Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

zappiaPERUGIA – Una storia fatta di passione, amore, coraggio ed onestà. Sin dalla notte dei tempi, sono sempre in prima linea con la forza delle loro braccia, ma soprattutto con il calore del loro cuore, per fronteggiare incendi, terremoti, alluvioni, frane e catastrofi. Sono i Vigili del Fuoco, che molti continuano a chiamare amorevolmente pompieri. Abbiamo intervistato il comandante provinciale di Perugia, ingegnere Michele Zappia. E’ un uomo preciso e pignolo, proviene dalla Calabria ma è trapiantato in Umbria da molti anni. Si limita a fare un discorso netto, determinante, senza troppa arte oratoria. Un vero signore, dal sorriso contagioso.

L'ing. Michele Zappia durante l'intervista con il nostro inviato

L’ing. Michele Zappia durante l’intervista con il nostro inviato

2La provincia di Perugia è un territorio difficile per il lavoro dei Vigili del Fuoco? Esordisce allargando le braccia:«Anzitutto si tratta di un territorio molto vasto, articolato in realtà diverse, con tanti piccoli centri montani e rivieraschi. Pertanto, la viabilità non è sempre adatta alla percorribilità dei nostri mezzi pesanti. In questi territori, dove ci sono patrimoni storici e artistici importanti, esistono anche attività ricettive, artigianali e industriali. Le nostre difficoltà iniziano dai comuni di Spoleto e Foligno, per poi proseguire nella zona della Valnerina, di recente colpita da eventi sismici e dove i Vigili del Fuoco sono ancora al lavoro. Devo sottolineare, però, che nella provincia di Perugia la cultura antropologica ha raggiunto negli ultimi anni un grande livello di popolarità.I Vigili del Fuoco hanno accompagnato questo processo di trasformazione, iniziato dalla metà degli anni ’90, ponendosi come punto di riferimento su cui la popolazione ha potuto contare in qualsiasi momento per il proprio bisogno di sicurezza, nonché come interlocutori qualificati delle istituzioni pubbliche e delle forze imprenditoriali locali».

3Quanti sono gli uomini e dove sono le sedi dei Vigili del Fuoco in Provincia? «Il comando provinciale opera su un territorio che si estende su 63.337 Kmq. La popolazione residente è di circa 662.000 persone, Le sedi distaccate permanenti del comando sono 8: Assisi, Città di Castello, Corso Cavour Perugia, Foligno, Gaifana, Gubbio, Spoleto, Todi. I distaccamenti volontari sono a Sellano, Castiglion del Lago, Città della Pieve. A Norcia c’è un distaccamento misto con vigili permanenti e volontari.   Altro distaccamento è presso l’aeroporto di sant’Egidio. Il totale degli uomini previsto in pianta organica è di 320, ma le presenze effettive ammontano a 295».

4Come sono i rapporti con le varie istituzioni? «I rapporti con le istituzioni, sia in provincia di Perugia, come nel resto della Regione, sono ottimi. Io sono stato anche comandante dei Vigili del Fuoco di Terni e posso ben testimoniare il positivo clima di fiducia e di aiuto operativo a tutti i livelli. Dopo le scosse sismiche del 2016 e, ancor prima, in quelle del terremoto del 1997, i rapporti sono stati strettissimi, non solo con la Prefettura, i comuni e la Regione, ma anche con le sovraintendenza per gestire al meglio le situazioni. Non va dimenticato, infatti, che tutto il lavoro fuori dall’emergenza, si ripercuote sui nostri rapporti di collaborazione continua, perché oserei dire che noi siamo il braccio “armato” delle sovraintendenze. Oltre ad individuare le opere da salvare, le portiamo materialmente fuori dal pericolo, trasportandole nei luoghi indicati, o le mettiamo in sicurezza».

norcia-basilicaDal 2016, siete impegnati a Norcia, sconvolta dal disastroso terremoto. E’ nato pure un distaccamento con vigili permanenti. E’ un presidio stabile? «L’attuale sede dei Vigili del Fuoco di Norcia, costituita da 5 container e una struttura prefabbricata destinata alla parte logistica, è un presidio permanente. Questo significa che assicura la presenza 24 ore su 24 del personale. Siamo ancora in una fase di sistemazione, ma contiamo di arrivare presto al completamento di questo importante presidio. La sede, realizzata su un terreno messo a disposizione dal comune, è stata allestita con buone tecnologie e si avvale di mezzi idonei a fronteggiare le esigenze del territorio e dei cittadini. Come accennavo all’inizio, la Valnerina non è affatto un territorio agevole per i nostri mezzi, ma siamo abituati ad affrontare le difficoltà».

Collaborano anche i vigili volontari? «Assolutamente si. I Vigili volontari del comune di Norcia hanno una storia lunga 40 anni e si sono rivelati una risorsa insostituibile al servizio del territorio. Non solo per Norcia, ma anche per le zone limitrofe, perchè hanno una conoscenza approfondita dei luoghi. Noi li abbiamo formati nel corso di questi otto lustri e il Corpo nazionale non può fare a meno di questa disponibilità. I vigili volontari continueranno a collaborare anche in futuro con i vigili permanenti».

