Appunti del Comitato per la Civioltà dell'amore per un progetto di pace dal seminario del 28 ottobre di Assisi promosso dal Comitato per Una Civiltà dell’Amore

1ASSISI –   Un appuntamento di drammatica attualità – e forse di speranza malgrado tutto – si è svolto il 28 ottobre in un seminario presso il Sacro Convento della città di San Francesco. Mentre il mondo assiste impotente all’acutizzarsi della crisi nucleare di cui è protagonista in queste settimane la Corea del Nord. La 31^ edizione dello “Spirito di Assisi” ha ospitato l’incontro “Progetto di pacificazione dell’area coreana” promosso dal Comitato per una Civiltà dell’Amore.

Assisi – hanno ricordato il vescovo Domenico Sorrentino ed il sindaco Stefania Proietti – promuove dal 1986 gesti di pace fra uomini di tutte le religioni. E il gesto per eccellenza è la preghiera comune per cui tanto si spese Giovanni Paolo II.

Una tradizione che per la città umbra e i francescani è diventata una sorta di obbligo alla moral suasion: tanto più sentito in questo 2017 pieno di tensioni.

Il simposio ha sviscerato un progetto che ricalca quanto sperimentato con successo negli anni ’90. Allora, dopo analoghe proposte, il Comitato poté accompagnare la trasformazione in energia pacifica delle prime 20.000 testate nucleari del Piano di smantellamento Usa – Russia “Megatons to Megawatts”. Anche oggi – ha osservato il presidente Giuseppe Rotunno assieme al generale Giulio Fraticelli esperto di Sicurezza Strategica – l’unica proposta realistica e vincente per tutti è il dialogo.                               Per una riconversione virtuosa degli armamenti e di centrali elettronucleari presenti nello hot spot coreano. Strutture che ben si prestano allo scopo di distruggere i letali esplosivi ricavandone energia “pulita”.

Da forza di morte – come spiegato dagli ingegneri Antonio Soriero per Roberto Adinolfi (Ansaldo Nucleare), Flavio Palozzi e Franco Polidoro (CISE 2007) – il nucleare può essere “convertito” in energia elettrica in RETE AT delle Nazioni. Con infrastrutture da mettere a disposizione per favorire microprogetti e microimprese di vario tipo nelle aree meno sviluppate dell’Estremo Oriente.

Lo hanno chiarito in dettaglio le relazioni di Rocco Morelli e Carlo De Masi di “Atoms for Peace”: almeno dodici milioni di persone potrebbero ricavarne da vivere.

Si valuta che almeno il 30% del valore industriale del piano di riconversione debba ricadere localmente in termini di manodopera, generando un volume complessivo non inferiore a 300 milioni di ore lavorative. D’altra parte, mentre ingenti risorse vengono sciupate da tutte le potenze atomiche per la sola manutenzione e messa in sicurezza degli ordigni, sarebbe un ulteriore spreco non deviare il materiale incriminato verso scopi pacifici ampiamente alla portata delle popolazioni. Sempre ricordando, secondo Massimo Sepielli, che non esistono formule magiche per risolvere un problema così complesso: accanto agli aspetti tecnologici e a un sapiente uso della ricerca a fini civili è urgente che si coltivi un deciso sforzo generalizzato per il rispetto dei trattati internazionali di non proliferazione nucleare (a partire da quello approvato dall’Onu già nel lontano 1968). Con un principio di basilare buon senso: la sopravvivenza dell’umanità.

Il Ministro Consigliere Soo Deok Park, dell’Ambasciata coreana del Sud presso la Santa Sede, ha raccontato quali giorni di angoscia stiano vivendo i suoi connazionali; quando proprio dall’Europa potrebbe venire la spinta fondamentale per convincere il governo di Pyongyang al tavolo delle trattative. Sola uscita di sicurezza dai dilemmi che stiamo vivendo.

Poche settimane fa, il 7 luglio 2017, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha sanzionato ufficialmente dopo tante attese l’illegittimità delle armi nucleari. Bombe   che potrebbero distruggere migliaia di volte il nostro fragile pianeta. Il punto, ha affermato Tonio Dell’Olio presidente di Pro Civitate Christiana, è far sì che il bando non resti lettera morta.

La professoressa Flaminia Giovanelli del Dicastero per lo Sviluppo Integrale della Santa Sede ha riproposto un punto di vista riportato anche dalla lettera di saluto del Segretario di Stato Pietro Parolin: nessuno può essere indifferente, per la Chiesa Cattolica qualsiasi arma di distruzione di massa è concettualmente perversa e ingiustificabile.

Nel frattempo, auspice Papa Francesco, lo stesso Dicastero promuoverà il 10 novembre prossimo un altro importante incontro sul tema.

La città di Assisi, ha detto don Antonello Fanelli del Sacro Convento, ci invita a respirare l’aria di Francesco. La speranza è che dopo Assisi anche dalla sede di Pietro vengano parole decisive e autorevoli perché almeno la follia nucleare – tra tante pazzie di un mondo affamato di giustizia e di pace – non trovi più cittadinanza.

E questo è il messaggio finale del Seminario siglato dalla Civiltà dell’Amore, dal Vescovo Domenico Sorrentino, da Atoms For Peace e dal Sacro Convento di San Francesco: “Dal Sacro Convento di San Francesco, nello ‘spirito di Assisi’ inaugurato da Giovanni Paolo II con le Religioni di tutto il mondo, parta oggi, dal cuore di pace dell’Europa, un Progetto di pacificazione dell’area coreana nell’Estremo Oriente per raccogliere tutte le energie di sviluppo integrale per i loro popoli come antidoto a tutte le apocalissi nucleari. Infatti l’umanità chiede al Padre di tutti noi la Pace e la conversione nucleare anche oggi possibili”.

I testi integrali delle Relazioni sono disponibili sul sito: www.nuclearforpeace.org

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Written by Gilberto Scalabrini