La studiosa Veruska Picchiarelli cercherà di chiarire gli aspetti meno decifrabili e apparentemente più incongruenti con riferimento, in particolare, alla prima destinazione d’uso del convento risalente al XIII secolo

1PERUGIA – Venerdì 17 novembre, alle ore 17, nel salone delle conferenze del Museo archeologico nazionale dell’Umbria la studiosa Veruska Picchiarelli parlerà sulla Ruota della fortuna, un affresco, tanto interessante quanto a prima vista enigmatico, che originariamente adornava la parete di una delle celle dell’antico complesso domenicano e che oggi è visibile in uno dei locali che ospitano l’esposizione di preziosi reperti. Probabilmente era stato concepito con lo scopo di invitare i frati alla meditazione.

La studiosa cercherà di chiarire gli aspetti meno decifrabili e apparentemente più incongruenti con riferimento, in particolare, alla prima destinazione d’uso del convento risalente al XIII secolo e sviluppatosi successivamente a partire dalla metà del Quattrocento. Il murale, sopravvissuto ai vari avvicendamenti subito dall’edificio (requisito alla fine del XVIII secolo dalle truppe francesi, poi di nuovo ai domenicani e, ancora, al Comune, all’esercito, come caserma, e, dopo la seconda guerra mondiale, di nuovo all’Amministrazione comunale fino a divenire attuale sede del MANU, del Polo museale e dell’Archivio di Stato) sembra sia stato dipinto su un unico strato di intonaco e si articola in due parti. In quella sinistra due angeli in volo aprono una tenda per mostrare Cristo, con gli occhi chiusi, le braccia ripiegate, il capo cinto dalle spine e da un nimbo crociato, che, uscendo dal sepolcro, espone i segni del martirio.

Nella parte superiore, a destra, compare invece una figura femminile alata ad occhi chiusi (la Fortuna), recante una sferza in una mano e un ramoscello, forse d’alloro, nell’altra. È intenta a fare girare una ruota a otto raggi cui sono aggrappati esseri dalle sembianze metà umane e metà caprine. In basso è, poi, delineata una figura interamente umana mentre in alto pare che ci fosse una capra. Due uomini sono inoltre colti nell’atto di colpire con un flagello e un randello un malcapitato avvinghiato alla parte inferiore della ruota.

Alla loro sinistra altri tre personaggi discutono indicando l’immagine di Cristo. In cima si ravvisano musici e saltimbanchi e s’intravedono le aste di un compasso, con chiara allusione a Dio inteso come Grande architetto dell’universo. (120)

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Written by Gilberto Scalabrini