E' frutto della semplicità dell’amicizia delle Diocesi di Como e di Mantova. Mons. Boccardo: «È questa solidarietà che ci riscalda il cuore»

1Norcia, 2 dicembre 2019 – Sabato 30 novembre 2019 per la comunità parrocchiale dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci guidata da don Luciano Avenati è stata una giornata importante: a tre anni dai terremoti del 2016 è stato infatti inaugurato il Centro di Comunità “S. Andrea” nella frazione di Campi di Norcia, un ulteriore segno che l’archidiocesi di Spoleto-Norcia consegna alla popolazione per dire che è possibile ricominciare. Il Centro, frutto dell’amicizia delle Chiese di Como e di Mantova. L’arcivescovo mons. Renato Boccardo ha benedetto e presieduto la Messa per l’inaugurazione del Centro. Con lui hanno concelebrato i vescovi di Como mons. Oscar Cantoni e di Mantova mons. Gianmarco Busca, ossia le Diocesi che hanno raccolto i fondi per le costruzione del Centro. C’erano poi i sacerdoti del nursino e casciano, alcuni presbiteri della diocesi di Terni-Narni-Amelia e don Diego Testino parroco di sei comunità nel Comune di Ceranei (Genova) gemellate da dopo il sisma con quella dell’Abbazia di S. Eutizio. “Regista” attento e accogliente è stato don Luciano Avenati, coadiuvato da tanti parrocchiani che hanno dedicato tanto tempo ad arredare e abbellire la nuova struttura di oltre 200 metri quadri. Moltissimi i fedeli presenti, tra cui il sindaco di Norcia Nicola Alemanno, quello di Preci Massimo Messi e le autorità militari. La liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale; il servizio all’altare è stato invece curato dall’eremita Tadeusz Wrona e da due seminaristi diocesani.

2Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato il motivo di questa giornata: «Siamo qui per inaugurare questo luogo che diventa la casa di Dio in mezzo alle case degli uomini, un luogo di condivisione e di fraternità che ci ricorda la presenza amica di Dio nella vita di ogni giorno. È vero che quando si entra nella prova – per noi quella del terremoto e la conseguente fatica di andare avanti con i segni della speranza che mancano, con la frustrazione delle attese e delle promesse non mantenute – si pensa che non vale la pena ricominciare. E invece no: vale la pena sempre ripartire, perché il Signore si prende cura di noi e continua ad essere presente al nostro fianco per ricordarci ciò che vale veramente. Questa casa allora ci ricorda ad essere solleciti del bene vero, ad essere ricchi interiormente, certi che Dio è con noi».

3Il grazie di mons. Boccardo alle Chiese di Como e Mantova e a don Luciano. L’Arcivescovo, poi, ha ringraziato i suoi confratelli di Como e di Mantova e con loro le Caritas diocesane e tutti i fedeli di queste due Chiese lombarde: «La semplicità dell’amicizia – ha detto – riscalda il cuore: care Eccellenze, siete qui per dirci che ci volete bene, che siete con noi senza calcolo, che siete qui per amore e non per fare delle passerelle a fini propagandistici. Da ciò impariamo che solo nella misura in cui riusciamo a metterci insieme e a non avere paura di chi è diverso è possibile costruire: oggi, invece, i tanti messaggi che riceviamo ci invitano a ripiegarci su noi stessi nella ricerca dell’interesse personale e privilegiare lo slogan prima noi e gli altri si arrangino». Infine mons. Boccardo ha ringraziato don Luciano per «la sua fedeltà, la tenacia, la determinazione e la fantasia. Sono orgoglioso – ha detto il Presule – dei miei sacerdoti che dopo il sisma sono rimasti qui e non si sono mai allontanati da questa gente».

4Don Luciano Avenati ha ringraziato l’Arcivescovo per la sua presenza e vicinanza in questi tre anni post sisma. «Al di là di quello che qualcuno ancora dice – ha affermato – io devo testimoniare davanti a tutti che la sua presenza non è farfallona ma molto concreta, affettuosa, discreta, vicina. Lui ha avuto a cuore molto la realizzazione di questo luogo e con tenacia lo ha portato avanti. Grazie monsignore per questo ulteriore segno che ci dà». Poi, don Luciano si è commosso quando ha ringraziato gli operai della ditta che ha realizzato il Centro (Valentini & Scarponi Costruzioni) per l’abnegazione dimostrata. Per la cronaca: il progettista architettonico e direttore dei lavori è stato il geometra Simone Desantis, il progettista strutturale l’ing. Giuseppe Scatolini.

5Il vescovo di Como mons. Oscar Cantoni ha detto: «Usciamo da questa celebrazione con la certezza che i colpi del terremoto sono meno intensi della carità di Dio, del suo amore che si fa vivo e viene realizzato dall’amicizia e dalla solidarietà che formano la vera fraternità cristiana. L’occasione calamitosa del terremoto è diventata occasione di solidarietà: così vivono i cristiani e le comunità sono attraenti per la carità che manifestano di volta in volta. Grazie a questa comunità parrocchiale che ci permette di esercitare questa carità che proseguirà anche con l’invio di giovani da Como per un tempo di servizio in questo territorio, a questa gente». Mons. Gianmarco Busca vescovo di Mantova, città che ha sofferto il terremoto nel 2012, ha sottolineato che «la distruzione che provoca il sisma ci rimane non soltanto negli occhi per aver visto i muri che cadevano, ma lascia anche una traccia interiore. È molto bello allora che per guarire le ferite interiori si possano celebrare anche i successi di ricostruzione come questo Centro. Il terremoto – ha concluso – ci lascia due frutti: la pazienza, che è la virtù di sopportazione attiva anche di eventi non previsti come il terremoto, che non si lascia piegare ma che sa inventare percorsi nuovi; la fraternità, ossia il concretizzarsi della bellezza per i cristiani dell’essere membra gli uni degli altri e che quando un membro soffre tutti soffriamo, quando uno gioisce tutti gioiamo».

Alla fine, ha preso la parola anche don Diego Testino parroco di sei comunità nel Comune di Ceranei (Genova): «La Divina Provvidenza – ha detto – ci ha fatto incontrare don Luciano e questa parrocchia dell’Abbazia di S. Eutizio. Nelle visite reciproche abbiamo ricevuto tanto da questa comunità, ci ha fatto crescere nella fede e nell’amore, ci ha dato delle belle testimonianze di tenacia, di forza, di amore alla terra e alla comunità. Veniamo sempre volentieri per imparare». (92)

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Written by Gilberto Scalabrini