Articolo di padre PASQUALE BERARDINETTI

1ASSISI – Da alcuni anni i frati delle due Basiliche papali di Assisi, i Minori che sono alla Porziuncola ed i Minori Conventuali che sono al Sacro Convento, si ritrovano in un paio di occasioni – feste particolarmente importanti per tutto l’Ordine – per celebrare insieme il Vespro a cui segue un conviviale momento di fraternità.

In particolare uno di questi appuntamenti è in prossimità del 24 maggio, giorno in cui si celebra la Dedicazione della Basilica papale di San Francesco d’Assisi. Ci si raduna per pregare insieme nella bellissima Chiesa inferiore della Basilica per poi scendere nella cripta per rendere omaggio – presso la tomba lì custodita – al santo Fondatore da cui è scaturito, per volontà di Dio, il carisma “francescano” nella Chiesa.

L’altro appuntamento ormai fisso è alla vigilia di Tutti i Santi dell’Ordine Serafico, festa celebrata il 29 novembre: in tale circostanza ci si raduna dinanzi alla Porziuncola per la preghiera vespertina, durante la quale tutti i frati insieme rinnovano la professione della Regola “bollata”, che risale a Francesco d’Assisi e resta identica per tutti anche se attualizzata dalle Costituzioni di ciascun Ordine.

Ieri sera, dunque, le due Comunità di Assisi – a distanza di pochi giorni dall’incontro con Papa Francesco – hanno potuto vivere un altro bel momento di fraternità. A loro si sono uniti anche alcuni Frati Minori Cappuccini che vivono in Assisi.

Ha presieduto il Vespro il Custode della Porziuncola, p. Giuseppe Renda che ha subito sottolineato la bellezza del momento, ma anche la preziosità di una festa che “ci da occasione di guardare a quella che è la nostra radice che è Francesco, che ha fondato la sua vita nel cuore del Signore per ricomporci in unità. Lì è la nostra origine, nell’unico progetto che Dio ha sull’Ordine nato da Francesco”. “La fecondità di Francesco, che ha dato tutto se stesso – ha proseguito p. Giuseppe –, si misura anche dai tantissimi santi francescani che a lui sono seguiti. La santità in questi secoli è fiorita immensamente nell’Ordine e ancora continua a produrre molto frutto”.

“Che cosa dice a noi Francesco oggi attraverso questa VI Ammonizione?” ha chiesto il Custode riferendosi ad una lettura francescana poco prima ascoltata, suggerendo una risposta a partire dalle stesse parole di Francesco: «è vergogna quando parliamo dei santi e delle loro opere, cercando di trarne gloria senza metterci la nostra parte».

P. Giuseppe ha esortato: “quindi quella ascoltata è una chiamata per ciascuno alla santità, che si consegue attraverso la sequela profonda e vera che ci fa assomigliare a Gesù, che si fonda sulla donazione concreta, quotidiana e costante al Signore, che ci lega a Lui con tutto il nostro essere, corpo anima e spirito come Francesco ha voluto attraverso l’obbedienza, la povertà e la castità.

Chi vuol’essere santo come il Signore è santo deve percorrere la stessa strada, per cui la santità passa inevitabilmente per la croce di Cristo. Un modo per verificare la strada che stiamo percorrendo è guardare ai frutti, di cui uno è la pace interiore che niente può scalfire: entrare nel cuore di Cristo significa immergersi nel suo cuore di Pace che governa qualunque situazione possiamo trovarci a vivere.

Ed è così che ricomponiamo non solo l’unità personale, ma anche potremo avere relazioni buone con gli altri. Noi siamo reduci da un Capitolo generalissimo che è stato davvero bello perché ci ha fatto comprendere che vale la pena vivere uniti, sentirsi un cuor solo e un’anima sola, ricomporsi nell’unità e collaborare, perché tutti siamo al servizio dell’unico progetto di Dio”.

Il Custode ha poi concluso chiedendo al Signore che “ci aiuti a rivedere la nostra storia personale e comunitaria, chiediamo allo Spirito Santo di poter fare un salto di qualità, profondo ed essenziale” perché tutti i frati possano essere fedeli alla propria missione: “tante sono le problematiche che oggi dividono il cuore dell’uomo. Noi oggi siamo chiamati ad essere segno profondo di unità, possibile per la presenza di Dio tra i suoi figli.

Per far comprendere a tanta gente che non ha più fede, che è disperata, che non riesce a capire il senso della vita, che ‘ha perso la strada di casa’ che è quella del cuore di Dio, far capire che Dio è Abbà, che non dimentica i suoi figli, che li raggiunge anche attraverso di noi, i nostri occhi, le nostre mani, il nostro cuore, le nostre parole. Far comprendere che c’è sempre e comunque speranza, essere noi portatori della sua luce”.

La letizia del ritrovarsi insieme si è ampiamente espressa durante la cena consumata nel Refettorio del Convento Porziuncola. I Santi dell’Ordine Serafico, che cantano nell’unico coro la Gloria di Dio, siano di sostegno agli uomini, alle donne, ai terziari, alle suore, ai frati … e a quanti sono stati chiamati a Cristo per la “via di Francesco”, e intercedano presso l’Altissimo affinché tutti loro possano vivere da fratelli perché figli dell’unico Padre. (90)

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Written by Gilberto Scalabrini