1ORVIETO – Finalmente Orvieto rende onore a Maoloni. Ieri a Palazzo dei  Sette con una riuscita cerimonia è stata celebrata l’opera, l’ingegno e lo spessore umano di Pier Giorgio Maoloni, una figura straordinaria dell’arte e della grafica mondiale nato ad Orvieto nel 1938 e prematuramente scomparso nel 2005. Fino a qui la notizia.

2Ma prima di procedere dobbiamo tutti grande riconoscenza alla famiglia, ai figli Giulia, Isabella e Luca, che con una scelta non facile né scontata hanno deciso di trasferire ad Orvieto l’archivio professionale del padre;  e poi un grazie non retorico all’amministrazione Comunale che ha con tenacia mantenuto la barra dritta nell’impegno preso anni fa di dare vita in città ad un centro di documentazione ed esposizione con le opere, i disegni e gli scritti del grande Piergiorgio. Il tutto in tempi in cui la cultura non è certo tra le priorità generali.

Come si è detto sabato 22 dicembre, non un museo “polveroso”, quindi, ma un luogo attivo della memoria, un motore aperto per lo studio, la comunicazione,  la costruzione di una città migliore. E sì, perché Maoloni era un raro “visionario concreto”, che attraverso il suo segno e “di-segno” ha contribuito e contribuisce a migliorare il mondo.

Di sicuro un hombre vertical, che,  sempre mantenendo il suo stile sopra una nuvoletta di fumo da gran fumatore qual’era, sapeva non scendere a compromessi, né in politica né nella vita, e soprattutto aveva il coraggio delle proprie idee. In questo era ed è molto vicino al “carochenondimenticheremomai” Reno Montanucci: entrambi agivano senza spocchia, arroganza o sicumera, ascoltando e poi decidendo, con una coscienza etica che li ha fatti grandi. L’invidia? non aveva cittadinanza , né al bar dei bar in Corso Cavour,  né allo studio-plancia-acceleratore di particelle di Maoloni.

Un grande artista ma anche un grande professionista della comunicazione globale, raffinata ed efficace: non sarà un caso che la parola “comunicazione” appartenga alla medesima famiglia di “comune” e “comunità”…

Ho avuto la fortuna personale di incrociare due volte Piergiorgio Maoloni, la prima nel 1991 ai tempi di Arancia Blu di cui ero redattore – il preveggente supplemento di ambientalismo scientifico uscito con il Manifesto –  al quale concesse la sua matita dal tratto extra ordinario; poi ancora ai primi del 2003 quando chiamato a ingegnerizzare la neonata Cittaslow, fui inviato dall’allora Sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi allo studio di Maoloni in via Monserrato a Roma: il compito era rinnovare il logo dell’associazione che stava iniziando ad internazionalizzarsi con una prima città tedesca e un’altra norvegese.

Dopo un primo scambio di mail, lui volle incontraci e per due volte avemmo un briefing. Era gentile, rigoroso, interessato a comprendere, le cose e gli altri, prima di agire;   poco dopo partorì la chiocciola arancione levogira con sul dorso le case e le chiese, e lo speciale logotipo delle comunità mondiali del “buon vivere”.

Un logo “narrante” worldwide dalla “città narrante” per antonomasia, Orvieto, proposta da Luca e Piergiorgio Maoloni. Un sogno, una visione, un progetto, la sua realizzazione: oggi le Cittaslow mondiali sono 256 e sono diffuse in trenta paesi.

Un pezzo del successo dell’associazione che oggi dà lustro ad Orvieto e all’Italia nel mondo lo si deve anche al grande Piergiorgio Maoloni, che da ieri ha trovato casa al secondo piano di Palazzo dei Sette, di fianco alla Sede internazionale di Cittaslow. (266)

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Written by Gilberto Scalabrini