A tutela del tartufo italiano e della sua qualità, la proposta di legge prevede anche l’uso della leva fiscale come strumento per la tracciabilità del prodotto. I cercatori vengono suddivisi in due fasce in base al reddito derivante dalla vendita del prodotto: per gli occasionali, fino a 7mila euro, è previsto un pagamento forfettario di 100n euroapplica il regime fiscale normale

2CITTA’ DI CASTELLO – Una soluzione fiscale in grado di far emergere il sommerso del settore e consentire, allo stesso tempo, la piena tracciabilità del tartufo raccolto e commercializzato, tutelando la produzione nazionale e la tipicità dei prodotti locali. È il perno della proposta di legge “Disposizioni in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi” all’esame della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei deputati illustrata dal primo firmatario, l’onorevole Massimo Fiorio, vicepresidente della Commissione Agricoltura, nel corso del convegno organizzato dall’assessorato regionale all’Agricoltura che si è svolto ieri pomeriggio a Città di Castello, dove è in corso fino ad oggi la 38esima Mostra mercato nazionale del Tartufo bianco. Un confronto con gli addetti del settore al quale ha partecipato una nutrita rappresentanza dei raccoglitori di tartufi e commercianti dell’Alta Valle del Tevere e di tutta l’Umbria, giunti anche da Toscana, Marche ed Emilia Romagna, per discutere delle prospettive del comparto. Ai lavori, conclusi dall’assessore regionale all’Agricoltura Fernanda Cecchini, ha preso parte il deputato umbro Walter Verini; a coordinare gli interventi il commissario della Comunità montana Alta Umbria, Mauro Severini.

1“Questo incontro – ha sottolineato l’onorevole Fiorio – si colloca in una fase importante per il mondo del tartufo. Lunedì prossimo è prevista infatti la riunione del Tavolo tecnico istituito presso il Ministero delle politiche agricole per la redazione della proposta di Piano nazionale della filiera del tartufo 2017-2020, propedeutico alla nuova normativa alla quale si sta da anni lavorando, che sia capace di tutelare cercatori e consumatori e che da tempo è attesa dal settore. Se negli anni precedenti l’iter si è più volte arenato, negli ultimi tempi la proposta di legge che mi vede come primo firmatario ha subito un’accelerazione in seguito ad alcune novità intervenute, quali la riduzione dell’Iva per i tartufi dal 22 al 10 per cento e l’attacco sferrato al sistema agroalimentare italiano da parte dei Paesi extraeuropei e anche dalla Gran Bretagna che è in uscita dall’Unione europea”.

3“A tutela del tartufo italiano e della sua qualità, la proposta di legge – ha specificato – prevede anche l’uso della leva fiscale come strumento per la tracciabilità del prodotto. I cercatori vengono suddivisi in due fasce in base al reddito derivante dalla vendita del prodotto: per gli occasionali, fino a 7mila euro, è previsto un pagamento forfettario di 100n euro, che tiene conto delle spese che il raccoglitore sostiene per la manutenzione delle zone tartufigene, l’allevamento e l’addestramento dei cani; i professionali, quindi dotati di partita Iva, con reddito derivante dalla vendita dei tartufi superiore ai 7mila euro, si applica il regime fiscale normale”.

“Vogliamo accelerare l’esame della proposta di legge – ha detto – per approvare almeno in Commissione Agricoltura un testo di legge organica, sul quale si può ancora intervenire per migliorarlo, ma vista la ristrettezza dei tempi per l’approssimarsi della fine della legislatura vogliamo intanto assicurare almeno l’applicazione di questa soluzione fiscale all’interno della Legge di bilancio 2018 ora all’esame del Senato. È un treno da non perdere per rispondere alle esigenze del settore”.

Tra gli altri punti della proposta di legge, l’onorevole fiorio ha ricordato la distinzione fra tartufaie controllate e coltivate, l’attenzione per la manutenzione dei terreni, la difesa delle tipologie dei tartufi italiani con un “no” netto all’introduzione del tartufo cinese “altamente invasivo, che comprometterebbe le produzioni autoctone”, il riconoscimento della possibilità di dar vita a Consorzi.

