Convegno a Postignano sabato 21 ottobre 2017. E' un contributo allo sviluppo socio-economico del Paese”

S1ELLANO – “Il recupero e la valorizzazione degli antichi borghi d’Italia: un contributo allo sviluppo socio-economico del Paese” è il titolo del convegno che si terrà sabato 21 ottobre 2017, a Castello di Postignano (PG), nella Chiesa SS. Annunziata, dalle ore 10:00 alle 13:30.

Moderati dal giornalista ed inviato de la Repubblica Antonio Cianciullo, interverranno:

Giuseppe De Rita, Presidente CENSIS – Sabrina Lucatelli, Coordinatrice della strategia nazionale aree interne per la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Alessandra Bonfanti, Direttivo nazionale Legambiente, Responsabile nazionale Piccola Grande Italia – Silvia Viviani, Presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica.

Sono state invitate Dorina Bianchi, Sottosegretario del MiBACT e Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria.

Il programma della giornata inizierà con il saluto di Attilio Gubbiotti, Sindaco del Comune di Sellano; a seguire, prenderanno la parola Matteo Scaramella, Amministratore di Castello di Postignano ServiziClaudio Bacilieri, direttore della rivista Borghi MagazineGennaro Matacena che introdurrà la proiezione del video “RECUPERO DEL CASTELLO DI POSTIGNANO”, presentato al Festival International du Film sur l’Art (FIFA), Montréal, Canada.

A proposito del convegno, l’Arch. Matteo Scaramella afferma:

“Rivitalizzare i borghi italiani, in particolare quelli collinari, e il contributo che essi possono dare allo sviluppo economico delle aree interne del paese; il turismo svolge certamente un ruolo centrale tra le possibili attività portatrici di sviluppo.

Una componente dal forte valore trainante, anche se numericamente limitata, è quella dei borghi di proprietà privata gestiti in maniera unitaria. Questo settore ha sviluppato una notevole conoscenza delle problematiche costruttive, tecniche ed economiche – di quelle amministrative e di relazione con uffici comunali spesso sottodimensionati e inadeguati – con le Soprintendenze – dei mercati turistici – di aspetti territoriali quali accessibilità logistica, disponibilità di reti ADSL, reti di micro imprenditorialità locale di servizi turistici.

Castello di Postignano sta lavorando alla costituzione di una rete di antichi borghi umbri recuperati e destinati a nuove forme di accessibilità, a partire proprio da quella turistica, per uno scambio di esperienze ed elaborazione di proposte. La concomitanza con l’Anno dei borghi e con l’attuazione della Strategia nazionale per le aree interne, permettono di affrontare le principali problematiche relative alla rinascita dei borghi con il contributo di autorevoli personalità attive nel contesto della politica, delle scienze economiche e sociali, dei sistemi di valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, della pianificazione urbanistica e dello sviluppo dei territori”.

Durante l’incontro sarà presentato il libro “BORGHI COLLINARIITALIANI”, edizione italiana dell’originale inglese “ITALIAN HILLTOWNS” pubblicato nel 1979 dall’architetto e fotografo americano Norman F. Carver Jr.

Nato a Kalamazoo, nel Michigan (USA), si è diplomato alla Scuola di Architettura di Yale. Ha visitato l’India e il Giappone con una Borsa di studio Fulbright. Ha progettato l’ambasciata americana a Seoul, in Corea, e uno stadio di tennis a Tokyo. I viaggi hanno portato Carver in tutto il mondo attraverso la fotografia e la pubblicazione di sette libri, tra cui città collinari italiane, case popolari giapponesi, villaggi iberici, isole greche, villaggi nordafricani e città silenziose messicane e maya.

Fu amico ed estimatore di Bernard Rudofsky, autore del famoso libro”Architettura senza architetti”. Proprio da questo libro è partita la ricerca di Carver in Italia di quelle aggregazioni urbane, dei borghi collinari, dove l’architettura spontanea si è espressa ai livelli più alti: l’autore è andato alla ricerca della genesi delle piccole città italiane, dal nord, al centro, al sud, dove si può ancora intravedere un modo di vivere, un modo di costruire, un’atmosfera che si è conservata per centinaia di anni. Carver cerca di capire come semplici comunità, prevalentemente contadine, si siano organizzate nel tempo per creare città caratterizzate da una straordinaria articolazione fisica e spaziale, costruendo un rapporto giusto con il territorio, un’integrazione dell’architettura e dell’uomo con il paesaggio. Piccole città che per secoli hanno influenzato viaggiatori, artisti e architetti per la loro umanità e che possono rappresentare un esempio per tante altre città nel mondo.

Il volume è illustrato da un ampio apparato fotografico dell’autore che documenta magistralmente questo felice periodo della storia urbana italiana, che rischia, però, di diventare solo una testimonianza, anche perché molte di queste piccole città sono state nel tempo spesso abbandonate, modificate o a volte devastate.

Norman F. Carver, jr.

BORGHI COLLINARIITALIANI

formato 23×26,5

pagine 228

184 immagini duotono, 8 a colori, oltre 8 mappe, piante e disegni

ISBN 978-88-8497-626-0

euro 25,00

Nella prefazione dell’edizione italiana del volume, l’Arch. Gennaro Matacena dichiara:

“In Italia, i borghi abbandonati rilevati dal CENSIS sono oltre 6.000, dalle Alpi alle Madonie; di questi, soltanto una decina sono stati recuperati e pochi altri lo saranno.

