Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

aFOLIGNO – Il giorno dopo il trionfo sul campo de li giochi che lo ha incoronato Re del nuovo record di pista e signore degli anelli, Luca Innocenzi non perde la classe che lo contraddistingue e allontana i paragoni e le lusinghe. Anche questa mattina, sveglia alle 6 e, dopo una frugale colazione, e corso subito in stalla, ad accudire i suoi cavalli. Anche ieri sera, ai festeggiamenti del rione Cassero si è presentato in via Cortella in ritardo, perché non ama salire sul trono prima di aver fatto il suo dovere in scuderie.

1“Il campione del passato, Paolo Margasini, mi ha aperto la strada con tanti consigli. Mi ha indicato la via che poi ho seguito, mi hanno ispirato e mi ha spinto ad inseguire il sogno che anche ieri si è trasformato in realtà. E’ impossibile, poi, paragonare epoche differenti – spiega, accennando alle quintane di molti anni fa -. In passato, si pensava solo a giostrare per settembre, ad allenarsi qualche mese prima. Adesso la situazione è cambiata in maniera profonda, per vincere o salire sul podio deve allenarti tutti i giorni, non lasciare mai la scuderia”.

3Luca è ormai un professionista e il trionfo di domenica scorsa, conferma quanto impegno mette nella sua carriera. E’ anche un campione di gentilezza. In 72 anni di Quintana, è stato il primo cavaliere che, una volta sceso da cavallo, è andato a salutare la giuria di gara e il commentatore tecnico, il conte di Campello. Un gesto che avvalora come questo giovane cavaliere (ha 36 anni ma sembra un ragazzino) semplice e modesto, sempre sorridente e gioviale, ha un palmarès di tutto rispetto. Il Cannibale –come lo chiamano amorevolmente gli amici- ha primeggiato almeno una volta in ogni gioco di antico regime. Sei sono le vittorie a Foligno, dodici quelle di Ascoli, l’ultima è di agosto scorso, quattro allori anche a Servigliano e poi una nella Giostra Cavalleresca di Sulmona, dove ha riportato al successo il Borgo di San Panfilo dopo 20 anni, e ancora Monterubbiano, Montecassiano, Moie, la Giostra dell’Orso di Pistoia.

1Un grande e mitico uomo di cavalli. Un campione ammirato dalla gente, applaudito dal popolo della Quintana, osannato dai suoi rionali, ammirato da tutti e   guardato con meraviglia dai ragazzini che sognano un giorno di correre la giostra. Luca è un grande campione anche fuori dal campo, perché non ha grilli per la testa. Vive per correre a cavallo le giostre di antico regime. E’ forte, esistente, impavido, abile. Ecco, perché rappresenta la parte dei giovani migliori, di quelli che non si drogano e non si ciondolano per le strade senza fare nulla. Luca Innocenzi ha le sue aspirazioni ed è sprone per le doti più nobili.

2La scuderia è in via Quattro Venti, nella zona della Chiona di Spello. In un vecchio casolare di campagna, abbandonato da anni, sono stati realizzati 8 box, un campo prove per gli allenamenti della Quintana di Foligno e di Ascoli Piceno e un “tondino” per lavoro in piano. Ci sono inoltre selleria, docce, rimessa attrezzi, 5 paddock e il fienile. Tutto intorno una superficie di due ettari, circondata da un anfiteatro di monti.

3«Avere una scuderia così grande con 10 cavalli –esordisce Luca- comporta delle grosse spese, se poi i risultati non arrivano diventa pure un grosso problema». Che rapporto hai con il cavallo? «Il mio rapporto con il cavallo è sicuramente di premura e affetto. Il cavallo è un animale fedele e si affeziona all’uomo fin dai primi giorni di vita, concentrando queste sue parti emozionali al momento della competizione». Come si svolge la tua giornata? «La mia giornata è veramente lunga: inizia l’estate alle 6 e si conclude alle 21. In inverno invece lavoro dalle 8 alle 16»

4Un professionista fai da te? «Si, considerando che i cavalli sono dieci e non c’è solo da accudirli e allenarli, ma anche avere contatti con il veterinario, il maniscalco e con chi ci fornisce paglia, fieno e mangime, allora si capisce che il tempo non è mai sufficiente». A differenza delle altre scuderie rionali, qui non ci sono contradaioli a darti una mano. Perchè?

«Avendo tanti cavalli è difficile chiedere ai contradaioli di partecipare come volontari. Pertanto, è stato gioco forza organizzarmi in maniera autonoma. Se i rionali però vogliono venire a darci una mano noi siamo ben felici di accoglierli, ma non tutte le contrade hanno la cultura della scuderia. Quando ho accettato di difendere i colori del Cassero sapevo che sarei andato incontro a queste difficoltà. Ma non mi sento affatto svantaggiato. So che devo contare sulle mie forze».

 

 

 

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Written by Gilberto Scalabrini