Nell’auspicare che Commissione Agricoltura prima e Parlamento poi varino in tempi rapidi la nuova legge nazionale, l’assessore regionale Fernanda Cecchini ha sottolineato come spetti “a ognuno dei protagonisti del settore, soprattutto alle istituzioni, aver cura e valorizzare il territorio e un prodotto come il tartufo. Un settore in cui l’Umbria ha un ruolo di primissimo piano a livello nazionale, poiché poco meno di un terzo della produzione totale viene dalla nostra regione, con una concentrazione di persone abilitate alla libera ricerca in particolare a Città di Castello, secondo a livello nazionale, e che riveste un ruolo rilevante anche quale traino per la valorizzazione e la promozione turistica di tutta la regione”.

“C’è una vocazione naturale del tartufo a cui teniamo e che va difesa – ha aggiunto – Nel caso del tartufo bianco, in particolare, per il quale a differenza del nero la sperimentazione di tecniche di coltivazione non ha dato finora risultati confortanti e questo lo rende più pregiato, è ancora maggiore l’esigenza di garantire la conservazione degli ambienti in cui è in grado di riprodursi e regolamentare adeguatamente le attività di ricerca o di riserva della raccolta da parte del titolare dei terreni”.

“Quanto alla tutela del tartufo umbro – ha detto ancora – la Regione, tra l’altro, ha introdotto norme particolari per quanto riguarda la tartuficoltura che riguardano l’obbligo di certificazione delle piante tartufigene prodotte e commercializzate in Umbria e la realizzazione della carta delle zone vocate alla tartuficoltura. La proposta di legge all’esame della Commissione Agricoltura è strategica e va nella giusta direzione: la tracciabilità e la fiscalità sono centrali. Vogliamo valorizzare il nostro patrimonio tartuficolo e valorizzare la filiera che dà prodotti che portiamo nel mondo perché questo – ha concluso – ci assicura anche posti di lavoro e reddito”.

Il presidente dell’Unione Tartufai Umbri, Marino Capoccia, ha messo in evidenza alcune criticità del settore da ricondurre a diversi fattori: “oltre alle condizioni climatiche e all’assenza di pioggia che quest’anno ha compromesso la produzione, la carenza di interventi di manutenzione e salvaguardia degli ambienti tartuficoli naturali. Altro aspetto – ha detto – la tracciabilità a garanzia dell’autenticità del prodotto, così come è fondamentale per noi valorizzare la libera ricerca che ha consentito di trasferire questa tradizione di generazione in generazione. Dalla nuova legge, i circa 7mila cercatori che ci sono nella regione, 70mila in tutta Italia, si aspettano linee e obiettivi che garantiscano il futuro del settore”.

“I tartufai – ha rimarcato anche il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta – sono una grande risorsa per il nostro territorio che rappresenta uno dei punti di riferimento a livello nazionale per qualità del prodotto e commercializzazione. Attraverso il tartufo e tutto quello che può rappresentare anche in termini economico-occupazionali si promuove l’immagine dell’Umbria, dei nostri comuni, che sono senza dubbio un patrimonio inestimabile, ad ogni livello, che tutti ci invidiano”.

I DATI CONOSCITIVI DEL SETTORE A fornire un quadro economico-produttivo del settore in Umbria sulla base dei dati disponibili è stato il dirigente del Servizio regionale Foreste, montagna e servizi naturalistici Francesco Grohmann.

Tartufai. I raccoglitori di tartufo muniti di tesserino e in regola con il pagamento della tassa regionale (111,5 euro) sono circa 7mila, un numero che posiziona l’Umbria al secondo posto in Italia dopo l’Emilia Romagna (15mila tesserini). Città di Castello è seconda solo a Forlì per l’incidenza dei tartufai sulla popolazione, mentre Perugia è terza. Negli ultimi 10 anni (2007-2016) il numero minimo di tesserini è stato nel 2008 con 5265 tesserini, il massimo nel 2016 con 6932. Dal 2012 al 2016 c’è stato un aumento medio del 9,8%, ma con differenza nelle varie zone: le autorizzazioni alla raccolta in Alta Umbria, nel decennio 2007-2016, sono in leggero decremento (oscillano fra i 1960 e 2287), quelli della Valnerina sono stabili (circa 150 tesserini, ma ci sono anche 600 utenti che esercitano il diritto di raccolta senza tesserino nei boschi appartenenti ad enti di uso civico). Le restanti aree hanno visto quasi raddoppiare i valori (da 2351 del 2007 a 3942 nel 2016).

