1CITTA’ DI CASTELLO – È stata una partecipata occasione di confronto e dialogo con i giovani, sui temi dello sviluppo sostenibile come prospettiva per il futuro del territorio, l’edizione 2017 della Fiera delle Utopie Concrete 2017, che si è chiusa domenica 12 novembre a Città di Castello. Un grande ruolo, nei 4 giorni della manifestazione, hanno avuto le iniziative interattive di carattere formativo, a volte anche ludico, ospitate negli spazi del Quadrilatero di Palazzo Bufalini: due classi del liceo tifernate ‘Plinio il Giovane’ hanno presentato i loro lavori dedicati a parità di genere, uguaglianza fra i popoli e biodiversità ambientale, realizzati attraverso ricerche e interviste; sono poi stati illustrati i progetti degli studenti del ‘Franchetti-Salviani’ di Città di Castello e del Campus ‘L. Da Vinci’ di Umbertide.

Quest’ultimo, con il suo FabLab, primo in Umbria a essere allestito in una scuola pubblica, ha creato un ponte tra le attività formative offerte dalle scuole e i fab lab, come l’uso del software Tinkercad per modellazioni 3D, o la costruzione di una cupola geodetica da materiali di recupero. “I 400 giovani coinvolti sono stati allo stesso tempo fruitori e attori – sottolinea Sabrina De Mercurio, coordinatrice del programma culturale della Fiera – andando a ‘tradurre’ i temi trattati attraverso linguaggi contemporanei e innovativi”.

In questa direzione, ad esempio, è andato il “mannequin challenge” di sabato 11 novembre in piazza Matteotti, che ha visto declinare sul piano artistico il tema della parità di genere con oltre 100 studenti del Polo tecnico Franchetti-Salviani di Città di Castello coinvolti. “Continueremo su questa strada – puntualizza il coordinatore Karl-Ludwig Schibel – sperimentando con i giovani e meno giovani per far entrare sempre di più gli obiettivi per un futuro sostenibile nella scuola e nella vita quotidiana di tutti noi”. E la festa dei 30 anni della Fiera delle Utopie Concrete, che si svolgerà a fine maggio 2018, “sarà l’occasione per ripercorrere l’evoluzione dell’idea e della prassi della conversione ecologica, concetto chiave del fondatore Alexander Langer, presentando la sua memoria e la sua grande attualità”.

Artigianato digitale, quali prospettive per il territorio altotiberino?

Con l’approccio che contraddistingue sin dai suoi esordi la manifestazione, anche quest’anno la Fiera delle Utopie Concrete ha affiancato momenti pratici a incontri e confronti. Da ricordare, in tal senso, l’iniziativa di sabato dedicata al FabLab come luogo aperto di innovazione dove l’artigianato incontra il digitale, con particolare riferimento alle opportunità in termini di sviluppo e occupazione per il territorio altotiberino. Tra i relatori, Patrizia Marti del Santa Chiara Lab di Siena. “Si rivolgono a noi chirurghi per sviluppare Stent a misura, parrucchiere con un’idea di come proteggere le orecchie dei loro clienti dal calore dei fon – ha sottolineato – e tanti altri, dalla Barilla ad Emergency.

Il nostro Lab funziona in una logica aziendale, anche se nel contesto di un’economia sociale che punta sul servizio per la comunità e non sul profitto”. Quale potrebbe essere, allora, il valore aggiunto di un Altotevere Lab? Ne hanno discusso Francesco Ponti, amministratore di Ponti Engineering, e Stefano Lazzari, fondatore e direttore di Bottega Tifernate, ognuno partendo dalla propria realtà, insieme all’assessore regionale con la delega all’Innovazione e alla Agenda Digitale, Antonio Bartolini, che ha affermato come “Città di Castello e l’Altotevere hanno tutte le carte in regola per una tale esperienza e l’Agenda Urbana, che ormai è pensata come un percorso evolutivo, potrebbe essere il veicolo”.

Un progetto come quello di Siena “potrebbe trovare la sua inquadratura – ha aggiunto il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta – con il ‘DigiPass’ che intendiamo istituire alla biblioteca nel Palazzo Vitelli a San Giacomo. Si tratterà di un luogo attrezzato per l’accesso assistito alle risorse e alle nuove tecnologie per favorire la crescita delle competenze digitali di cittadini ed imprese”. (36)

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Written by Gilberto Scalabrini