Gli ex dipendenti si sono riuniti in cooperativa dopo una repentina e devastante crisi. Confcooperative e Fim Cisl: “Impegnati giorno e notte per salvare venti posti di lavoro ed un marchio storico dell’industria meccanica regionale”

1BASTIA UMBRA – Le storiche “Officine Meccaniche Franchi” di Bastia Umbra, dopo una repentina e devastante crisi, avranno un futuro sotto la forma di una cooperativa costituita dagli ex dipendenti. E’ questo il percorso sul quale Confcooperative Umbria si sta impegnando “24 ore al giorno”, in condivisione con la Segreteria della FIM CISL Regionale ed al fianco degli ex dipendenti dell’azienda, severamente provati da una crisi che li ha lasciati senza lavoro e senza stipendio ormai da diversi mesi.

A dare notizia di quello che sembra un piccolo miracolo è Lorenzo Mariani, Segretario Regionale di Confcooperative: “L’iniziativa è nata dalla caparbietà del Presidente della neo costituita Cooperativa, Paolo Rossi Rossini, insieme agli ultimi ex dipendenti della “Franchi” rimasti, i quali – nonostante la grave situazione personale in cui sono piombati negli ultimi mesi – non hanno voluto per nessuna ragione mollare e disperdere la loro professionalità acquisita sul campo e le potenzialità di un mercato che, in questo momento, potrebbe vedere la neonata cooperativa come vera protagonista del comparto della carpenteria metallica avendo la capacità di attrarre potenzialmente fin da subito diverse unità lavorative”.

La cooperativa è stata denominata “Carpenterie Metalliche Umbre” e, come detto, è presieduta da Paolo Rossi Rossini, che spiega come “quando è stata condivisa con Confcooperative la fattibilità del rilancio dal basso della nostra impresa sotto la forma di una cooperativa composta dagli ex dipendenti rimasti senza lavoro, ci siamo tutti appassionati al progetto, consapevoli delle nostre capacità e del forte spirito di gruppo esistente. Le difficoltà che abbiamo affrontato e stiamo affrontando in questi giorni per poter rientrare il prima possibile nei luoghi di lavoro ci hanno resi consapevoli del fatto che il vero capitale della “Franchi” siamo sempre stati noi lavoratori che, inconsapevolmente, condividevamo dei forti valori cooperativi”.

“Il progetto fin da subito ha stimolato la nostra Organizzazione – rilancia il Presidente di Confcooperative Umbria, Andrea Fora – e ci siamo messi all’opera con le massime professionalità territoriali e nazionali oltre che con le strutture del sistema cooperativo atte a supportare progetti di workers buyout. Oggi la Cooperativa si porta in dote, fin da subito, il giusto apporto patrimoniale e finanziario grazie a CFI, Fondosviluppo, Cooperfidi Italia, le due Banche di Credito Cooperativo umbre e Banca Etica.

I contatti già percorsi con questi Enti, oltre alla finanziaria regionale GEPAFIN, ci fanno ragionevolmente pensare di poter veder partire la cooperativa con un capitale superiore a trecentomila euro, a cominciare dall’anticipo della disoccupazione che i soci hanno accettato di conferire a capitale sociale della loro nascente impresa”.

Soddisfazione viene espressa anche dal Segretario Regionale della FIM CISL, Adolfo Pierotti, che sottolinea come “sul progetto di rilancio cooperativo della “Franchi” da parte degli ex dipendenti ci siamo messi in gioco anche noi come sindacato ben conoscendo le capacità professionali ed umane dei soggetti coinvolti. Ora confidiamo sul fatto che oggi chi è deputato a decidere sull’avvio immediato del progetto lo faccia in tempi strettissimi”.

La neocostituita cooperativa ha infatti l’urgenza di rientrare subito a lavorare nello stabilimento di produzione, anche provvisoriamente, e tale decisione è affidata al Tribunale Fallimentare di Perugia. “E’ facilmente comprensibile che, dopo i fatti tragici del crollo del ponte Morandi di Genova – conclude il Presidente Rossi Rossini – un’impresa come la nostra che realizza tra le altre cose anche ponti in acciaio, abbia in mano un enorme mercato oltre a commesse che potrebbero essere realizzate fin da subito per il valore di centinaia di migliaia di euro con il coinvolgimento di più di venti unità lavorative.

Chiediamo, pertanto, solo di poter essere messi nelle condizioni di rientrare nello stabilimento e ritornare a produrre per rilanciare la nostra impresa e creare nuove opportunità di lavoro”. (357)

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Written by Gilberto Scalabrini