Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1NORCIA – Ci sono luoghi assolutamente da visitare almeno una volta nella vita. Sono luoghi dove, si può sentire la sensazione di entrare in un altro mondo. Luoghi incantevoli, dal cuore antico, suggestivi, romantici e fiabeschi come la Valnerina. I borghi, arroccati e sparsi in tutta la valle, conservano gelosamente le loro antiche tradizioni, le loro millenarie leggende.

Il vecchio deposito del trenino a Norcia, oggi un cumulòo di macerie

Il vecchio deposito del trenino a Norcia, oggi un cumulòo di macerie

Tra i boschi e le case di pietra, grotte incantate, laghi magici e torri merlate che, al tramonto, sui colorano sempre di spettacolari incanti degli spettacolari, tanto che ti aspetti quasi di vedere elfi e fate. Pensate cosa sarebbe stato di questa valle se, alle fine degli anni 1960, non fosse stata soppressa la vecchia ferrovia Spoleto-Norcia. Oggi, per la rinascita delle zone devastate dal terremoto, sarebbe stata tutto più facile, perché quella piccola strada ferrata era un capolavoro dell’ingegneria dei primi 1900.

La vecchia stazione del trenino, crollata con il terremoto del 2016

La vecchia stazione del trenino, crollata con il terremoto del 2016

Gli anziani lo descrivono come un trenino che sferragliava allegro sulla sinistra del fiume Nera, trainando lento e faticoso  i suoi tanti vagoni legnosi. Saliva ansimando lungo la carrareccia, si immergeva -come per gioco- nei boschi incantati della Valnerina che sono un miscuglio di piante mediterranee. Galleggiava quasi nel vuoto di arditi  viadotti, con i vagoni che sembravano sospesi tra terra e cielo. All’inizio e alla fine di ogni galleria, faceva sentire il suo fischio stridulo che ripeteva gioioso prima di fermarsi in tante piccole stazioni, tra gli alberi, che sembravano casette di marzapane. Qui lo aspettava sempre tanti passeggeri e tutti lo chiamavano il trenino rosso fino al 31 luglio 1968.

Passeggeri alla stazione di Norcia

Passeggeri alla stazione di Norcia

Eravamo alla vigilia della grande riforma regionalista, foriera di immediati entusiasmi e di successive delusioni. Al soggetto democratico che stava per nascere, gli “amici della ferrovia” attribuirono la giusta soluzione del problema, nato con la decisione ministeriale di sopprimere la Spoleto – Norcia. Nonostante fosse già nella tomba, c’era ancora un barlume di speranza che il nuovo “governo” dell’Umbria potesse ottenere la “grazia” della resurrezione. Magari inserendo il “trenino delle favole” nel contesto della programmazione che traeva consiglio dal Piano regionale di sviluppo, redatto appena qualche anno prima. I difensori alzarono la voce invano e l’eco si spense in quanto i sordi furono tanti e il silenzio di chi aveva potere scrisse inesorabilmente la parola fine. A Roma, i “pensatori” della nuova politica dei trasporti l’avevano inserito nell’elenco dei “rami secchi”. Lo considerarono, senza conoscerne le peculiari caratteristiche, un comune mezzo di trasporto, gravato da un passivo di gestione che occorreva eliminare.

Era invece un’eccentrica bizzarria, costruita ad inizio ‘900, lungo un tracciato quasi alpestre, tra grandi boschi, con ponti arditi, gallerie e viadotti, disegnati e realizzati per stupire il viaggiatore. Oggi, se ci fosse stato, il trenino della favole, sarebbe stato uno strumento prezioso per la crescita culturale del turismo. Non solo, avrebbe fatto anche da valida alternativa al trasporto su gomma. Avrebbe anche avuto un compito strategico all’interno del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Invece, la classe dirigente di allora non capì affatto che salvare la ferrovia Spoleto – Norcia, sarebbe stato nel futuro un possibile fattore di sviluppo per la montagna di Norcia. Invece, quella classe fu miope e accese il disco verde alla “padrona” della strada, l’automobile, ignari che quella ferrovia viaggiava senza inquinare…ma i suoi binari intralciavano il veloce e dinamico motore a scoppio. (144)

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Written by Gilberto Scalabrini