Il pianista folignate, talento del jazz internazionale e ora candidato alle elezioni europee 2019 nella lista La Sinistra, riflette pubblicamente sul senso della Festa della Liberazione: “In Umbria ancora lo festeggiamo, non lasciamocelo sfuggire”

1FOLIGNO – Giovanni Guidi, dopo aver dato la sua disponibilità a candidarsi per le Elezioni Europee 2019 nel collegio Umbria, Marche, Lazio, Toscana con la lista La Sinistra, riflette ora pubblicamente sul senso, ancora attuale, del 25 aprile come Festa della Liberazione. “Mi candido per cambiare il linguaggio, per parlare dei sogni, delle possibilità e dei diritti delle persone” ha affermato qualche giorno fa il pianista folignate, talento del jazz internazionale, annunciando la propria candidatura alle elezioni europee nella lista de La Sinistra, la formazione frutto di una alleanza tra Rifondazione comunista, Sinistra italiana, L’Altra Europa, Partito del Sud, Convergenza socialista e Transform. “Mi candido alle europee – sottolinea – perché sono un artista, perché voglio far valere le ore di lavoro che ho passato al pianoforte e la sensibilità e la fragilità che ho la fortuna di possedere. Mi candido per inventare qualunque cosa, perché il dono dell’invenzione e della creatività sono sacri ed ora non posso non assumermi la responsabilità di metterli a disposizione”.

Così Giovanni Guidi sul 25 aprile:

“In Umbria ancora lo festeggiamo, non lasciamocelo sfuggire.

Liberazione.

È il 25 aprile ogni volta che invece di un’arma si imbraccia un violino.

È il 25 aprile ogni giorno in cui si ama chi si vuole amare.

È il 25 aprile tutte le volte che una donna è libera di scegliere.

È il 25 aprile ogni volta che un operaio di notte fa L’amore e non ha altri pensieri.

È il 25 aprile ogni volta che si è liberi di nascere in un modo e sentirsi poi in un altro.

È il 25 aprile ogni volta che gli anziani sono una risorsa mentre i giovani sono liberi di essere.

È il 25 aprile ogni volta che un commerciante vessato dalla mafia non paga più il pizzo.

È il 25 aprile ogni volta che un bracciante agricolo, quasi sempre un fratello africano, si ribella al suo caporale.

È il 25 aprile ogni volta che un agricoltore decide di non acquistare più sementi e pesticidi dalle multinazionali che non rispettano l’ambiente e la salute umana.

È il 25 aprile ogni volta che un rider pretende una retribuzione più equa dalle piattaforme del delivery per le consegne a domicilio.

È il 25 aprile ogni volta che un ricercatore sottopagato si ribella alle logiche assurde del suo professore barone.

È il 25 aprile ogni volta che un lavoratore a nero pretende dal suo padrone-sfruttatore un contratto a norma di legge.

È il 25 aprile ogni volta che un paziente pretende dalla sanità pubblica di essere curato tempestivamente e con rispetto.

È il 25 aprile ogni volta che un migrante approda in porti sicuri, tra braccia sicure, aperte, fraterne.

È il 25 aprile ogni volta che poliziotto arresta chi non rispetta la legge.

È il 25 aprile ogni volta che un tribunale condanna in via definitiva un corrotto.

È il 25 aprile ogni volta che… (Giovanni Guidi pensa ad altro)

È il 25 aprile ogni volta che dopo aver fatto l’amore l’unico favore che si riceve è il piacere.

È il 25 aprile ogni volta che un bambino gioca con una ruspa. Perché l’ha vista mentre si costruiva il luogo di una famiglia. Ecco a cosa servono le ruspe. A regalare dei sogni.

È il 25 aprile ogni volta che le religioni non servono per uccidere, ma sono invece l’occasione dell’incontro.

È il 25 ogni volta che sul nostro corpo possiamo decidere solo noi.

È il 25 aprile ogni volta che la scuola buona è quella che si fida dei propri professionisti e la tecnologia non la usa per il controllo.

È il 25 aprile ogni volta che i figli sono di chi li ha desiderati e li vuole amare, e ogni volta che quella relazione non si giudica.

È il 25 aprile ogni volta che la frontiera è il territorio della scoperta.

È il 25 tutte le volte che il confine è solo quello del rispetto reciproco.

È il 25 aprile quando il lavoro della mani è ammirato, pagato è tutelato.

È il 25 aprile ogni volta che i voti della Mafia vengono rifiutati.

È il 25 aprile ogni volta che una dipendenza la curiamo nel cuore e nella mente, e non ostentiamo di volerlo fare con la repressione.

È il 25 aprile ogni volta che i capitribù e la Libia non sono la soluzione dell’immigrazione.

È il 25 aprile ogni volta che se vai in carcere non esci senza vita.

È il 25 aprile ogni volta che chi ruba 49 milioni prima li restituisce e poi va in galera.

È il 25 aprile ogni volta che donne e uomini volontari si fanno Stato e salvano 49 persone che altrimenti sarebbero affogati.

È il 25 aprile ogni volta che a una manifestazione ci sono forze dell’ordine preparate, e non si muore per un colpo di pistola.

È il 25 aprile ogni volta che una famiglia può pensare a tempo indeterminato.

È il 25 aprile ogni volta che si rottamano solo le macchine perché il resto si può pagare.

È il 25 aprile ogni volta che scopro una poesia nuova e la condivido con un amico.

È il 25 aprile ogni volta che a scuola un maestro insegna e ci fa sognare di diventare scienziati che faranno esperimenti.

È il 25 aprile ogni volta che l’Europa è quella diritti e non è quella delle banche.

È il 25 aprile ogni volta che vengono prima le persone.

È il 25 aprile ogni volta che il 25 aprile non è Fascisti contro Comunisti. Ma è la vita che ha prevalso sulla morte.

È il 25 aprile ogni volta che è anche il 1 Maggio e l’8 Marzo.

È il 25 aprile ogni volta che ci diamo un bacio innamorato.

È il 25 aprile ogni volta che un partigiano dei giorni nostri prende a cuore una giusta causa.

No, non è il 25 aprile ogni giorno, ma dovrebbe…

Il 25 aprile 1945 è quando l’Italia ha sconfitto la dittatura”.

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Written by Gilberto Scalabrini