Sono stati coinvolti 136 bambini, di età compresa tra i 3 e i 12 anni. Di questi bambini la metà ha preso parte al gruppo sperimentale, interagendo con il robot umanoide

1TERNI – Ogni anno nella provincia di Terni vengono vaccinati circa 1500 bambini, soggetti vulnerabili che presentano una maggiore sensibilità rispetto agli adulti a sottoporsi ad una procedura diagnostico-terapeutica, a causa dell’impatto emotivo e dell’imprinting traumatico che il bambino riceve dettato dalla paura di provare dolore. Un’esperienza vissuta in maniera negativa e traumatizzante può sviluppare, nel piccolo paziente, paura degli ambienti sanitari in generale e dei suoi presidi annessi, come gli aghi. Nonostante la pratica di immunizzazione abbia un enorme beneficio per la salute individuale e collettiva, viene data poca attenzione ai sentimenti che il bambino prova durante l’iniezione che può trasformarsi in un’esperienza traumatizzante, portandolo ad assumere atteggiamenti di difesa nei confronti di qualsiasi procedura sanitaria anche durante l’età adulta.

2Su questa importante tematica si è incentrata l’innovativa ricerca della dott.ssa Marwa Larafa, neo-laureata presso il corso di laurea in infermieristica dell’Università degli Studi di Perugia sede di Terni, sviluppata in collaborazione con gli operatori sanitari del distretto di Terni dell’Azienda Usl Umbria 2. Il progetto di ricerca, che ha coinvolto anche il Laboratorio Prisca, Projects of Intelligent Robotics and Advanced Cognitive Systems, dell’Università degli studi di Napoli Federico II, ha previsto l’utilizzo nelle attività ambulatoriali del centro salute “Tacito” dell’Azienda Usl Umbria 2, di un robot umanoide, dotato di intelligenza artificiale, per ridurre l’ansia e la paura provate dal bambino durante la seduta vaccinale.

3Nello studio sono stati coinvolti 136 bambini, di età compresa tra i 3 e i 12 anni. Di questi bambini la metà ha preso parte al gruppo sperimentale, interagendo con il robot umanoide mentre l’altra metà non ha ricevuto alcun tipo di distrazione, se non il conforto verbale del genitore. Il software utilizzato per la programmazione del robot “NAO” è basato sulla terapia cognitivo-comportamentale, con diverse tipologie di distrazione per coinvolgere il bambino in modo multisensoriale. Una volta entrato all’interno della stanza, si invitava il bambino a sedersi di fronte a NAO. Successivamente, in base all’età del bambino partivano i blocchi comportamentali differenti del robot.

Con un’età inferiore ai 7 anni il robot chiedeva al bambino di parlare dei suoi amici e dei suoi cartoni animati preferiti ed infine cantava canzoni dello Zecchino d’Oro mentre, con un’età superiore ai 7 anni, le domande vertevano sia sulla scuola, sia sulla materia scolastica e sui cartoni/film preferiti con ascolto di canzoni pop-italiane famose, molto conosciute tra i bambini di quella fascia di età.

La procedura si concludeva con un esercizio di respirazione, con il robot NAO che invitata i bambini a soffiare su una girandola, per allentare la tensione post-vaccinazione.

Dall’analisi dei dati raccolti si è evidenziato come l’utilizzo del robot-umanoide abbia avuto un efficace potere antalgico-ansiolitico, che ha permesso ai bambini di non concentrarsi sull’iniezione. Il gruppo sperimentale ha percepito meno dolore e angoscia rispetto ai bambini dell’altro gruppo.

Analizzando i dati rispetto al sesso dei bambini non sono stati riscontrati differenze significative; mentre, dividendo i bambini in due gruppi in base all’età (3/7 anni e 8/12 anni), si sono evidenziati dei differenti livelli di paura e apprezzamento di NAO. Maggiore è l’età del bambino, minore è l’efficacia comunicativa del robot impiegato nella sperimentazione.

Dalle opinioni del personale medico ed infermieristico del centro salute “Tacito” di Terni è emersa un’accoglienza positiva sull’utilizzo di NAO, considerandolo un valido strumento di supporto nel loro lavoro quotidiano.

In particolar modo, hanno evidenziato come tale dispositivo abbia agevolato l’attività ambulatoriale, rendendo la seduta vaccinale serena e non traumatica.

Grazie ai risultati ottenuti con questo studio, contenuti all’interno della tesi di laurea della dottoressa Marwa Larafa il cui relatore è il professor Alessandro Gaudino, che ha ottenuto il voto 110/110 e lode con menzione accademica, è possibile considerare l’assistenza robotica come valida terapia non farmacologica per il bambino sottoposto alle procedure sanitarie. L’abstract dell’innovativa ricerca è stato pubblicato nel giornale scientifico International Journal of Social Robotics, riportato nei siti web del quotidiano La Repubblica e dell’agenzia Ansa ed ha suscitato l’interesse del Ministero della Salute. (126)

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Written by Gilberto Scalabrini