Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

2ASSISI, 1 GENNAIO 2020 – E’ un presepe che ricorda una storia vera e contribuisce a ricostruire un antico spaccato di ruralità contadina umbra. Il presepe francescano, allestito nella frazione Rivotorto, all’interno del Santuario del sacro tugurio, ha case, stalle, personaggi, animali e campagna fertile che insistono sulla bassa assisiate. Quasi un’antologia inedita che racconta il mondo agricolo ai tempi di san Francesco. Pensate che ci sono campi realmente coltivati a grano, dove il frumento cresce in fretta, ma anche spogli tralci dell’uva legati ai filari della vigna, che si sveglierà intorno a marzo per l’inizio di un nuovo ciclo. Tutto è in miniatura, anche cipressi e querce, strade sterrate e l’imponente maniero della Rocca di Assisi. Insomma, un piccolo mondo di campagna che si anima di gente e di animali.

1Gesù nasce all’interno del sacro tugurio, un vecchio e umido capanno di pietra, costruito nelle vicinanze di un ruscello tortuoso. Tre misere catapecchie, rifugio dei contadini e dei loro animali da soma, quando non riuscivano di sera a tornare a casa. Oggi il manufatto è inglobato, dal 1854, nel santuario all’interno della chiesa dalle forme neo-gotiche. Vista la sua storia, il tugurio è stato importante proteggerlo e preservarlo. Si presenta ancora com’era all’origine: soffitto basso e mura di pietra rosa del Subasio. Un tempo il tetto era coperto di frasche, poi furono sistemate le tegole. Era usato come riparo dai contadini. Il poverello di Assisi, per vivere il Vangelo in assoluta e rigorosa povertà, lo scelse come dimora per tre anni: dal 1208 al 1211. Qui alloggiarono con lui anche i suoi primi due fratelli, poi se ne unirono altri e il piccolo gruppo condusse una vita eremitica. Un bel giorno, però, capitò un rozzo contadino col suo asino.

34Temendo di essere cacciato fuori, spinse l’animale dentro il tugurio, incitandolo con queste parole: «Entra, che faremo un buon servizio a questo ricovero!». Francesco, nell’udire questa provocazione intuì le brutte intenzioni dell’uomo e si rattristò. Abbandonò subito il luogo e si recò in un altro poco distante, chiamato Porziuncola dove, molto tempo prima, egli stesso aveva riparato la chiesa.  Non voleva avere nulla di proprio, abbracciato a sorella povertà. Forse, se i frati fossero rimasti nel tugurio, avrebbero unito le tre spoglie costruzioni.

5Il tugurio, dunque, fu il primo posto in cui Francesco e i suoi confratelli vissero a contatto con i lebbrosi. Fuori della chiesa c’è una statua di bronzo che ne ricorda l’incontro e l’abbraccio. Se non fosse stato cacciato dal tugurio da un contadino, che voleva ricoverarvi l’asino per la notte, forse questo luogo, ormai mistico, sarebbe stato usato ancora a lungo dal poverello e dai suoi seguaci. Invece, Francesco preferì rifugiarsi con i suoi seguaci nella famosa Porziuncola di santa Maria degli Angli.

6Oggi, questo luogo costituisce una pietra miliare nella storia di San Francesco. Ogni anno, ad allestire il caratteristico presepe è un gruppo di volontari -come ci spiega il parroco, Padre Antonio Petrosino- che inizia a lavorare almeno due mesi prima. Fu voluto per la prima volta da padre Giuseppe Piccioni. Alla sua scomparsa, oltre venti anni fa, la cura del presepe è passata a una decina di confratelli della Confraternita di San Francesco d’Assisi. La tradizione prosegue senza interruzione di continuità e, in questi giorni, è ammirato da bambini e adulti, perché lo scenario fa rivivere la magia natalizia, con uno spaccato tipicamente umbro. Un presepe così bello, non poteva certo mancare nel comune di Assisi, dove la tradizione e la fede sono molto radicate.

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Written by Gilberto Scalabrini