Tartufaie controllate. Nel 2010 erano riconosciute 684 tartufaie controllate (di cui 441 in Valnerina) per una superficie stimata di 2500 ettari. Nel 2016 sono circa 286 per una superficie stimata di circa 500 ettari (esclusa la Valnerina). Nel territorio dell’Alta Umbria si è passati dalle 52 tartufaie del 2013, per 147 ettari, alle 45 del 2016, per 107 ettari, con un calo di circa il 27% della superficie totale. Nel territorio dell’Orvietano-Narnese-Tuderte, invece c’è stato un aumento. Nel 2013 c’erano 71 tartufaie controllate, per 243 ettari, salite a 96 nel 2016, per 298 ettari (+22,6%).

Tartufaie coltivate. Nel 2010 risultavano 153 tartufaie coltivate, per circa 160 ettari, oltre a 53 impianti per circa 113 ettari realizzati con il Piano tartuficolo regionale. Con i contributi del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 sono stati finanziati 62 impianti per un totale di 104 ettari. Per il recente bando della nuova programmazione per lo sviluppo rurale 2014-2020, con migliori incentivi, sono state presentate 262 domande per realizzare impianti con specie micorizzate a testimonianza del rilevante interesse che rivestono.

Si stima una produzione media di poco oltre i 30 chilogrammi ad ettaro, con punte di oltre 70 chilogrammi nei migliori impianti; il 65% degli impianti si colloca in una fascia di produzione fra i 20 e i 50 chilogrammi ad ettaro. La produzione complessiva delle tartufaie coltivate (circa 270 ettari) può essere stimata fra i 5600 e 12.500 chilogrammi all’anno, con un possibile significativo incremento con l’entrata in produzione degli impianti realizzati di recente. Nel territorio dell’Alta Umbria le tartufaie coltivate erano 35 nel 2010, nel 2013 62 e nel 2016 96 per un totale di 126 ettari (+63,6%). Nell’Orvietano-Narnese-Tuderte erano 9 nel 2010, 7 nel 2013 e 12 nel 2016 per 58 ettari complessivi (+9,4%).

Le quantità. I dati Istat (rilevati fino al 2011) indicano per l’Umbria una media di circa 26.258 kg/anno di tartufi raccolti nei boschi nel periodo 2003-2011 (circa il 30% del totale nazionale). I tartufi bianchi in media pesano per 3.847 kg/anno con valore minimo nel 2011 (2.144) e massimo nel 2005 (5.541). Di queste circa 4 tonnellate, la quantità di tartufo bianco pregiato è di circa 1,4 tonnellate. I tartufi neri pesano per 22.411 Kg/anno; il minimo si è registrato nel 2004 (12.420) e il massimo nel 2010 (33.927).

Per quanto riguarda le dichiarazioni dei cessionari dei quantitativi commercializzati (previste dalla legge nazionale 311/2004 che obbliga a comunicare annualmente alle Regioni la quantità del prodotto commercializzato e la sua provenienza territoriale) nel 2015 in Umbria, dove sono circa 60 le aziende specializzate, sono pervenute 8 comunicazioni per un quantitativo umbro di circa 18 tonnellate sulle 35 tonnellate del totale nazionale dichiarato (per il tartufo bianco 825 chilogrammi dall’Umbria su 2587 kg totali). Nel 2016 le comunicazioni sono state 7, con quasi 7 tonnellate dall’Umbria su 18,5 tonnellate totali (per il tartufo bianco, dall’Umbria 546 chilogrammi su 1677 del totale nazionale dichiarato). (157)

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Written by Gilberto Scalabrini