bDall’alto della sua esperienza, quali sono i momenti più difficili nelle grandi emergenze? «Chi come me ha 30 anni di servizio, sa bene che nelle grandi emergenze i momenti più difficili sono quelli iniziali. Appena arrivi sul posto e non hai la conoscenza della zona, è necessario l’ausilio delle carte per conoscerne le caratteristiche morfologiche. Pertanto, significa inventare, verificare, allestire, individuare lo scenario e costituire un sistema idoneo di intervento. Ricordo che nel terremoto del 1997, che devastò l’Umbria e le Marche, fui io ad individuare a Foligno il campo base per i nostri mezzi. Dopo una veloce ricognizione, stabilii che l’area più idonea era il Campo di Marte. Non ho avuto dubbi sulla scelta, perché era vicino alla strada Flaminia e adatto anche per l’atterraggio e il decollo dei nostri elicotteri. Fu realizzato velocemente, tanto che a mezzanotte del giorno dopo, dalle nostre cucine uscirono i primi pasti caldi per i vigili venuti da fuori regione. Per la prima volta, in occasione di quell’evento, furono impiegati i gruppi speciali dei Vigili del Fuoco, per interventi con utilizzo di tecniche di derivazione speleo-alpino- fluviali (Saf)».

aPerché siete il Corpo più amato dalla gente? Sorride Zappia: «Perché riusciamo a cogliere gli aspetti più intimi delle persone. Quando un cittadino si rivolge a noi, ha sempre una risposta fatta di una presenza fisica sul posto. Siamo anche il Corpo più amato dagli italiani, perché nella scala dei valori, dei bisogni dell’uomo, i vigili del fuoco hanno messo al primo posto la sicurezza. Pertanto, il cittadino ci vede come gli alfieri della prevenzione e ci chiama quando c’è bisogno del soccorso tecnico urgente. Siamo anche il corpo più amato, perché tutti i bambini quando ci vedono passare con i nostri colori, le nostre autobotti a sirene spiegate, da grandi vogliono fare i vigili del fuoco».Subito dopo fa una pause, poi aggiunge: «Il nostro non è un mestiere, ma un servizio alla comunità carico della nostra abituale umiltà».

E’ vero, verissimo. Un servizio, i cui punti di forza sono una professionalità a 360 gradi e la capacità di calarsi con amore nelle tragedie e di appassionarsi sempre in ogni intervento. Ecco, perché a loro va ogni volta l’abbraccio vero, genuino e sincero delle persone comuni, di mamme e papà, di nonni e bambini. Negli scenari da codice rosso, dove l’impotenza ci fa sentire piccoli, fragili e incapaci di fare qualsiasi cosa, i vigili del fuoco ci aiutano a riprendere fiato, a sperare ancora. E non è poco, soprattutto in quest’epoca misera di ideologie, in cui sembra che la vera rivoluzione sia la normalità. Pertanto, il lavoro di squadra dei Vigili del Fuoco è una campionatura di umanità, come se si ritrovasse la famiglia patriarcale di campagna, quella dei nostri bisnonni. Vivono insieme per dodici ore, condividono camerate e mensa, partenze e interventi, rischio e tensione. La divisa, seppure non bella (è una tuta da lavoro), rappresenta il simbolico attaccamento al dovere, che è sinonimo della grande nobiltà d’animo e tradizione del Corpo Nazionale.

Che cosa ricorda di più in tanti anni da Dirigente dei Vigili del Fuoco? «I ricordi sono tantissimi e tutti scorrono sempre nella mia memoria. Una vera moviola che ha pure una precisa cronologia. Se dovessi, però, esprimere un giudizio in termini di importanza, ne citerei due: uno relativa alla sicurezza nel lavoro della gente e l’altro più legato alla spiritualità. Il primo riguarda i tre anni di comando a Terni, dove mi sono occupato della sicurezza di uno degli stabilimenti più grandi d’Italia, la ThyssenKrupp. Per me è stata una grande soddisfazione, perché dopo tante comunicazioni, sopralluoghi, controlli e incontri, anche difficili con i vertici dell’Azienda, sono riuscito, insieme al mio staff, a rilasciare una attestazione di certificazione all’Ast. Era il 2014, quando furono dichiarate condizioni di sicurezza ottimali, sia per la tutela dei lavoratori, sia per i cittadini e l’ambiente.

L’altro più emotivo, invece, è legato all’interno della Basilica superiore di san Francesco in Assisi. All’indomani del terremoto che fece crollare le vele di Giotto e Cimabue, fui incaricato di recuperare i frammenti. Utopisticamente, non ci credeva nessuno, mentre io ci ho creduto fin da subito. Abbiamo recuperato tutto, consegnato a mani esperte, e oggi il rosso, il giallo, l’azzurro di Giotto e Cimabue riaccendono di nuovo la volta di quel capolavoro della storia dell’arte».

Da secoli, li vedi chini sulle tragedie, con il casco calato sugli occhi e le mani che stringono corde, tirano cavi d’acciaio, muovono pinze idrauliche, avvinghiano manichette e lance. Mani che scavano fra le macerie delle case crollate; mani che operano a ritmo serrato e aiutano gli sfollati; mani che estraggono corpi, portano feriti, accarezzano volti per placare la paura; mani che proteggono e danno conforto; mani che puntellano strutture danneggiate e s’infilano nel groviglio delle lamiere contorte; mani che lottano contro i roghi. Mani che raccolgono le lacrime di chi soffre, mani che con forza e tenacia non demordono mai, perché abituate a lottare fino all’estremo sacrificio contro gli elementi di terra, acqua, fuoco e aria; mani che sconfiggono la morte e, in ogni emergenza lottano contro il tempo, con l’adrenalina alta e senza paura, perché la loro è una passionaccia.

Se potesse tornare indietro, farebbe sempre il Vigile del Fuoco? Sorride, poi esclama: «E’ scritto nel mio Dna…ecco, perchè la passione dilaga e ha sempre il suo fascino!». Appena usciamo dalla caserma, un’autobotte sfreccia via veloce a sirene spiegate. C’ é un’emergenza, forse un gattino da salvare su un albero o un grande incendio da spegnere, ma per i Vigili del Fuoco non fa la differenza (218)

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Written by Gilberto Scalabrini