La situazione dei borghi fotografati da Carver tra il 1967 e il 1973 si è notevolmente modificata: molti, all’epoca ancora abitati, anche se parzialmente; oggi sono deserti, e la mancanza di manutenzione li ha danneggiati o ridotti in ruderi.

In compenso, anche se non è servito a evitare il loro abbandono, negli ultimi anni si è sviluppato un grande interesse storico-antropologico verso le cosiddette architetture spontanee o vernacolari mentre Carver lamentava una scarsa sensibilità verso questo patrimonio. Ricerche di archivio e sul territorio hanno riscoperto la storia di molti borghi e villaggi da molteplici punti di vista, riconoscendo loro dignità architettonica e valorizzando il ruolo determinante che hanno svolto per centinaia di anni nella storia d’Italia.

Alcuni borghi furono abbandonati dopo eventi catastrofici come terremoti o dissesti idrogeologici ma la maggior parte ha subito questa sorte a causa dell’emigrazione determinata dall’industrializzazione e dalla conseguente crisi agricola e artigianale di vaste aree dell’entroterra, soprattutto montano.

Il loro abbandono ha annullato ogni traccia del complesso sistema di rapporti sociali, modi di vivere, tradizioni, strumenti di lavoro, oggetti domestici di cui è impossibile immaginare un recupero. Questo patrimonio però, deve essere oggetto di operazioni di “recupero” che non possono esaurirsi nella sua musealizzazione.

Come è noto, dopo il boom economico degli anni ’60, il paesaggio storico italiano è stato gravemente compromesso da milioni di metri cubi di edilizia realizzati a casaccio, spesso appena fuori le mura dei borghi. Questo fenomeno si è verificato in modo “democratico” dal Nord al Sud d’Italia, soprattutto nelle aree attraversate da grandi direttrici di traffico, lungo le superstrade che hanno reso accessibili territori prima isolati. Oggi possiamo soltanto rimpiangere di non avere sostenuto le battaglie di Antonio Cederna e altri ambientalisti condotte senza ascolto negli anni ’60 per la salvaguardia del territorio italiano.

Girando per l’Italia proprio tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 Carver aveva compreso appieno che era in atto un cambiamento con le conseguenze negative che ne sarebbero derivate, e affidò alle sue foto il compito di testimoniare alcuni affascinanti siti sul punto di essere rovinati e scomparire.

Fu particolarmente attratto dall’architettura delle case-torre di Castello di Postignano, al punto da scegliere una sua foto come immagine per la copertina del libro.  In un’intervista che rilasciò a una rete televisiva americana, nella quale accennava anche al restauro del borgo appena iniziato, disse che quando arrivò al borgo “seppe di aver trovato la copertina per Italian Hilltowns”.

Grazie al rapporto cordiale stabilito con Carver, abbiamo avuto altre foto di Castello di Postignano che non pubblicò nel libro, e che oggi sono esposte nel borgo in una mostra permanente; foto che sono state un aiuto prezioso per progettare e realizzarne il restauro filologico.

Intervento reso difficile dai molteplici condizionamenti che il sito ha imposto oltre ad altre esigenze da soddisfare: consolidare il borgo nel rispetto della severa normativa antisismica, bonificare le abitazioni a causa della loro contiguità alla roccia e conseguire un elevato standard di confort.

Il restauro di questo genere di insediamenti architettonici costituisce un’impresa ardua che deve tenere conto di elementi costruttivi: un’agevole accessibilità, un contesto d’interesse storico-artistico, eccellenze agroalimentari e della capacità del territorio circostante a sostenerne il recupero, nonché, last but not least, della fattibilità economica.

Nel recupero di Castello di Postignano questi fattori hanno giocato la loro parte ma l’obiettivo di salvaguardare le straordinarie caratteristiche costruttive e formali della sua architettura, sapientemente realizzate dai suoi abitanti contadini-artigiani, ci ha portato gradatamente, nel corso dei lavori, a investire risorse superiori a quelle previste originariamente.

A nostro avviso, il recupero di testimonianze di questo irripetibile patrimonio non può essere risolto con un atteggiamento nostalgico/poetico teso a riproporre (falsi) stili di vita del passato; la loro rinascita può essere possibile a condizione di assicurare condizioni di vivibilità che incoraggino soggetti differenti da quelli originari, oggi scomparsi, a ripopolarle salvaguardandone la complessa architettura.

Grande aiuto viene dal collegamento wi-fi che rompe l’isolamento dei borghi inserendoli in un circuito virtuale che permette il loro riutilizzo non soltanto come affascinanti poli turistici ma anche quali luoghi di lavoro e residenza, riportandoli così nel nostro secolo.

Con grande ritardo, in Italia si sta diffondendo un interesse verso i borghi, testimoniata dalla nascita di associazioni e iniziative per la loro protezione, come i Borghi più Belli d’Italia, Bandiera Arancione del TCI, Club Unesco e trasmissioni televisive che hanno riscosso grande interesse.

Oltre alla fondamentale operazione del loro restauro secondo la normativa antisismica (delicata ma ampiamente codificata), è ancora più arduo riportare al loro interno la vita poiché è annullato il legame che esisteva tra il territorio e i suoi originari abitanti costruttori.

Dunque, il recupero dei borghi è divenuto altro: un’operazione di immaginazione, capacità di intuire quali potenzialità, diverse da quelle del passato, sono in grado di esprimere rispetto al territorio com’è divenuto oggi”.

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Written by Gilberto Scalabrini