E' entrato nel vivo l’“Ottobre missionario”. Il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti: «I giovani protagonisti nella missione della Chiesa»

1PERUGIA – «I tralci della vite siano ben coltivati, curati fin dal loro germoglio affinché portino frutti buoni», per dire: «crescere e fortificarsi nella fede sin da ragazzi per annunciarla e testimoniarla nel mondo con opere di carità».

2E’ quanto ha detto, in sintesi, il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti, nel commentare il passo evangelico “Io sono la vite, voi siete i tralci … In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv 15, 1-8), nel presiedere la Veglia di preghiera dell’“Ottobre missionario”, in vista della Giornata mondiale missionaria di domenica 21, nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve.

3La Veglia dedicata al tema “I Giovani e il Vangelo”, tenutasi nella serata del 18 ottobre nella chiesa di Ponte Pattoli, è stata preceduta dalla “Cena di solidarietà” nel vicino Oratorio parrocchiale-Circolo Anspi organizzata dagli animatori e dalle animatrici del Centro diocesano missionario. Hanno partecipato alla Veglia, oltre al direttore dell’Ufficio diocesano per le missioni don Giovanni Marconi, i confratelli don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, don Marco Briziarelli, presidente dell’Associazione Amici del Malawi, e il parroco emerito di Ponte Pattoli mons.

4Gustavo Coletti, da sempre molto attivo nel promuovere opere di carità in loco e in terra di missione. Presente anche la coordinatrice della Commissione regionale per le missioni della Ceu Anna Maria Federico, che ha portato la sua testimonianza e annunciato gli appuntamenti in Umbria della Giornata di domenica 21 ottobre.
Segni missionari.

Una Veglia di preghiera partecipata che è terminata con un gesto simbolico compiuto da ciascun fedele, giovane e adulto, quello di deporre, ai piedi della croce posta davanti all’altare maggiore, una riproduzione di foglia di vite realizzata su cartoncino verde da un gruppo di giovani missionari e ricevere in cambio un disegno a forma di grappolo d’uva, simbolo di quel “portiate frutto e il vostro frutto rimanga” del passo del Vangelo di Giovanni (Gv 15, 1-17).

I giovani presenti hanno ricevuto dalle mani del vescovo ausiliare anche una croce, «come segno – ha commentato mons. Giulietti – di essere missionari nel quotidiano della propria vita, in famiglia, nella scuola, nel lavoro, nel quartiere…». Una Veglia apertasi sempre con dei segni missionari che i giovani hanno collocato alla base dell’altare maggiore: un mappamondo con in evidenza le terre di missione, uno zaino, una chitarra, delle candele segno della luce di Dio che illumina il cammino missionario.
Le testimonianze di una bisnonna e di due giovani.

E’ stata anche la Veglia delle testimonianze aperte dalla signora Diana, della parrocchia di Prepo, da poco bisnonna, che ha trascorso una vita in missione ricordando l’esperienza anche dell’Operazione Mato Grosso (OMG). Diana ha invitato i giovani ad essere testimoni di Cristo tra i fratelli bisognosi, soprattutto «di guardare la mondialità e non il proprio ombelico».

Sono seguite le testimonianze di due giovani, Sara, che ha trascorso cinque anni tra la Bolivia e il Perù, e di Teresa, che da pochi giorni è rientrata dalla missione diocesana in Malawi vissuta da quattordici giovani. Due testimonianze che hanno messo in risalto la bellezza dell’esperienza missionaria, che «è una sfida e un investimento di questo nostro tempo, perché ci aiutano a crescere e a salvarci dal nostro individualismo».

La missione «ci fa sentire che c’è qualcosa che ci manca: non ci bastano la scuola, l’università, gli amici…». Questo «di più» sono in molti a trovarlo nelle terre di missione, ma anche tra le persone in difficoltà, bisognose di aiuto anche nel proprio condominio. «La cosa più importante nel partire, nel vivere la missione bene – hanno detto le due giovani – è, forse, rendersi conto che i primi da aiutare siamo proprio noi, perché è più quello che riceviamo di ciò che riusciamo a dare».

Rivitalizzare negli adulti e nei giovani la dimensione missionaria della Chiesa perugino-pievese.
A margine dell’incontro in preparazione alla Giornata mondiale di domenica 21 ottobre, mons. Giulietti ha ricordato che «la Veglia di preghiera è uno degli appuntamenti tradizionali dell’“Ottobre missionario” nella nostra comunità diocesana. Quest’anno, proprio alla luce di quello che si sta celebrando a Roma, il Sinodo sui giovani, la Veglia e tutto il “mese missionario” mettono a fuoco il protagonismo dei giovani nella missione della Chiesa attenta soprattutto ad annunciare il Vangelo con le parole e con la testimonianza della carità.

Questo protagonismo non vale solamente per la missione ad gentes, ma per tutta la Chiesa che è fondamentalmente missionaria come ricordava Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, perché la Chiesa esiste per evangelizzare». Ricordando alcuni riferimenti missionari (Malawi, Perù con l’OMG, Brasile con i padri Cappuccini …), il vescovo ausiliare ha detto: «credo che la dimensione missionaria a Perugia-Città della Pieve sia da rivitalizzare negli adulti ed anche nei giovani».

La Giornata missionaria un segno di solidarietà con i fratelli per crescere nella fede.
«Ogni anno l’“Ottobre missionario” – ha ricordato la coordinatrice regionale Anna Maria Federico – è un cammino di grande gioia e fatica, ma anche di grande forza morale e spirituale di tanti animatori e animatrici che lavorano nel servizio missionario in parrocchia, in diocesi e in regione. Vengono proposti incontri formativi per l’annuncio e per la riscoperta della propria vocazione cristiana, non soltanto delle persone consacrate ma delle famiglie e dei laici che sono anche loro dei missionari nell’annunciare e nel mettere in pratica il Vangelo.

Inoltre non mancano le iniziative volte all’impegno concreto del missionario, quello della carità culminante con la Giornata mondiale missionaria che celebriamo in tutte le chiese parrocchiali domenica 21 ottobre. Una giornata che dobbiamo vivere come un segno di solidarietà con i fratelli dopo aver fatto un cammino formativo non soltanto nel fare cose pratiche, come la raccolta di offerte a sostegno delle opere missionarie, ma crescere nella fede attraverso l’esperienza della missione». (198)

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Written by Gilberto Scalabrini