Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1RIVOTORTO (Assisi), 9 settembre 2019 – Dicono che per sapere quanto è generoso il cuore di una persona, basta vedere in che modo tratta gli animali. Analizzando questo dato, Mario Temperini ha sicuramente un cuore d’oro. A lui gli animali regalano la felicità e, ogni giorno, Artù, un bel lipizzano di 17 anni, in cambio gli dona emozioni indescrivibili. Davanti a lui si scioglie, si fa coccolare come se fosse un gattino e, dopo tante tenerezze, bacia il suo padrone. Insomma, l’uomo che “sussura ai cavalli” esiste davvero ed è noto per la sua capacità di comprenderli. Mario (Mario Staf per gli amici) un folignate, ormai assisiate d’adozione, sulle cui spalle si sono posati da un pezzo sessant’anni, è convinto che i cavalli abbiano «la capacità di leggere le emozioni superando la barriera della specie». Questo “ranger”, dal carattere buono e altruista, ama gli animali sin da bambino. E’ cresciuto giocando con loro nella sua casa di campagna, a san Giovanni Profiamma. Figlio di contadini, Mario ha sempre avuto per i cavalli un grande feeling fuori dal comune. «La mia passione si è fatta verbo quando ho frequentato la mitica scuderia Razza Dormello Olgiata. Erano gli anni 1970 e qui viveva Ribot, il più grande cavallo da galoppo di tutti i tempi. Allora -ricorda Mario senza enfasi- lavoravo come ferroviere al di là del Ponte Ticino e il tempo libero lo trascorrevo in quel magico mondo, dove c’erano le …Ferrari del galoppo. Che soddisfazione vedere da vicino Ribot, il figlio del vento, il cavallo più importante del XX secolo, lo stallone che è passato alla storia ed è diventato anche leggenda per le sue prestigiose imprese!».

2Adesso, l’ex ferroviere è affascinato dal suo nuovo compagno di viaggio e la sua storia sembra una vera e propria favola. Artù, elegante e maestoso, ha un bel mantello grigio e fino al 2015 viveva tra i monti e le foreste della Valsugana, in una incantevole valle del Trentino. «Era di proprietà di una ragazza di nome Barbara -racconta- e si trovava in un bellissimo maneggio in mezzo al bosco. Barbara, lo vendeva, perché lei, appassionata di equitazione, interessava un cavallo da salto ostacoli. I lipizzani non sono adatti per questo sport. Sono ottimi da sella e d’attelage data la loro struttura imponente e il naturale portamento elegante, sia al passo che al trotto. Quando l’ho visto così bello, elegante nel passo, robusto, armonico e ben strutturato, mi sono subito innamorato a prima vista. Era il cavallo che sognavo da molti anni. Un giorno andai anche sul monte Amiata con il mio amico, Filippucci, per acquistare due puledri. Erano allo stato brado e non siamo riusciti a farli salire sul van». Perchè ami i cavalli Lipizzani? «Sono cavalli dal carattere docile, ubbidiente, volenteroso e socievole. Hanno una spiccata intelligenza e risultano anche molto longevi. Quando ho portato a casa Artù, tra noi è nata subito una grande intesa, come se si fossero sincronizzati i nostri cuori e battessero all’unisono. Con Artù solo passeggiate, coccole e cibo».

