Dal nostro inviato speciuale GILBERTO SCALABRINI

01Assisi, 19 gennaio 2020 – L’antica tradizione contadina della festa, la benedizione degli animali (della stalla e domestici), la distribuzione del pane di sant’Antonio Abate, piatti magistrali cucinati per dodici giorni nella taverna-tendone dei priori, la fanfara a cavallo della Polizia di Stato in apertura del lungo e suggestivo corteo, ristoranti tutti prenotati da un mese per consumare il menù secondo l’usanza, anche quest’anno hanno fatto bingo.

1Il centro di santa Maria degli Angeli chiuso al traffico già dalle 7,30 di oggi. All2 ore 10 era gremitissimo di gente. Tanta gente, tanto da sembrare di assistere al giorno del giudizio universale. Un’invasione pacifica e festaiola, dove ogni volta si rischia di smarrirsi per la troppa confusione. L’immensa folla è sempre quasi tutta stipata vicino la Basilica, dove attende con ansia, dopo la messa solenne, di godere lo spettacolo della sfilata. Una folla strabocchevole, tanto che secondo gli organizzatori del piatto di sant’Antonio, sarebbe la seconda manifestazione più gremita di gente in Umbria, dopo la Corsa dei ceri a Gubbio. Ci sono tutti: ragazzi, uomini e donne di una certa età, famiglie al completo che si trascinano appresso i figli, donne incinte o recanti in braccio bambini, e poi al seguito loro: gli animali.

2Folla fitta e compatta, perché si scomodano davvero tutti, da ogni parte dell’Umbria e anche da fuori regione. D’altronde, questa bella festa in onore del protettore degli animali è una festa popolare di successo, dal fascino antico. L’abbaiare dei cani, il miagolio di qualche gatto, il raio di alcuni somari e il nitrito dei cavalli sono la musica che accompagna per ore i momenti dell’appuntamento.

3La storia racconta che santa Maria degli Angeli era via di transito dei postiglioni postali tra Firenze e Roma, ma nel 1860 scoppiò una grave epidemia, che colpì in modo particolare i cavalli. I padroni preoccupati, si rivolsero fiduciosi a Sant’Antonio Abate, pregando i frati della Porziuncola di fare un triduo in onore del Santo, di cui in quei giorni ricorreva la festa. Ottenuta la grazia con la fine del morbo e scongiurato il pericolo della morte dei cavalli, in ringraziamento al Santo fu celebrata quell’anno, con grande solennità, la sua festa. Si svolse la processione per le vie del paese e fu distribuito un pranzo ai poveri, che prese la denominazione di “Piatto di Sant’Antonio”. Anche quest’anno si è registrato il tutto esaurito.

4Nel menù gastronomico della cucina angelana si trova una razione di maccheroni al sugo, due fette di carne in umido, quattro salsicce, due polpette, pane, mezzo litro di vino e due mele. Poi i commensali portano da casa dolcetti, liquori e spumante.

5«Questa festa ha tanti significati –dice il sindaco Stefania Proietti- e tutti sono racchiusi nei diversi colori dei mantelli delle prioranze serventi. Esse sono il senso fondante della festa, perché rappresentano la carità concreta, senza intermediazione».

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Written by Gilberto Scalabrini