Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1FOLIGNO – Se n’è andato ieri pomeriggio, all’età di 93  anni. Era una grande colonna e  amava Foligno. I funerali si svolgeranno domani, alle 15,30, nella chiesa della  Madonnna del Pianto, a piazza Garibaldi.  Ariodante Picuti di cuore ce ne ha sempre messo tanto. In tribunale, in politica e nella Quintana che contribuì negli anni 1980 a rinnovare e promuovere. Un uomo di straordinaria sensibilità umana e sociale, un umbro vero, un attento interprete dell’evoluzione del costume della sua città. Soprattutto un caro amico, che resterà nei cuori di tutti quelli che lo hanno conosciuto, apprezzato e stimato per la sua grande fertilità, sensibilità e anche ironia. Una sua grande dote era la comunicazione. L’avvocato era una galleria di racconti. Infarciva spesso i discorsi con frasi in latino.

Quasi una prosa originale, colorata che aveva il senso di quell’ultimo squarcio del Novecento. Più poeta che avvocato. Sempre con determinazione e ironia, anche quando in questi ultimi mesi l’estro non aveva più le risorse dei tempi d’oro. Non parlava mai di vecchiaia, delle stagioni che passavano. Era sempre pieno di aspettative come un giovane di 20 anni. Ha sempre cavalcato con intelligenza e con il cuore di un umbro vero e verace l’onda del successo.

Ieri il suo cuore non ce l’ha fatta più. L’ultimo scherzo di Ariodante: l’addio silenzioso e improvviso, in punta di piedi per uno come lui che in punta di piedi non c’è mai stato. Inarrestabile e irrequieto, sempre alle prese con i suoi mille progetti. Dalle taverne dei rioni ai salotti buoni. Se lo incontravi aveva sempre il tempo per un caffè e per quattro chiacchiere. Tantissimi i messaggi di cordoglio: dalla regione, alla provincia, al Comune e di tanti cittadini. Ai figli Giovanni e Maria Romana le nostre più sentite condoglianze-

C’è un signore che, con gli occhi lucidi, dice: “Immaginiamolo che continui a parlare con noi”. Semmai per aiutarci a capire come si possa riprodurre quel giornalismo che lui insegnava agli “allievi” diventati “maestri”. Ariodante ha unito due passioni: quella per la professione di avvocato e quella per la Giostra. Non aveva paratie stagne, dice chgi lo conosceva  bene ,mentre il pianto gli incrina la voce. Forse ha ragione quel signore: bisogna immaginarlo mentre parla ancora con tutti. Perché i maestri sono come le idee: non muoiono mai.

E non è solo che di figure come la sua non se ne vedono più in giro. Non è solo che il mestiere prevede sempre meno la possibilità di dare la stura a una gamma di espressioni poliedrica come quella da lui incarnata.
È che proprio degli «Ariodante Piciti» si direbbe perduto lo stampo. È che spaziare come lui in tanti campi della cultura,  non solo non è cosa accessibile a molti, ma presuppone una qualità su tutti: uno straordinario, solare, umbrismo, talento per la vita. (151)

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Written by Gilberto Scalabrini