L'alto magistrato ha inciontrato ieri la stampa: «I settori dove la crisi si fa ancora sentire- spiega il Procuratore generale- sono quelli più aggredibili con i capitali sporchi»

Cardella FaustoPerugia, 11 dicembre 2019 – Il pericolo infiltrazioni mafiose balla sull’uscio dell’Umbria, anzi ben dentro, come hanno dimostrato, nel corso degli anni, inchieste anche pesanti, dopo indagini difficili e di qualità. «Non bisogna però né generalizzare, né demonizzare», dice il Procuratore generale Fausto Cardella che ieri ha incontrato la stampa per fare un bilancio delle attività svolte dal suo Ufficio nell’anno 2019. “Per la criminalità organizzata l’Umbria è appetibile – aggiunge l’alto magistrato- essendo una regione che ha una sua vitalità. Dopotutto nessuno investirebbe in zone depresse. Quindi anche i capitali mafiosi puntano a prodotti che vanno bene. Tutti i territori possano essere a rischio, ma le attenzioni e gli affari criminali possono essere un segnale di dinamicità. L’Umbria non è contaminata come altre e la situazione è sotto controllo, anche grazie a una maggiore consapevolezza che ha portato a un cambiamento del modo di combatterla. Ma non dobbiamo assolutamente pensare che non ci sia il rischio o che non ci siano state infiltrazioni in altro modo».

Accanto al Procuratore Fausto Cardella i sostituti procuratori Claudio Cicchella e Dario Razzi, il questore, Mario Finocchiaro, i comandanti regionale della guardia di finanza, Benedetto Lipari, e della Legione carabinieri, Massimiliano Della Gala, quello del nucleo di polizia economico finanziaria della gdf di Ancona, Guglielmo Sanicola.
Cardella ha a cuore il valore delle difese dell’Umbria sui rischi delle infiltrazioni e sfiora anche il caso delle sale scommesse, prendendo lo spunto per un’altra analisi: «Il gioco d’azzardo, in tutto il mondo, è un’attività particolarmente a rischio sul fronte infiltrazioni. È semplicemente un dato storico che ce lo dice. Questo non vuol dire che lo siano tutte le sale giochi, le sale scommesse o i casinò. Ci vuole una consapevolezza diversa da chi spende per quel tipo di attività, senza arrivare a parlare della ludopatia. Chi gioca sa che i sui soldi possono anche alimentare certi giri e finire in certe tasche».

Non dimentica i rischi legati all’economia in affanno. «I settori dove la crisi si fa ancora sentire- spiega il Procuratore generale- sono quelli più aggredibili con i capitali sporchi. Se c’è un’impresa che si trova in difficoltà, come rifiutare offerte di acquisto che arrivano con i contanti in mano? Quando un’impresa viene acquisita in quel modo non c’è solo un bene che finisce in certe mani, ma si inizia a inquinare un mercato: le imprese buone possono essere scacciate via da quelle cattive. E indebolendosi possono diventare bocconi appetibili a loro volta. Senza dimenticare che un’impresa che resta attiva con una boccata d’ossigeno avvelenato non si sa mai che strada possa prendere. Quante ne abbiamo viste di vendute, smembrate, spogliate? Con i lavoratori, poi, che finiscono in mezzo a una strada». (158)

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Written by Gilberto Scalabrini