1SPOLETO – Nelle giornate di sabato 24 e domenica 25 marzo si svolgerà la XXVI edizione delle Giornate FAI di Primavera. Le aperture previste (palazzi solitamente inaccessibili, aree archeologiche, borghi che custodiscono antiche tradizioni, colonie marine abbandonate, luoghi dello sport e della produzione, chiese e monumenti che svelano spazi sorprendenti) raccontano, con la loro straordinaria varietà, un’Italia che sempre di più si riconosce nella vastità del suo patrimonio culturale e nella ricchezza della sua storia.

Come succede ormai da anni, anche Spoleto partecipa a questo straordinario evento, grazie alla disponibilità dei volontari del Gruppo FAI locale e dei numerosi studenti che partecipano in qualità di Apprendisti Ciceroni. Nella sola giornata di domenica 25, dalle 10,00 alle 18,00 saranno aperti al pubblico la Chiesa di san Simone e il sottostante Oratorio di San Francesco (probabilmente sconosciuto alla maggior parte degli spoletini), ci sarà, inoltre, una breve passeggiata guidata in via delle Felici, fino all’Arco di Monterone; in Valnerina, nella frazione di Caso, saranno aperte le Chiese di Santa Cristina e della Madonna delle Grazie.

 La Chiesa di San Simone. Oggi di proprietà dell’INPS, risale al tardo Duecento, ma le sue forme attuali sono il frutto di successivi rimaneggiamenti, tra cui quello assai rilevante compiuto nel 1863. Nonostante abbia bisogno di ulteriori interventi di restauro e abbia perso quasi tutte le decorazioni (restano tracce di affreschi del primo e del tardo Trecento nell’abside di sinistra e del primo Quattrocento nel muro destro della navatella di sinistra), la chiesa conserva intatto il suo fascino, soprattutto nell’alta tribuna poligonale e nella facciata esterna, di gusto quasi ancora romanico, con una severa cornice e il portale a strombo.

L’Oratorio. Sotto la tribuna della chiesa, con accesso da via delle Felici, sorge un Oratorio (con ogni probabilità intitolato a San Francesco), che conserva ampie superfici decorate da affreschi risalenti ai primi anni del Trecento e all’inizio del Quattrocento. Si possono notare teorie di Santi; la rappresentazione della Stimmate di S. Francesco, una Crocifissione, una Pietà e la Madonna della Misericordia con Confraternita, presentata da S. Francesco.

Si tratta di un luogo normalmente chiuso e probabilmente sconosciuto anche a tantissimi spoletini.

 Via delle Felici. Percorrendo questa strada, a monte delimitata dalla più antica cinta muraria della Città, si possono vedere resti di edifici romani, iscrizioni e trabeazioni. Al di sotto della strada ci sono rari resti (non raggiungibili) dell’antichissima chiesa di San Marco in pomeriis, esistente già nel VI sec.; nell’arco di carattere medievale sono inserite antiche sculture decorative di incerta provenienza. Affacciandosi su via Monterone si incontra l’omonimo arco, datato al III sec. a.C. , che era la porta della cinta muraria romana attraverso al quale poteva entrare in città chi giungeva da Roma.

 La Chiesa di Santa Cristina. Sorge sulla strada che da Caso conduce a Gavelli e a Monteleone di Spoleto. In stile romanico con portale arcuato, monofora e campanile a vela, questa piccola chiesa rurale è a navata unica con interno coperto a capriate. L’abside e le pareti laterali sono completamente affrescate con rappresentazioni del Giudizio Universale, con la storia di S. Cristina, con Madonne con Bambino e con i SS Giacomo e Giovanni.

La Chiesa della Madonna delle Grazie. Si trova nell’attuale cimitero di Caso, in prossimità del borgo; la piccola chiesa (XV sec.), presenta dipinti dei secoli XV e XVI, alcuni dei quali vengono attribuiti alla scuola pittorica spoletina ed a quella di Giovanni Spagna. La facciata, d’influsso rinascimentale, presenta un portale bugnato del 1575 con il monogramma di Cristo.

L’interno della chiesa è ad unica navata con copertura a capriata. Al centro della parete di fondo si distingue una cappellina, certamente preesistente alla chiesa del ‘500: la sua origine è evocata dalla singolare immagine dell’apparizione “prodigiosa” della Madonna a Cavallo (XV sec.). Al di sotto di tale dipinto si legge la seguente iscrizione esplicativa: “in quistu ppiu locu apa(r)ve la Vergine Maria e questa fo(r)ma che sta depe(n)ta a cavallo et chamo quistu mamulu et poi scavalco et piato lu benedisse.”

Il FAI si è ispirato dalla sua fondazione nel 1975 al National Trust inglese ed è affiliato all’INTO – International National Trusts Organization. Cura in Italia luoghi speciali per le generazioni presenti e future; promuove l’educazione, l’amore, la conoscenza e il godimento per l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione; vigila sulla tutela dei beni paesaggistici e culturali, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione.

Per la sua attività il FAI può contare in tutta Italia su oltre 160.000 iscritti e donatori attivi; su più di 500 aziende sostenitrici; 7.500 volontari. E’ proprietario e/o gestisce 57 beni, di cui 35 regolarmente aperti al pubblico, 6 in restauro e 16 tutelati dalla Fondazione; nel 2017 questi beni sono stati visitai da oltre 775.000 persone. Il principale evento nazionale del FAI è costituito dalle Giornate di Primavera che, nel 2017, hanno coinvolto circa 750.000 visitatori. La presenza del FAI nelle 20 regioni italiane si articola in una rete territoriale composta da 19 Presidenze Regionali; 16 Segreterie Regionali; 120 Delegazioni, 89 Gruppi e 87 Gruppi Giovani.

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Written by Gilberto Scalabrini