Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1SPELLO – Un libro si scrive, si legge, si critica. Il romanzo “L’amore che volevo” di Selene Norvik (nome di fantasia) è la sua storia di moglie tradita, intrecciata con altre scie di odio, dove i luoghi sono diversi ma i drammi uguali e infiniti. Tutte storie di donne, fragili e indifese che avevano creduto di amare, e hanno vissuto la stessa esperienza, fatta d’intrighi e sotterfugi, amore e brutalità. Storie di una tristezza infinita, come spine o insidie, favole d’amore che si tingono di nero più che di rosa o regalano fiori d’acciaio più che d’arancio.

2Questo romanzo affronta con coraggio e determinazione il tradimento come un dolore fisico, morale e psicologico. Si apprezza per le battaglie senza tregua di Selene, perché lei non ci sta ad essere “buttata via”. Ha ragione, perché l’ amore non si compra, non si inventa, non si lascia imprigionare. Amore e libertà sono come gemelli siamesi. Senza la linfa vitale della libertà, la scintilla dell’amore, non scocca, non s’intreccia, non s’incontra al massimo aspira a qualche pallida imitazione.

3Il lettore è coinvolto fino in fondo nella lettura de “L’amore che volevo”. Nelle prime cinque righe Selene si presenta con un incipit autobiografico avvincente: «Io ho amato tutta la vita: un uomo, i miei genitori, le mie sorelle e fratelli, i miei figli, i miei nipoti, i miei suoceri, i miei colleghi. Ho amato. Solo amato, ma non sono stata amata. Mai. Poi, un giorno, ho detto basta a me stessa…»

Selene dice basta con lo sguardo vigile, l’intelligenza della mente e del cuore. Dice basta, senza salti nel buio, a una vita di compromessi, accettata in silenzio; dice basta a esperienze terrificanti, che le hanno fatto vivere una vita piena di sofferenze. Selene ha sofferto per molti anni in silenzio, l’ha fatto per amore dei figli, anche se non riusciva a trattenere le lacrime. In queste pagine ci sono anche tante storie di lividi e di morte, storie di denunce di violenza e di tempi troppo lunghi della giustizia per fermare le mani assassine.

Questo libro, che si legge con piacere, è quasi una rivincita di Selene su chi “non l’ha mai rispettata”, rompe gli schemi delle nostre nonne che, in nome dell’unità familiare, hanno sempre tirato avanti nell’umiliazione fin alla fine.

Selene no, essendo donna intelligente e orgogliosa, si è liberata da questa sindrome endemica del marito diversamente fedifrago e, con un linguaggio agile e battagliero del nostro tempo, ha incarnato ed espresso con vivezza, slanci e sentimenti ciò che ha sentito, incalzando e provocando alla franchezza, portando alla luce le ragioni intime, i perché di certe scelte.

Selene è una bella donna, bionda, forte, dal viso piccolo, dagli occhi dallo sguardo penetrante che sembrano vedere anche l’anima di chi le sta davanti. La incontro per una chiacchierata a Foligno e lei, rotto il ghiaccio, esplode come un vulcano. Non nasconde, nel profondo del suo guscio privato, rabbia, dolore e umiliazione. Fortunatamente, tutto superato, ormai, perché la condanna al silenzio è finita e anche ai figli ha detto che lei non è più la mamma che hanno conosciuto.

Nelle 150 pagine dei suoi racconti, narra fatti emotivamente rilevanti, che non possono non toccare le corde più profonde dell’animo di chi legge. Trasforma i tradimenti, le amarezze, le incomprensioni e le delusioni in un trampolino di lancio, verso orizzonti nuovi.

Il suo romanzo, è un invito a tutte le donne che vivono una condizione simile; un invito a cambiare, a rincorrere la libertà e il benessere. L’opera di Selene sarà presentata sabato 12 Gennaio, alle ore 21, nella Sala dell’Editto del Comune di Spello.

Il ricavato dell’autrice andrà in beneficenza all’Associazione Donne insieme di Foligno. Stampato da casa editrice BookSprint – Edizioni di Vito Pacelli.

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Written by Gilberto Scalabrini