4Tutti gli animali ti vorrebbero come il loro padroncino? Sorride: «I miei animali muoiono di vecchiaia, come il mio primo cavallo che si chiamava Milord. Aveva tre anni, era un puledro quando l’ho acquistato. E’ stato con me 33 anni. Lo tenevo per passione, come del resto faccio con tutti gli altri animali. Con Milord ho partecipato a diverse gare, ma sempre con poco successo, perché non sono quasi mai arrivato fino alla fine. Ho sofferto troppo quando se n’è andato e pensavo di non comprare mai più un altro cavallo. Infine, sono stato preso dalla nostalgia e, navigando su internet, ho trovato l’annuncio di Artù e così sono andato in Valsugana. Adesso mi segue come un cagnolino, gioca, vive libero ed io lo amo come un figlio. Lo so che non è normale che un essere umano si scambi effusioni con il proprio cavallo, ma con Artù prevale la sana follia al posto della ragione». Chi “comanda”: tu o il cavallo? «Con me non ci sono imposizioni. Quando andiamo in passeggiata, gli metto un morso leggero, da puledro, e la mia mano è sempre morbida. Artù passa più il tempo a strappare l’erba dei campi che quello impiegato per l’escursione. Io lo lascio fare, perchè vedo che è contento. In sella, però, chiudo sempre bene le gambe, perchè spesso si spaventa per il rumore di un trattore o di un altro oggetto e potrebbe involontariamente disarcionarmi». Artù, corre, salta, sgroppa nel verde, entra e esce dalla stalla a suo piacimento, gira nell’ampio recinto di casa come se fosse in un ranch, ama la compagnia della gente, mangia fieno, carote e mele. Si fa sellare volentieri per la passeggiata mattutina in campagna. «Usciamo spesso al mattino presto in questo periodo di caldo torrido, perché Artù si è ingrassato e, per un cavallo, che si regge su quattro esili zampe, non è certo il top. Tutta colpa mia che lo premio spesso con il cibo. Vado da lui anche venti volte al giorno e gli porto sempre qualcosa per farlo contento».

3Quando sente il profumo della biada, Artù nitrisce da lontano e corre subito incontro a Mario. Mangia dalla sua mano e poi, come una donna innamorata, lo bacia per ringraziarlo. Infine, torna a correre libero. Con la folta criniera al vento e la tenerezza di un’anima selvaggia, Artù, con il suo bel mantello grigio, fa sentire il tambureggiare degli zoccoli sul selciato. Una sinfonia che esalta la sua eleganza. Quando è stanco si sdraia nella paglia della stalla, dimenticando di essere un animale predato, quindi abituato a dormire in piedi. «Questo ha un solo significato –ci spiega Mario- ha capito di essere in un ambiente tranquillo e il rapporto di fiducia con me lo rende molto rilassato». Da cosa nasce questo affetto reciproco? «Artù mi dimostra spesso il suo amore anche in modo esuberante, non solo durante il premio della biada, ma anche quando gli faccio la doccia e lo striglio. Si esibisce dalla contentezza, facendo addirittura le capriole». A Rivotorto, nella sua bella casa di campagna, trasformata in una piccola arca di Noè, Mario accudisce anche un Emù di grandi dimensioni, che ha 44 anni. L’animale è ormai cieco e ha bisogno di cure quotidiane. «L’ho portato a casa -racconta- che aveva pochi giorni e l’ho allevato come un pulcino. Adesso è un gigante pennuto ma non vede più, riconosce la mia voce e quando gli porto da mangiare mi viene incontro. E’ lui che fa compagnia al cavallo, anche se lo separa la rete di recinzione». Nella sua arca di Noè a Rivotorto, ci sono anche un gallo (salvato da morte sicura), diverse galline, colombi bianchi e un cane. Quest’ultimo è un incrocio fra un Corso e un Pit Bull. «Era un cucciolo quando l’ho portato via dal bosco, dove era tenuto a catena e con poco cibo. E’ molto affettuoso, ma chi entra nella mia proprietà non si fida, perché incute terrore e non ha una faccia d’angelo».

5Sei un samaritano delle quattro zampe? «Ci sono troppe persone che comprano un animale senza rendersi conto di ciò che comporta. Significa che qualcuno dipenderà da te, per i bisogni materiali e affettivi, per tutta la sua vita. Vuol dire affrontare problemi, malattie, conciliare ferie, impegni, lavoro, famiglia e ogni esigenza personale con quelle di un altro essere vivente. Ma si tratta di qualcuno e non di qualcosa… non è un libro che può essere chiuso e infilato nello scaffale quando non si ha tempo per leggere. Questo vale per ogni animale». Mario ha organizzato in Umbria e fuori dell’Umbria, molte gare equestri: L’Aquila, Modena, Nocera Umbra, Castel Ritaldi. Quando lasciamo la sua casa di Rivotorto, gli ultimi raggi del sole filtrano dalle chiome degli alberi e punteggiano il terreno. Ci viene in mente Quasimodo: “Ognuno sta solo sul cuore della terra / trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera”. Mario non è solo. Ha un cavallo per amico, che non giudica, non critica e non è falso e ipocrita come certi amici, dai quali anche Mario non si salva. (117)

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Written by Gilberto Scalabrini