L’errore alla banda: uno dei malviventi infatti perdeva un guanto nella fuga che ha permesso alla scientifica di accertare di chi fossero le tracce di DNA

carabinieriPerugia, 7 gennaio 2020 – Ci sono voluti 13 mesi di indagini, condotte dai Carabinieri della Stazione di Valfabbrica, per dare un nome e cognome ad uno dei malviventi che la sera del 19 Ottobre 2018, insieme ad altri due complici, ancora ignoti, si era introdotto, all’ora di cena, nell’abitazione di una famiglia del piccolo comune perugino, rompendo un vetro della porta finestra del salone, posto al primo piano. Una volta all’interno dell’appartamento i tre hanno rovistato per tutte le stanze ed asportato, dopo aver tagliato con un frullino la cassaforte, alcuni oggetti in oro. Il furto non aveva portato conseguenze ulteriori solo grazie al tempestivo intervento della pattuglia dei carabinieri. E’ stato proprio il celere intervento a far commettere l’errore alla banda. Uno dei malviventi infatti, nella concitata fuga per sottrassi all’arresto, perdeva un guanto che, una volta repertato dagli inquirenti, grazie alla professionalità del militari del Reparto Investigazioni Scientifiche Carabinieri di Roma, ha permesso di accertare che vi fossero tracce di DNA e quindi “la firma” dell’autore del furto.

Si tratta di un soggetto albanese di 31 anni, pluripregiudicato per reati analoghi, già tratto in arresto nel mese di Novembre 2019 dai Carabinieri di Valfabbrica, unitamente a quelli di Osimo, dopo che aveva razziato oro e soldi da abitazioni nelle Marche.

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Written by Gilberto Scalabrini