1CITTA’ DI CASTELLO –  Entra nel vivo Altrocioccolato toccando temi di grande interesse ed esperienze innovative. Molto di più di una mostra mercato infatti Altrocioccolato è una manifestazione dinamica che offre la possibilità di scoprire prodotti del mercato equosolidale ma anche il mondo che ci sta dietro, i volti e le storie di chi ogni giorno lavora per proteggere il Pianeta e essere parte di un cambiamento globale che parte proprio dall’economia e dal rispetto della dignità umana.

2Nella giornata di ieri lo spazio presentazioni ha visto protagonista il progetto sociale de Le Ghiottonerie di Casa Lorena, che offre percorsi di inserimento lavorativo a donne vittime di maltrattamenti e violenze che vogliono riprendere in mano la propria vita. In un centro confiscato alla mafia a Casal di Principe, è nato il laboratorio dove vengono fatti prodotti come Cioccobu, la crema spalmabile alla nocciola con latte di bufala, realizzata con i prodotti di Liberomondo. Cioccobù ha un doppio valore simbolico come racconta la Vicepresidente Daniela D’Addio: “Un cioccolato che ha il sapore della giustizia in termini di riscatto personale ma anche di legalità perché nasce all’interno di un faticoso percorso della lotta alle mafie”.

Non poteva mancare una riflessione condivisa sulla Rete delle Economie solidali che rappresentano sempre più il cuore pulsante dell’attività di Altrocioccolato.   Tra i momenti di approfondimento della giornata la conferenza dedicata a “Le Catene delle produzioni industriali” organizzata in collaborazione con Fuori Mercato, per la prima volta presente ad Altrocioccolato. Un momento che ha rappresentato un’importante occasione per fare il punto della situazione attuale e capire come siamo arrivati ad un mercato mondiale dominato dalla grande distribuzione, ma anche per raccontare esperienze alternative che negli ultimi anni si stanno affermando e possono rappresentare il punto di partenza per un’inversione di marcia.

Grazie all’intervento di Mimmo Perrotta, sociologo e ricercatore dell’Università di Bergamo è stato possibile ricostruire il contesto a partire dalla drastica diminuzione delle aziende agricole in Italia che negli ultimi trent’anni sono addirittura dimezzate. Tra le cause maggiori di certo l’incidenza del ruolo della grande distribuzione che intercetta il 75% del commercio legato all’agroalimentare e il loro elevato potere d’acquisto fa sì che possano imporre standard di produzioni che solo le grandi aziende sono in grado di sostenere, determinando la chiusura o la conversione delle più piccole. La grande distribuzione inoltre influisce in maniera determinante sullo stile di vita del consumatore imponendo un come modello dominane quello consumistico: nessuno oggi riesce a sostenere il proprio fabbisogno alimentare senza attingere al supermercato anche se solo parzialmente e questo incide fortemente sui nostri stili di vita, sempre più frenetici e standardizzati.

Ma Mimmo Perrotta è anche attivista di Fuori dal Ghetto e Osservatorio Migranti Basilicata e co-ideatore del progetto Funky Tomato partner della rete SfruttaZero che ha lo scopo di intervenire sullo sfruttamento del lavoro migrante in agricoltura e offrire dei contratti in regola a quegli operai che altrimenti avrebbero lavorato con il caporalato.

Tema ampiamente affrontato anche da Francesco Paniè, dell’ associazione Terra! che ha portato l’esperienza della campagna #FilieraSporca di cui è coordinatore, nata l’obiettivo di introdurre il valore della trasparenza delle filiere agroalimentari. Il cuore della filiera infatti è spesso costituito da un ceto di intermediari che accumula ricchezza, organizza le raccolte usando i caporali, determina il prezzo, impoverisce i piccoli produttori e acquista i loro terreni, causa la povertà dei migranti e nega un’accoglienza dignitosa.

Gigi Malabarba, del movimento Fuori Mercato ha quindi raccontato la sua esperienza personale di operaio e sindacalista che di fronte alla chiusura della fabbrica Maflow e quindi alla perdita del posto di lavoro per 330 ha dato vita ad una esperienza di autogesione della fabbrica ispirata alla logica di fabbrica aperta sul modello argentino, che mette al centro i principi della solidarietà e che si è riconvertita secondo una nuova vocazione ecologista cominciando a lavorare sul recupero di materie prime. Da queste forme alternative alle economie di mercato nasce il nome Fuori Mercato, una rete che avvicina produttori e consumatori per costruire una rete di coproduzione in cui si decidono insieme le attività e le produzioni, forme di comunità con che aspirano a costruire filiere chiuse. “Io credo che costruire rete significhi costruire relazioni – conclude Malabarba – e con le relazioni possiamo cambiare il mondo sulla base della fiducia e della solidarietà”.

L’incontro è stato moderato da Giovanni Notarangelo – anche lui testimone dell’innovativo “Progetto Camilla” di Bologna, nato con l’obiettivo di promuovere uno stile di vita e di consumo più sano, sostenibile e solidale e meno dipendente dai grandi attori economici.

Il pomeriggio ha visto un focus sul mondo rurale colpito dal sisma. Una conferenza sulle attuali condizioni delle zone colpite dal terremoto e le difficoltà dei produttori e degli agricoltori della zona. Una presentazione del lavoro del gruppo di ricerca “Emidio di Treviri” nato grazie ad una call delle Brigate di Solidarietà Attiva, per monitorare gli effetti del post-sisma delle regioni del centro Italia del 2016/2017. Decine di ricercatrici e di ricercatori, fotografi e operatori del settore audiovisivo, stanno lavorando ad una ricerca dal basso per delineare una lettura dei processi in atto che sia capace, soprattutto, di fornire strumenti utili a sostenere le rivendicazioni dei terremotati delle aree interne. Un lavoro completamente volontario che nasce per dare voce a chi non ne ha una e per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni affinché gli interventi rispondano alle reali necessità delle popolazioni la cui fotografia oggi restituisce un’immagine assolutamente devastata che non può che peggiorare in futuro senza gli opportuni provvedimenti. La conferenza, che ha visto gli interventi dei ricercatori Ferdinando Amato, Marlin Mantineo, Giulio di Breglia e dei fotografi Pierluigi Fagioli e Andrea Fantini, insieme a Verusca Citeroni delle BSA, è stata moderata dall’architetto Davide Gori, fondatore del laboratorio progetto “Io vivo sicuro in Valtiberina”, il quale ha sottolineato l’importanza di incontri di questa natura per riuscire a fare un salto di qualità sulla percezione del problema da parte delle persone. “Quando gli eventi mediatici si affievoliscono e si spengono i riflettori il terremoto rimane ai terremotati – afferma Gori- solo allora emergono i problemi legati alla perdita del lavoro della casa, ma anche dell’identità e della tradizione dei territori colpiti”.

Inoltre come ogni giorno tante le occasioni di condivisione e divertimento grazie ai laboratori, agli artisti di strada e ai momenti musicali della Rassegna Musica Etica Musica d’Etichetta che ieri ha visto sul palco il grande ritorno di El Mariachi Flaco Leo, Distilleria a Vapore e il rock dei The Black Animals.

Oggi appuntamento con il Solidale Italiano,  nella conferenza che si terrà alle 12 grazie a Equo Garantito e Altromercato mentre alle 15 viaggeremo in Palestina grazie a Ponte Solidale incontrando l’autrice Chiara Cruciati, giornalista de “il Manifesto”. (176)

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Written by Gilberto Scalabrini