1TERNI  – Dopo il successo del primo fine settimana di apertura, torna l’appuntamento con la mostra Presenze artistiche in Umbria. I grandi Maestri attivi tra il ʼ300 e il ʼ500 e la Galleria di Carta, promossa dalla Fondazione Carit in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Palazzo Montani Leoni riapre le proprie porte ai visitatori venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 dicembre, dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19, per svelare al pubblico i capolavori esposti – alcuni per la prima volta – nel doppio allestimento che, nell’elenco degli autori delle opere, annovera nomi come il Perugino e il Pinturicchio, Benozzo Gozzoli e il Maestro della Dormitio Virginis, oltre a Federico Barocci, Mattia Preti e Jean Baptiste Wicar.

Sono 26 le opere in carta, normalmente conservate nei depositi della Galleria Nazionale dell’Umbria e sottratte alla fruizione pubblica per ragioni conservative o per motivi di spazio, esposte nella prima sezione della mostra in ordine di esposizione – la Galleria di Carta -, un nutrito gruppo di disegni, pastelli, acquerelli, stampe e bozzetti di varie epoche licenziate tra il XVI e il XIX secolo da artisti di rilievo.

Tra queste la più illustre è sicuramente il Pastore in adorazione del Perugino, proposta per la prima volta in assoluto all’attenzione del pubblico grazie al restauro finanziato dalla Fondazione Carit, disegno preparatorio di un affresco dello stesso artista presente nel complesso di Monteripido a Perugia, esposto presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Sono 15 le opere che i visitatori possono poi ammirare nella seconda sezione della mostra, incentrata sugli artisti attivi sul territorio umbro tra gli inizi del XIV secolo e la fine del XVI. In esposizione anche la Madonna col Bambino e due cherubini, sempre del Perugino, e la Madonna col Bambino di Bernardino di Betto, noto come il Pinturicchio, grande maestro della scuola umbra.

L’opera più antica in mostra è il prezioso dossale del Maestro di Cesi del 1308, la Madonna in trono col Bambino tra angeli e santi proveniente dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Cesi. Una tavola unica per l’ambito locale, testimonianza della precoce diffusione nel territorio umbro dei nuovi canoni romani e toscani, irradiati dal cantiere di Assisi.

Trafugata nel XX secolo e recuperata nel gennaio 1965 da Rodolfo Siviero, ministro plenipotenziario, noto come “007 dell’arte”, per poi essere restituita tre anni dopo al parroco di Cesi, la pala è tornata al suo antico splendore nel 2013, grazie al restauro condotto dalla Fondazione Carit sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza.

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Written by Gilberto Scalabrini