestri come lui. Io andavo spesso a trovarlo, incantato dal suo lavoro e lui, maestro senza vanità, senza boria e senza orpelli, conversava volentieri. La mattina, prima di varcare le soglie del laboratorio, comprava Il Messaggero e leggeva anche i mie articoli. Pierino era un uomo sempre informato, soprattutto era un uomo di profonda moralità, uno dei signori umbri, così ricco di rispetto per se stesso e per gli altri, da esigere rispetto e stima da tutti.

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Written by Gilberto Scalabrini