norcia-gentePERUGIA  – Quattro regioni, 9 province, 138 comuni, 25 mila chilometri quadrati, 1.250.000 persone coinvolte, la metà della popolazione residente in quelle aree, 157.000 edifici privati lesionati e/o distrutti. Perché cominciare con questi dati? Per dare un’idea della complessità della catastrofe che si è abbattuta sull’Italia centrale a partire dal 24 agosto di un anno fa. E per iniziare a comprendere che chi chiede risposte immediate e rapide, pur umanamente giusto e verso cui siamo ovviamente solidali, sottovaluta la complessità della situazione rischiando di prendere scorciatoie che possono condurre ad una gestione del post sisma simile a quella avuta a L’Aquila dopo il 2009.

Inoltre, in Italia, non esiste una legge quadro per le emergenze post sismiche. Ogni volta occorre iniziare da zero. Dobbiamo allora riuscire a tenere insieme più cose: il messaggio che la ricostruzione sta avvenendo e deve avvenire partendo da 3 priorità (servizi cioè scuole, strade, centri di socialità e negozi, riavvio imprese cioè aziende agricole e manifatturiere artigiane, le prime case, cioè la case di chi ora è costretto tra casette di legno e alberghi) ed il fatto che la ricostruzione deve avvenire avendo chiaro un progetto di sviluppo di quelle aree per oggi e per domani, contro uno spopolamento ed un impoverimento che erano già in atto e a cui il terremoto ha ovviamente contribuito come fattore di accelerazione.

Le priorità

Dato questo contesto le priorità che la Fillea-CGIL ha individuato sono orientate su più direttrici. Prima di tutto: un’idea organica dell’Appennino centrale. Senza una visione strategica di come ci

immaginiamo lo sviluppo economico e sociale di quel pezzo di Italia (bello, carico di storia e

cultura) non è possibile progettare una ricostruzione che contribuisca, da una parte, a frenare l’emorragia di persone (giovani soprattutto) che già stavano abbandonando quei luoghi e, dall’altra, a incoraggiare, non solo le popolazioni residenti a tornare a vivere nei loro luoghi di origine, ma anche nuovi e redditivi investimenti in quelle aree.

Poi. Una ricostruzione di qualità. Che coniughi la necessità di ritornare ad abitare luoghi di grande pregio artistico e naturalistico, con le esigenze di un costruito antisismico, eco-compatibile, sostenibile.

Ancora. Una ricostruzione trasparente, con meccanismi e accorgimenti legislativi che tengano lontane le mafie da quello che si configurerà, da qui ad un paio di anni, come il cantiere più grande d’Europa e che garantiscano ai lavoratori impiegati nelle migliaia di cantieri edili che si apriranno, sicurezza, rispetto del contratto di lavoro, formazione professionale.

I Protocolli firmati

Tutti questi temi sono stati declinati in questi mesi dalla Fillea in azione quotidiana.

Il Protocollo sull’Osservatorio per una ricostruzione di qualità, siglato con Legambiente lo scorso febbraio, va nella direzione di collocare strategicamente l’azione del sindacato all’interno di una idea complessiva dell’Appennino centrale e, dal mese di giugno, è cominciato il lavoro sul campo con l’”audizione” dei protagonisti della ricostruzione: sindaci e amministratori dei comuni disastrati dal Sisma. Il tutto in stretto contatto con le proposte della Confederazione su modelli di sviluppo innovativi che, per noi, possono vivere solo sul protagonismo delle forze locali, civiche, politiche, sociali ed economiche.

I Protocolli firmati con il Commissario Straordinario per la ricostruzione Vasco Errani (da quello sulle scuole a quelli relativi alla c.d. fase 2 per la ricostruzione tout court, al protocollo da implementare con Inail e sistema bilaterale) collocano il sindacato confederale all’interno di quella tradizione storica di responsabilità che la Parti sociali hanno sempre avuto di fronte a grandi emergenze nazionali, senza abdicare al proprio ruolo contrattuale. Legalità, trasparenze nei subappalti, monitoraggio dei flussi di manodopera, verifica della regolarità contributiva, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questi i temi che vengono normati e gestiti in maniera condivisa tra le parti.

I Protocolli siglati infine con la Struttura di missione prevenzione e contrasto antimafia sisma, presieduta dal Prefetto Francesco Paolo Tronca, recepiscono poi molte delle indicazioni fornite dalle Parti sociali. A cominciare dall’istituzione del Settimanale di cantiere, strumento eccezionale per controllare il flusso di manodopera all’interno dei cantieri (su cui è già operativa una nota del Prefetto Ordine, responsabile della struttura Ex CCASGO), fino ai tavoli di monitoraggio centrali e periferici con il coinvolgimento delle Parti sociali.

Infine, l’attività degli Enti bilaterali di settore (Casse edili, Enti di Formazione e Sicurezza) che si sono impegnati a svolgere attività specifica per il Cratere Sisma 2016.

Lattività sul territorio

Naturalmente tutto ciò senza perdere di vista quella che è l’attività fondamentale della nostra

Categoria.

Politica. Su iniziativa della Fillea è stato siglato un importante accordo (6 luglio 2017) in cui le controparti si impegnano a varare un modello di Durc per congruità comune a tutta l’area del Cratere. La presenza delle Parti sociali inoltre è determinante nei tavoli di monitoraggio prefettizi, previsti dalle II linee guida antimafia per l’area del Cratere

Organizzativa, per il contatto costante e continuo sui territori dei lavoratori all’interno dei cantieri. La Fillea si è organizzata in maniera tale da supportare quei territori maggiormente colpiti con un incremento di funzionari che possano intervenire su tutta l’area del Cratere nei momenti di particolare criticità su ciascun territorio.

Insomma un impegno, quello della Fillea, totale, costante, continuo.

Alessandro Genovesi, Segretario Generale Fillea Cgil

 

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Written by Gilberto Scalabrini