“L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale”. L'autore: «Le nuove generazioni dovranno impegnarsi a costruire l’età delle cattedrali, fatta di contenuti digitali complessi»

1PERUGIA – «All’inizio internet era abitata da cacciatori-raccoglitori alla ricerca dei pochi contenuti digitali disponibili; la nascita del web ha portato ai primi insediamenti informativi; oggi viviamo nella rete dell’artigianato e del commercio: contenuti in movimento, ma ancora brevi e frammentati. Le nuove generazioni dovranno impegnarsi a costruire l’età delle cattedrali, fatta di contenuti digitali complessi». Sono questi, in estrema sintesi, i punti salienti della tesi sostenuta dal prof. Gino Roncaglia, filosofo e professore di informatica umanistica all’Università della Tuscia, nel suo nuovo saggio “L’età della frammentazione.

Cultura del libro e scuola digitale” presentato a palazzo Gallenga, sede dell’Università per Stranieri di Perugia, insieme alla professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento di Scienze umane e sociali della Stranieri di Perugia e al prof. Andrea Capaccioni, docente di archivistica e biblioteconomia all’Università degli Studi di Perugia.

«Si tratta – ha spiegato Gino Roncaglia – di una possibile chiave di lettura della storia della rete che considera la prevalenza di contenuti brevi, granulari e frammentati come un dato estremamente rilevante ma anche storico e contingente, più che come una caratteristica essenziale e necessaria dell’ecosistema digitale.

Lo sviluppo futuro dell’ecosistema digitale potrà portare non già alla scomparsa dei contenuti granulari, ma al loro progressivo affiancamento e alla loro integrazione in edifici informativi più sofisticati, articolati e complessi di quelli attuali. La riconquista della complessità è uno dei grandi temi con i quali dovrà fare i conti nei prossimi anni l’evoluzione della rete, dei suoi contenuti e dei suoi strumenti.

Questo vuol dire che le nuove generazioni sono quelle che dovrebbero fare il passaggio da una rete di informazione granulare e frammentata ad una che possa avere anche informazione complessa e strutturata. E questo è un passaggio che deve essere aiutato da tanti fattori, tra cui la scuola, la lettura, e soprattutto il libro – ha affermato Roncaglia – perché è la sede della complessità».

«È importante riflettere sui temi trattati nel libro dal prof. Roncaglia, – ha detto la professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali – e ragionare sulla frammentazione digitale in rete e sulla necessità di lavorare sulla gestione di contenuti complessi, proprio per rendere il più fruibile possibile la grande massa di informazioni e contenuti disponibili in internet, in particolare nell’ottica dell’insegnamento e dell’apprendimento in ambito scolastico.

Il prof. Roncaglia – ha aggiunto Zaganelli – ci ha offerto una prospettiva articolata e complessa sull’importanza di un’istruzione digitale all’interno del sistema formativo, evidenziando gli aspetti più problematici e complessi della digitalizzazione della scuola e della cultura e sostenendo la necessità di una linea guida per l’educazione informatica».

Lo studioso Gino Roncaglia ha poi tracciato una panoramica dei temi principali del suo saggio offrendo una riflessione su come è organizzata oggi l’informazione nell’ecosistema digitale: «l’idea dell’avvento di una generazione di ‘nativi digitali’ antropologicamente diversi dalle generazioni precedenti mi sembra sbagliata – ha affermato lo studioso – e particolarmente fuorviante nel momento in cui cerchiamo di individuare gli specifici bisogni formativi ai quali deve rispondere oggi la scuola.

Innanzitutto, c’è un problema terminologico. Quando parliamo di digitale – ha precisato Roncaglia – parliamo in realtà di una forma di codifica. Gli ‘0’ e gli ‘1’ del codice binario sono usati per rappresentare informazione, testi, immagini, suoni, video, istruzioni di programma, etc., ma a usare la codifica digitale è il computer, non l’uomo. Nativi digitali non siamo dunque né noi né i nostri figli, ma semmai i nostri computer».

 

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Written by Gilberto Scalabrini