Sono gli “Apv-odv” in ospedale, con anziani e in carcere dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi. Il presule ai partecipanti: «Se ci manca l’amore per Dio e per il prossimo tutto ciò che facciamo è destinato a fallire»

1PERUGIA 10 ottobre 2019 – «Svolgere oggi opera di volontariato in aiuto a quanti sono malati, disabili, anziani, carcerati…, significa essere cristiani fino in fondo, come il “buon samaritano” del Vangelo di Luca; soprattutto sentirsi realizzati con se stessi nell’amare il tuo prossimo come te stesso nel prenderti cura di lui, entrando in intimità con il Signore, servendolo nell’alleviare le sofferenze dei suoi figli, i nostri fratelli». E’ in sintesi quanto ha sottolineato il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve mons. Marco Salvi all’inaugurazione dell’ultimo corso per aspiranti volontari dell’Associazione perugina di volontariato (Apv), promossa dalla Caritas diocesana, apertosi questa settimana al “Villaggio della Carità” di Perugia. L’Apv di recente ha recepito la nuova normativa divenendo una “odv” (organizzazione di volontariato), come ha spiegato il segretario della stessa Apv Maurizio Santantoni, nel coordinare la “lezione inaugurale” e presentare il programma del corso 2019 dedicato al tema “Condivisione e servizio: camminare con chi fa più fatica”.

2Sull’importanza di una costante formazione dei volontari è intervenuto il direttore della Caritas diocesana, il diacono Giancarlo Pecetti, nel salutare i partecipanti al corso.  «E’ assolutamente necessaria una adeguata formazione dei volontari, ma è altrettanto necessaria una revisione continua di vita difronte alla chiamata che il Signore fa a ciascuno di noi – ha commentato Pecetti –, perché io credo che il volontariato sia una vocazione. E sapete per quale motivo è una vocazione? Per scoprire sempre più la bellezza e la gioia di donare parte di noi stessi agli “ultimi”, a coloro che sono nella sofferenza». A evidenziare la finalità del corso, che prevede otto “lezioni” (la prossima è in calendario il 16 ottobre, alle ore 18.30, al “Villaggio della Carità”, mentre l’ultima si terrà il 4 dicembre), è stato mons. Salvi nel soffermarsi sulle «motivazioni che determinano la scelta del servizio gratuito e da dove nasce questa gratuità.

Ma quale è la posizione vera difronte all’impegno che l’aspirante volontario si sta assumendo – si è chiesto il presule – nel seguire questo corso che prepara al volontariato gratuito?». La risposta è la parabola del “buon samaritano”, ha ricordato mons. Salvi, perché «ci porta dritto alle radici della nostra fede e di noi stessi e non possiamo assolutamente fare a meno di considerarla se vogliamo scoprire veramente chi siamo e come stiamo vivendo. Credere in Gesù vuol dire mettere in pratica ciò che lui dice».

«Nella vita non serve solo la teoria – ha precisato il vescovo ausiliare –, ma anche la pratica e amare il prossimo è la dimostrazione pratica di amare Dio. Cosa c’è alla base del nostro servizio? Possiamo dire con sincerità che quello che facciamo riflette il nostro amore totale per Dio e per il prossimo? Possiamo avere nelle nostre comunità parrocchiali la chiesa più bella, l’organizzazione migliore, il servizio di musica più professionale come i nostri cori, i soldi che non mancano quando c’è da realizzare un’opera, un progetto di carità, ma se ci manca l’amore per Dio e per il prossimo tutto ciò che facciamo è destinato a fallire. Il nostro fare come cristiani, spesso, dimostra che siamo presi dal servire Dio a modo nostro, che non ci fa vedere i reali bisogni delle persone che ci circondano.

Se non amiamo noi stessi non possiamo amare il prossimo. Tanto per capirci, l’egoista non è una persona che ama se stessa, è una persona che pensa solo a se stessa e il suo agire da egoista indica che ha un profondo bisogno di soddisfare i suoi bisogni a tal punto di dimenticarsi degli altri. Il volontariato cristiano è gratuità ed è generosità che ci richiama al prossimo amandolo come noi stessi ed è Gesù ad insegnarcelo con la parabola del “buon samaritano” che non cambiò strada alla vista dell’uomo sanguinante». (60)

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Written by Gilberto Scalabrini