Le proposte lanciate durante il Festival, nella tavola rotonda sulla storia della Vetreria

1PIEGARO – A Piegaro si riallacciano i legami tra il passato artigianale e il presente industriale della lavorazione del vetro. Due volti della stessa medaglia che da ottocento anni è cuore pulsante e motivo di orgoglio per tutta la Valnestore.

È stato il recente Festival del Vetro ad offrire l’occasione per far tornare a dialogare due mondi solo apparentemente distanti: quello museale, che conserva la memoria e i saperi artigianali, e quello industriale rappresentato dalla attuale Cooperativa.

E’ stata tra i momenti più partecipati del Festival la conferenza con cui, grazie all’intervento del presidente della Vcp Bruno Gallo e del sindaco Roberto Ferricelli, è stata ripercorsa la storia della locale Vetreria. Una società nata nel 1960, “grazie alla caparbietà dei suoi soci che, di fronte allo spettro dell’emigrazione, hanno scelto di rimanere sul territorio impegnandosi in prima persona e affrontando enormi sacrifici”.

Soprattutto dalla fine degli anni ’60 quando il prodotto principe della fabbrica, il fiasco impagliato, non risultava più essere commercialmente appetibile e competitivo. Tra tensioni e contrasti interni si decise dunque di compiere “il grande passo” e dar vita al primo nucleo dell’attuale sito produttivo. Una scelta che ha ripagato nel tempo, visto la resistenza dimostrata rispetto alle dure crisi che hanno colpito il settore e che hanno lasciato molte vittime sul campo.

“La Vetreria piegarese – ha sottolineato Gallo – è stata l’unica di 19 realtà imprenditoriali italiane a sopravvivere alla guerra commerciale della metà degli anni ‘70”. Oggi, con i suoi 180 soci, è un’azienda ben consapevole delle sfide del futuro: innovazione tecnologica e attenzione agli aspetti ecologici. “Bisogna saper riciclare – ha dichiarato –. A Piegaro sono 160.000 le tonnellate di vetro che ogni anno vengono reimpiegate, ovvero il 70% della intera nostra produzione. Ed in futuro – ha aggiunto Gallo – saremo in grado di produrre 300.000 tonnellate all’anno di rottame, con l’ambizione di diventare la più grande azienda italiana”.

Ma a Piegaro si guarda ad un futuro in chiave tecnologica anche per il Museo. Unica realtà museale del settore ricavata all’interno della fabbrica originaria, custodisce al suo interno un patrimonio e dei saperi che per l’Amministrazione comunale vanno ulteriormente valorizzati e messi a disposizione degli utenti, ricorrendo magari anche alla tecnologia 4.0.

Il sindaco Ferricelli ha colto l’occasione, vista anche la presenza tra il pubblico del presidente del Gal Francesca Caproni, di lanciare alcune proposte concrete. Ovvero, una scuola di arti e mestieri che tuteli e tramandi alle nuove generazioni, accanto all’arte dell’impagliatura (ancora praticata da qualche anziana signora grazie anche all’impegno dell’Associazione culturale Il Borgo), quella della soffiatura che rischia di scomparire definitivamente in questo territorio. Inoltre, facendo ricorso alle più moderne tecnologie, si punta a studiare soluzioni per ricostruire a livello multimediale l’intero processo dalla sabbia al vetro, dando così ai visitatori l’opportunità di vivere un’esperienza sensoriale unica.

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Written by Gilberto Scalabrini