1Perugia, 12 dicembre 2019 – Maxi blitz della polizia di Stato contro alcune storiche cosche della ‘ndrangheta che, oltre ad operare nel territorio di origine, in Calabria, avevano infiltrato in modo significativo anche la nostra regione. L’inchiesta dello Sco della polizia con le squadre mobili di Perugia, Catanzaro e Reggio Calabria, è stata coordinata dalle Dda di Catanzaro e Reggio. 27 i provvedimenti restrittivi nei confronti di appartenenti alle cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno e sequestrati beni per un valore di circa 10 milioni di euro. Il sodalizio criminale, al quale é contestato anche la detenzione di armi, aveva inquinato il tessuto economico attraverso la predisposizione di società, spesso intestate a prestanome o soggetti inesistenti, in grado di offrire prodotti illeciti (come fatture per operazione inesistenti) a favore di compiacenti imprenditori.Le indagini  sono state avviate a partite dal 2015, quando il leader, dopo un lungo periodo di detenzione, si stabilì a Perugia, località Casa del Diavolo, per scontare la misura della detenzione domiciliare, che gli permise di riallacciare i contatti con altri esponenti di spicco del sodalizio come R.A., referente imprenditoriale in Umbria della famiglia CRUPI. Il boss inviava messaggi ad altri sodali di Siderno, ed individuava terreni nella zona di Perugia da destinare a vigneti per la produzione di vino da commercializzare in Canada per il tramite di soggetti contigui al COMMISSO.

3Sequestrate numerose società aventi sede nella nostra regione. L’operazione, denominata Core Business ha fatto luce sugli interessi economici della cosca commisso e sui rapporti con professionisti e manager in Umbria. Alcuni soggetti sono anche indagati per aver compiuto azioni simulate – finalizzate ad agevolare l´associazione mafiosa – che con il sistema di ‘scatole cinesi’ messo a punto per schermare il patrimonio economico e celare le effettive possidenze, contribuivano ad occultare la riconducibilità piena ed effettiva in capo ai fratelli Crupi di una società in provincia di Arezzo, oggetto di decreto di sequestro preventivo.

2Le cosche hanno minato, con attività estorsive, la libera concorrenza nella esecuzione di lavori edili, nonché attivandosi a favore di soggetti candidati alle elezioni amministrative locali. L’inquinamento del tessuto economico da parte dei criminali è avvenuto attraverso società, spesso intestate a prestanome o soggetti inesistenti, in grado di offrire prodotti illeciti, in primis fatture per operazione inesistenti, a favore di compiacenti imprenditori: business, quest’ultimo, che ha visto il coinvolgimento anche di soggetti contigui alla ‘ndrangheta vibonese e che ha consentito al sodalizio di lucrare cospicui guadagni attraverso sofisticate truffe in danno di diversi istituti di credito e complesse operazioni di riciclaggio del denaro di provenienza delittuosa. (187)

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Written by Gilberto Scalabrini