Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1Norcia, 20 dicembre 2019 – Vi ricordate la “grande botta”? Era il 30 ottobre 2016, quando alle 7,40 la terra iniziò a tremare e Norcia fu destata di soprassalto con la città e numerosi borghi comuni in frantumi. Fortunatamente, nessun ferito, nonostante i crolli. A tre anni e tre mesi dal sisma, però, quelle ferite restano ancora aperte, nonostante le promesse e i buoni propositi (si fa per dire) di tutti i politici di ogni colore. Adesso questa attesa infinita per la ricostruzione rischia di cedere il passo allo spopolamento. Attesa “infinita”: il titolo lo abbiamo preso in prestito da una delle liriche di Giacomo Leopardi, “l’infinito”, che quest’anno compie 200 anni.

2Per il poeta di Recanati si tratta di una bella poesia, mentre per gli abitanti della Valnerina di uno stato d’animo stressante. La ricostruzione resta al palo, lungo corso Sertorio scritte di protesta del Comitato di ricostruzione sono state incise con la vernice rossa su vecchie lenzuola; in piazza san Benedetto il cantiere della torre civica sponsorizzato dal re del cachemire, Brunello Cucinelli e vicino la Castellina l’albero di Natale. La torre è stata smontata e le pietre numerate e catalogate. Per ripartire, però, non basta la generosità del grande mecenate. Qualcuno afferma che sarebbe stato molto più apprezzato il gesto di Cucinelli, se sul territorio avesse aperto un laboratorio e dato lavoro a venti, trenta persone. “Alla ricostruzione –dicono- ci deve pensare lo Stato. Se resta solo la desolazione, la gente se ne va”. Forse hanno ragione, forse no. Intanto, c’è un segnale di ripartenza, ma non basta. Abbiamo notatoanche  altri cantieri, ma tutto è ancora avvolto nella speranza.

0Forse hanno ragione, ma intanto Norcia, così bella e così ricca di storia e di monumenti insigni, trascorrerà un altro Natale con una fioca luce di speranza per il futuro. Ci sono troppe pastoie burocratiche che causano ritardi e la gente vuole ritornare a casa. Gli esercizi commerciali, gli alberghi, vogliono riaccogliere i turisti, vedere la gente girare per la città, perché Norcia è amabile e rappresenta per il mondo intero spiritualità e misticità. I nursini non demordono: con la loro encomiabile tenacia, si battono per far ritornare la città e i borghi (quest’ultimi oggi quasi disabitati )e quelle macerie ancora ben visibili in luoghi di aggregazione, di vita, di comunità. (98)

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Written by Gilberto Scalabrini