Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

FUSOSpello, 7 gennaio 2020 – Un presepe assolutamente da vedere era quello dell’artista Pierluigi Fuso, in via Fontanello. Molte sono state le persone che hanno avuto la firtuna di vedere quest’ora, davvero eccezionale, perché si va alla riscoperta delle eredità lasciateci dalle generazioni passate. Si ripercorrono le memorie e tradizioni di un’epoca di vita agreste che, pur con le sue contraddizioni, regolava il modus vivendi della comunità e della società spellana: dai campi arati con l’aratro trainato dai bovi, alla ferratura delle mucche,dall’uccisione del maiale ai muretti a secco. Insomma, uno spaccato del trascorrere della vita di ogni giorno nel borgo, ma -nonostante due riconoscimenti, uno cartaceo e uno su targa- offerti dalla Pro Loco e dal Comune, il suo presepe è rimasto nell’ombra.

1Per Pierluigi Fuso, il detto divenuto proverbiale «nemo propheta in patria» ben gli si addice, perché un così grande artista presepiale meritava ben altra notorità e ruiconoscimento. Pochi, invece, si sono accorti di avere in casa, a Spello, un signore che riproduce in miniature perfette scene rurali, paesaggi e case di una volta. Ha esposto il suo grande presepe, una vera opera d’arte, nello  spazio troppo angusto del suo laboratorio. A questo artista, che modella in creta e dipinge personaggi, animali, tegole, pietre rosa in miniatura, andava concesso uno spazio ben visibile nel centro storico.

2Pierluigi non fa polemica e racconta che nella rappresentazione presepoiale ha riprodotto, con mesi e anni di lavoro“tutti i ricordi della sua infanzia, che sono rimasti scolpiti nella memoria da quando ero bambino”. E la sua  memoria,ci ha restituito il piccolo mondo rurale di Spello. Un mondo che oggi rasmette la magia delle tradizioni e la ruicostruzione del tempo passato . Una ricostruzuione che sorprendere per le capacità manualei di Pierluigi Fuso, il quale riproduce sapientemente tutti i dettagli di una architettura medioevale con grande raffinatezza e dovizia di particolari.

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Written by Gilberto Scalabrini