E' la bella Monica Bartolucci e si giocherà l’accesso alla finale di Miss Italia

1CITTA’ DI CASTELLO – “Una bella ragazza tifernate, che lavora e sogna di laurearsi: questi elementi sono sufficienti a fare di Monica Bartolucci un esempio di buon senso e intelligenza, per cui l’Amministrazione comunale della sua città non può che augurarle buona fortuna per Miss Italia ma soprattutto per la sua vita”: alla vigilia della partenza per Iemolo dove si giocherà l’accesso alla finale di Miss Italia, Monica Bartolucci è stata ricevuta dal sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta che si è congratulato, insieme alla Giunta, per la prestigiosa fascia assegnatale nella recente selezione di San Giustino.

“Siamo felici che la nostra terra sia rappresentata e facciamo il tifo per te” ha aggiunto il sindaco, porgendo un omaggio floreale a Monica, 24enne tifernate, che attualmente lavora in un bar ma sogna un futuro come designer, dopo il diploma al Liceo Linguistico. Due passioni: la squadra del Trestina ed i cavalli. L’equitazione ha accompagnato Monica fin dall’infanzia, che ha trascorso, per 13 anni, insieme alla sua amica del cuore e figlia dell’attuale presidente del Trestina calcio, tra i maneggi di San Pietro e di Caldese, gareggiando a livello agonistico nella corsa ad ostacoli per la Fise Umbria, la Federazione presieduta da un’altra tifernate grande appassionata di sport equestri, Mirella Ponti. “Ho avuto il mio primo cavallo a quattro anni – ricorda – si chiamava Milk and Coffee ed era un pony; ho ancora adesso un cavallo, Odena, di 21 anni, con cui continuo a coltivare l’amore per l’equitazione.

Con lei girerò il video di presentazione per la prefinale di Iesolo”. D’altronde Monica viene da una famiglia di sportivi: il padre Maurizio ama le moto, la mamma Daniela Landi la corsa. Insieme gestiscono il forno più antico di Trestina, che risale al 1958. “Non so se Miss Italia, a cui avevo provato a partecipare anche l’anno scorso, sarà l’inizio di qualcosa ma, dal momento che ci sono, il mio obbiettivo è vincere. O almeno provarci fino in fondo”. (117)

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Written by Gilberto Scalabrini