A Perugia, nell’orto di Montemorcino, sperimentata la coltura dell’okra. Visita al progetto Urbagri4women del vescovo ausiliare Paolo Giulietti

1PERUGIA – L’orticoltura urbana come veicolo d’integrazione e inclusione socio-economica dei migranti, nel tessuto sociale e produttivo delle società di accoglienza. È questa l’idea che sta alla base di Urbagri4Women, progetto transnazionale coordinato da Tamat che ha permesso la sperimentazione della coltura dell’okra (gombo), pianta tipica africana, nell’orto dell’Abbazia di Montemorcino della Diocesi di Perugia. Proprio al campo dove le 180 piante di okra stanno crescendo rigogliose dando grande soddisfazione e tantissimi frutti, ha fatto visita, domenica 16 settembre, Paolo Giulietti, vescovo ausiliare della Diocesi di Perugia Città della Pieve, insieme agli operatori di Tamat e ad alcuni dei ragazzi coinvolti nel progetto. La giornata, che è stata una vera e propria ‘Festa dell’okra’, ha previsto anche una cena con piatti a base dell’ortaggio africano proposti dallo chef di fama internazionale Simone Ciccotti, nella sua Antica Trattoria San Lorenzo di Perugia.

2“Nei documenti della Chiesa – ha commentato il vescovo Giulietti – si sottolinea come le migrazioni siano problematiche ma anche fonte di arricchimento reciproco delle culture e dei popoli e questa è un’esperienza concreta di come attraverso l’agricoltura noi conosciamo qualcosa di nuovo. È fonte di soddisfazione vedere questo progetto realizzato nei terreni del seminario che in questi anni si stanno usando per supportare numerose attività di carattere sociale”. “Che le donne si inseriscano – ha concluso il vescovo – è garanzia che le famiglie trovino spazio dentro la nostra società e quindi è un progetto che va a toccare un nodo vitale del tema dell’integrazione”.

3“Tamat – ha spiegato Patrizia Spada, presidente di Tamat – è un’Ong che lavora nei Paesi in via di sviluppo in Africa e nei Balcani. È venuto naturale, per noi che in Africa lavoriamo sulla sicurezza alimentare, pensare di utilizzare l’agricoltura come strumento di integrazione, partendo dalle donne a cui poi si sono aggiunti anche gli uomini. Si è creata una comunità di africani che ha lavorato con gli italiani per produrre l’okra che diventa così un simbolo di cultura e di appartenenza”. È stata scelta questa pianta, dalle molte proprietà organolettiche, che ben si è adattata alla coltivazione in Italia e alla cucina italiana. L’orto ‘multiculturale’ ha prodotto quantità importanti di okra di alta qualità che i ragazzi africani coinvolti hanno potuto utilizzare per cucinare i loro piatti tipici. L’ortaggio è stato tuttavia alla base di interessanti sperimentazioni. L’attività guidata da Tamat ha permesso la trasformazione del prodotto in confetture e salse, con l’obiettivo di individuare opportunità di commercializzazione della pianta e studiare le possibilità di sviluppo occupazionale dei beneficiari. I ragazzi stranieri coinvolti in Urbagri4women hanno anche costituito un’associazione chiamata Lambè che in lingua mandinga significa dignità, quella dignità che il lavoro e i frutti di un processo d’integrazione come questo possono dare.

Urbagri4women ha partner in Austria, Cipro, Francia, Grecia, Inghilterra e Portogallo ed è finanziato dalla Commissione europea (DG Migration and Home Affairs) nel quadro del Fondo Asilo, migrazione e integrazione. (195)

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Written by Gilberto Scalabrini