GLI EREDI DI RIZIERO, IL PASTORE - CANTASTORIE, DONANO AL COMUNE IL TERRENO PER REALIZZARLO

2VALLO DI NERA – La memoria di Riziero Flammini, l’avvincente pastore-cantastorie scomparso qualche mese fa, sarà tenuta viva a Vallo di Nera da un apposito spazio dedicato alla pastorizia e alla poesia pastorale, visibile e accessibile ai cittadini e ai turisti, che visitando il paese potranno ritrovare le rime e le esperienze di vita dell’ottuagenario personaggio, caro a quanti lo hanno conosciuto per la sua particolare capacità di comporre e  ripetere a memoria migliaia di versi imparati durante le lunghe transumanze vissute sin da bambino.

1Gli eredi di Riziero, Rina e Alberto, hanno, infatti, donato al Comune di Vallo di Nera un appezzamento di terreno, situato nel Borgo dei Casali di Vallo, per la realizzazione del progetto. L’orto di Riziero, luogo dove egli ha coltivato sino alla fine della sua esistenza ortaggi e frutta, diventerà così una sorta di Parco letterario e area di sosta panoramica con vista sulle montagne della Valnerina. Riziero Flammini era originario di Mucciafora, frazione del Comune di Poggiodomo, e si era trasferito a Vallo di Nera dopo il matrimonio con una signora del posto.

Pastore, agricoltore, boscaiolo, ma soprattutto poeta, aveva acquistato celebrità proprio grazie alla narrazione in rima delle sue avventure di vita con cui amava intrattenere gruppi e singoli turisti in visita a Vallo di Nera. La sua inclinazione al raccontare era stata apprezzata ripetutamente anche sul palcoscenico di più teatri umbri e in alcune esibizioni estemporanee.

Ringrazio sentitamente Rina Flammini e Alberto Bruschini” ha affermato il Sindaco di Vallo di Nera Agnese Benedetti “per il generoso dono fatto, attraverso il Comune, a tutti gli abitanti di Vallo e a chi ha amato Riziero, accogliendo con entusiasmo la nostra proposta di dedicargli un’area che ci impegneremo a realizzare quanto prima, per far conoscere a chi visita Vallo di Nera un uomo che è stato simbolo di un mestiere, quello della pastorizia, duro e comune a tante generazioni di abitanti della montagna” ha concluso. (156)

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Written by Gilberto Scalabrini