Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

coperta da copyrightMONTEFALCO – Per la staffetta, ieri sera il cielo della città di Benozzo Gozzoli si è nuovamente tinto di giallo: san Fortunato ha vinto la grande gara, regalando forti emozioni al pubblico che gremiva il borgo. Un borgo cult, modello ideale per la piccola Italia, perchè  dimostra come si può resistere all’assalto della speculazione del territorio, puntando sull’arte, sull’artigianato e sui prodotti tipici.

coperta da copyrightIeri sera la parte del leone in questa gara che compie 45 anni l’hanno fatta gli atleti: FEDERICO MASTROFABI, FALCINELLI OTTAVI STEFANO, MARCO SORBI, PROIETTI ROMOLI FABIO. Si sono lasciati alle spalle nell’ordine di arrivo i rossi di san Bartolomeo, gli azzurri di san Francesco e i verdi di sant’Agostino. I primi corridori a partire sulle corsie sono stati Lorenzo Porfiri (sant’Agostino), Francesco Degli Esposti (san Francesco), Federico Vagnoli (san Bartolomeo) e Federico Maastrofabi. Sono stati istanti di passione, durante i quali senti crescere la pressione, soprattutto nelle curve e lungo lo stradone, Corso Mameli.

Sono stati esattamente 640 metri di fatica sulle strade del centro storico. 640 metri di fatica, dove il cuore da 45 anni batte all’impazzata e nelle arterie scorrono solo i colori del proprio quartiere; 640 metri interrotti solo dal fatidico passaggio di testimone e dal traguardo. Una corsa difficile, perché quello che chiamano a Montefalco lo stradone, cioè Corso Mameli, il salotto buono del borgo, rappresenta le colonne d’Ercole, il limite estremo di questa staffetta.

Ecco, perché gli atleti cercano sempre la spinta maggiore nella discesa di via Ringhiera Umbria, cioè nel tratto subito dopo la partenza, per guadagnare secondi preziosi e conservare un certo equilibrio respiratorio nell’ascesa. Per vincere occorrono forza esplosiva e velocità. Negli ultimi metri, le loro gambe corrono e si rincorrono, i piedi poggiano il meno possibile ma diventano sempre più sordi ai comandi, ogni passo è quasi un tormento. Corrono e stringono i pugni, ognuna ha il suo stile e lo stesso dolore. La gara si snoda su tratti diversi: discesa, piana e salita L’enorme sforzo è compensato dall’adrenalina e dalla consapevolezza di essere parte attiva di uno spettacolo meraviglioso .Bravi, bravi, bravi!

Il trofeo della staffetta è in ricordo di Marco Gambacurta ed è offerto ogni anno dal Coni, comitato regionale Umbria. OA rappresentare e premiare il quartiere vincitore è stato il fiduciario Simone Mattioli, insieme al sindaco Dinatella Tesei e al presidente dell’Ente Paolo Felicetti.

Nella balestra, invece, ha trionfato sant’Agostino con  Diego Falchi e Fausto Bisogni. 39 punti per il quartiere verde, 38 per san Fortunato, 37 per san Bartolomeo e 34 per san Francesco. Fausto bisogni, nello spareggio per la freccia d’oro, con la terribile Debora Filippucci di san Francesco, è stato il più bravo e si portato via la medaglia d’oro messa in palio dalla famiglia del compianto Angelo Polveri. Sulle tribune non sono mancati gli sfottò fra i quartieranti. D’altronde, ognuno accarezza in queste sere l’anima e l’incontrollabile fede di appartenenza ai propri colori. Ognunno ha il proprio credo, la propria fede, il proprio destino in questa festa.

La gara della balestra fu introdotta nel 1984, quando la “Fuga del bove” accusava un po’ di stanchezza. A tentare la carta vincente per risollevare le sorti della manifestazione, fu il dottor Giuliano Fraolini, montefalchese d’adozione, appassionato tiratore e cultore di armi d’epoca. La  balestra, dunque, a differenza della Fuga del Bove che compie 45 anni, ne ha solo 33, ma in questo arco di tempo la manifestazione si è continuamente evoluta, fino a raggiungere gli attuali ottimi livelli. Ovviamente, tutto è stato possibile grazie all’impegno e alla passione dei generosi e baldi giovani incardinati nei quartieri che continuano a profondere tanto impegno nella competizione.

L’epilogo della manifestazione sarà il 19 agosto, quando a scendere in “pista” saranno i 4 tori dei quartieri. (Foto di Pier Paolo Metelli)

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Written by Gilberto Scalabrini