Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1MONTEFALCO, 16 nopvembre 2019 – Affascinano quando parlano del loro vissuto, un amore inossidabile che fa da esempio per ogni generazione. I coniugi contadini, anzi piccoli imprenditori agricoli, sono Mario Cariani e Isolina Micanti. Abitano nella tranquilla campagna di Cerrete di Montefalco e sono entrambi felici di condividere insieme le fatiche e le gioie, ma anche l’amore per la famiglia, i figli e i nipoti. Mi danno appuntamento in cantina, una volta considerata la cassaforte del contadino. Sul piazzale della casa, l’odore del mosto già in fermentazione è inebriante. E’ un profumo dolciastro, avvolgente. Ad azionare il vecchio torchio idraulico c’è Domenico, un amico dei Cariani. Subito dopo Mario ci fa salire in soffitta, dove su rudimentali graticci, detti camorcanne, sono stati messi a passire -per almeno due mesi- i grappoli di uva Sagrantino. Sono distesi con cura per la disidratazione degli acini: gran parte dell’acqua evaporerà, mentre gli zuccheri e altri composti organici si concentreranno maggiormente.

2«A Natale -dice Isolina- Mario imbottiglierà il vino passito, ottimo da abbinare a crostate, dolci, frutta secca e formaggi stagionati». Alle 10, raggiungiamo la vigna. E’ una giornata assolata dei primi giorni di Ottobre e la vendemmia sta volgendo al termine. Mario e Isolina arrivano sul campo con il vecchio trattore. Scaricano le cassette lungo i filari, poi le riempiono staccando i grappoli dalla vite a colpi di forbice. Resto con loro un paio di ore ed è un’esperienza fanstastica, indimenticabile. Tra i filari del più pregiato vino italiano, il Sagrantino, si respira il territorio e si vive la natura. Con vanità ciarliera, si chiacchiera a voce alta di vino, del ritmo delle stagioni, della variabilità del tempo atmosferico. «Le giornate della vendemmia -commenta Isolina- sono ancora le più attese, perché l’atmosfera è allegra e festosa. Quest’anno abbiamo iniziato in ritardo, perchè è mancata ad agosto e settembre la pioggia. Una volta, quando l’uva era matura, verso la fine dell’estate, andavamo a vendemmiare anche nei campi vicini. Io ero giovane e, assieme alle altre donne preparavamo la merenda da consumarsi durante il lavoro. La mettevamo in un grande fazzoletto a quadrettoni… La cosa bella era che il cibo si divideva fra tutti».

3Mentre racconta, avverte forte la nostalgia di quegli anni lontani, non tanto per la gioventù perduta, quanto per quel senso di solidarietà che era proprio della nostra gente di campagna. Mario è un omaccione alto e robusto che ha superato il traguarado degli 80. Lavora dalla mattina alla sera come un giovanotto e non è mai stanco. Nella stalla ha pure le bestie da accudire: un cavallo, una mucca, un vitellino, un somarello, un pony e una capretta. Gli chiedo: la vendemmia si trasforma ancora da fatica in festa come una volta? Sorride:«Un tempo la vendemmia era un momento magico per tutti, ma poco o nulla sanno le nuove generazioni di quel tempo. Era una festa nella festa, un evento capace di catalizzare l’attenzione del mondo contadino intorno a sé. Le famiglie dedicavano la stessa attenzione all’uva e al vino. Le giornate erano accompagnate da canti e battute di mano. Era tutto un correre su e giù per i filari, perchè bisognava fare presto per evitare le piogge autunnali. Ormai, fra le vigne siamo in pochi e quei pochi sono anziani. Io mi sporco ancora le mani per davvero, perché rispetto la terra e le uve di cui vado orgoglioso, per il bel vivere e la buona tavola».

4Subito dopo aggiunge: «Questo è l’insegnamento di mio padre. Allora, il clima fra i vignaioli era unico. C’era la voglia di interpretare la propria terra e di darle visibilità. E questo spirito è sopravvissuto fino ad oggi. Siamo semplici contadini che vogliamo trasformare il frutto in vino, e questo ci fa stare con i piedi per terra, in tutti i sensi. Ma nulla ci impedisce allo stesso tempo di provare passione per ciò che facciamo. In campagna si consumano le nostre energie… ma siamo una specie austera in estinzione». In cantina come in campagna o nella stalla, Mario ci mette slancio, pazienza, spirito di sacrificio e amore. Ogni anno, in ogni bottiglia stappata, escono vini di qualità, grazie all’esperienza e alla competenza. La stessa cosa avviene per l’olio extravergine di oliva. Novembre è ormai alle porte e tra poco ci sarà da raccogliere le olive. Qualche agricoltore teme il clima fresco/umido, perchè potrebbe significare il proliferare della mosca. La situazione è monitorata.

5Come sono le previsioni della vendemmia 2019? Allarga le braccia: «E’ ancora in pieno svolgimento e c’è una resa del 70,75%, quindi avremo un leggero calo rispetto al 2018. Il deficit idrico e il caldo hanno inciso, ma anche se ci sarà meno vino, sarà di qualità molto elevata. I grappoli sono rigogliosi e sani, i chicchi un po’ incruditi. I conti veri, però, si faranno quando tutto il raccolto sarà in cantina». Infine, mi saluta con l’invito a tornare a Cerrete per la degustazione del vino novello a san Martino. «Sarà l’occasione giusta per aprire le botti. E’ una tradizione antica, legata alla nostra cultura contadina. Se farà freddo -avverte Mario- l’atmosfera riscalderà anche il cuore, perchè faremo festa, come una volta…con lo spirito giusto!». Ringrazio e prometto che ci sarò.

Pubblicato sul numero cartaceo di ECO -speciale Autunno-    ©  Riproduzione vietata (604)

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Written by Gilberto Scalabrini