Intervista a cura di SANDRO PETROLLINI
Foto di STEFANO PREZIOTTI

1FOLIGNO – Le lenti scure non riescono a nascondere le ferite che la vita gli ha riservato, ferite che peggio non c’è. Come non riescono a nascondere gli occhi che si illuminano quando parla di Quintana. Domenico Metelli, da 18 anni presidente dell’ente, introduce lo “straniero” nelle viscere di quel gioioso mistero che è la Quintana, con una immagine fulminante: “Comune, Chiesa, ospedale, carabinieri, Quintana sono gli unici punti fermi che hanno resistito dal 1946 ad oggi”.

2Foligno, pulita e ordinata come fino a qualche tempo fa erano tutte le città umbre, è in fermento per l’appuntamento degli appuntamenti ed anche i saluti abbandonano la normale eleganza per assumere un tono di festa. Giusto per il gusto di fare il sordo al concerto, butto là una frase che si rivelerà una bomba atomica: caro presidente, in fondo la vostra è una delle tante Quintane…

3Apriti cielo (e per quello che poi vedrò, a ragione). Metelli deglutisce, probabilmente per non mandarmi a quel paese. E scandendo le parole, per farmele entrare meglio in zucca, sottolinea: “Ogni città organizza le sue rievocazioni storiche come vuole. Vuole sapere qual è la particolarità di Foligno? Qui la Quintana non è tradizione, è necessità. Certo, è una grande soddisfazione sfilare con i nostri meravigliosi costumi all’Expo di Milano o lungo la Quinta strada a New York.

4Ma la domanda che ci si deve porre è la seguente: il corteo è lo stesso da tempo, la gara di cavalli e cavalieri è sempre quella, gli appuntamenti importanti pure; allora perché puntualmente l’atmosfera di festa prende il sopravvento e coinvolge folignati e ospiti? Perché la Quintana è di tutti e tutti hanno la consapevolezza e la gioia di essere azionisti della Quintana”.

Dai racconti di Metelli, alcuni commoventi, sboccia il perché di quel mistero gioioso che è la Quintana. Così accade che il nuovo vescovo fa il giro delle taverne e conclude la visita dicendo: caro presidente, ma i giovani se li è presi tutti lei! Così accade che ogni anno, dalla seconda elementare in su, quasi 1.500 ragazzi entrano in contatto con la Quintana e quando ciascuno si mette al collo il fazzoletto del proprio rione, sa chi sono i “nemici”.

Così accade che tra i temi più belli spiccano quelli degli extracomunitari e che un ragazzo di colore diventa tamburino. Storie splendide di integrazione. Così accade che due ragazzi si innamorano, hanno intenzione di sposarsi ma non hanno un becco di un quattrino. Cosa fare? Semplice: indossano due costumi quintanari, salgono le scale del Comune, si scambiano l’anello, poi tutti in taverna a festeggiare perché è scattata la solidarietà.

Così accade che l’anno dopo il terremoto di Amatrice, alcuni rioni decidono di fare qualcosa. In tre giorni organizzano una cena, aprono le taverne, accorrono così tanti che mettono insieme alcune migliaia di euro.

“La Quintana – sottolinea Metelli – è il segno identitario della città, scandisce il tempo di Foligno. Due, tremila persone dedicano il loro tempo libero nell’arco dell’anno e diventano sei, settemila persone per i periodi dell’evento. Solo così fai vivere e prosperare una manifestazione, che peraltro è l’unica in Europa a non avere un santo dietro. Il valore assoluto sono gli uomini”.

La Quintana, insomma, oltre a distribuire adrenalina a gratis, è una sorta di regolatore sociale, una scuola di regole e partecipazione. E anche elemento di innovazione, parola che viene declinata da sempre in questa città di pianura che ha sempre saputo attrezzarsi per conquistare un dignitoso benessere. Grande innovatore della Quintana è stato Ariodante Picuti, che lasciò ogni altro impegno per esserne il presidente.

Ma questa non è soltanto la città della bella gioventù, fino a conquistare la fascia di miss Italia. È anche, per esempio, la città dove è sbocciata la prima edizione stampata della Divina Commedia. Vale la pena a questo punto ricordare ai tanti incubatori di ignoranza di oggi – che alla maturità hanno fatto diventare D’Annunzio un estetista, che hanno attribuito la Gioconda a Giotto, che hanno spostato a Milano la città natale di Dante – ecco, va ricordato a costoro che la Divina Commedia non è la cugina svampita di Belén.

Quella della Quintana, è una storia di popolo che si dipana dal 1946. E pensare che gli inizi furono un po’ burrascosi. La Quintana nasce per iniziativa della Società di mutuo soccorso, lascito del ventennio fascista. I “rossi” all’epoca non la presero bene, poi tutto cambiò. Ecco perché è un ente autonomo, in ottimi rapporti con le istituzioni, ma non prigioniero delle istituzioni e quindi della politica.

“Quel che succede qui – gongola Metelli – è unico. La gente va nelle taverne anziché in ferie, dietro i fornelli si ritrovano insieme tre generazioni. Ogni volta si ripete la magia”.

Per finire una curiosità: la Quintana è l’unico ente ad avere un comitato centrale, organismo che resiste soltanto in Cina e a Cuba. Nel comitato centrale si trova a suo agio Maria Rita Lorenzetti, che quando era presidente della Regione ho più volte infilzato e malmenato, e che oggi – come cittadino di questa regione – rimpiango, ma quanto la rimpiango! La zarina si trova a suo agio forse perché il comitato centrale le ricorda il grande partito comunista, ma si trovano a loro agio anche coloro che hanno respirato e respirano atmosfere di tutt’altro colore. La Quintana è anche questo, ammorbidisce le avversità e unisce. In fondo, è tante belle cose. Sì, c’è la Giostra, ma forse è soltanto un dettaglio.  VIETATA LA RIPRODUZIONE

  (223)

Share Button

Written by Gilberto Scalabrini