Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1Monte Aspra (Ferentillo), 27 marzo 2020 – Non c’è la neve sul monte Aspra. E’ solo imbiancata un po’ la cima, ma fa freddo. Tira il vento. L’eremita, Pietro Lentini, che vive da 40 anni tra queste montagne della Valnerina, continua a condurre la sua vita estrema, lontano dal mondo che chiama “babilonia”. «Da quando è iniziata la pandemia –mi dice- c’è un silenzio diverso dagli altri silenzi che sentivo fino a gennaio scorso. Forse è l’abbassamento dell’inquinamento acustico, il rumore della civiltà che ha abbassato i toni. Francamente, non ricordo un silenzio così forte». Come sta signor Pietro? Sorride: « Mi sento l’unico sopravvissuto a questa catastrofica epidemia. Ogni tanto vedovo qualche escursionista o appassionato di funghi e erbe campagnole arrivare fin quassù».

2Cosa pensa di questo focolaio che ha messo in ginocchio il mondo? Adesso si fa serio in volto: «Stiamo guardando in faccia il coronavirus, ma questo nemico non è venuto dal nulla. E’ scaturito dagli inferi, voluto e studiato a tavolino. Purtroppo, da quando l’uomo ha perduto la fede ha imboccato la strada della perdizione. Abbiamo aggredito i più deboli, provocato con l’aborto l’eutanasia dentro il ventre delle madri, calpestato i diritti degli indifesi e smesso di pregare». Usciremo da questa brutta situazione? «Solo se ci sarà un miracolo che verrà dal cielo. Dobbiamo pregare tutti il Padre Eterno, la vergine Maria, implorare la pietà per i nostri peccati. Solo così si potrà uscire, altrimenti il mondo conoscerà la fine. D’altronde, non può convivere il male con il bene. Odio e gelosie sono il nostro pane quotidiano. Dobbiamo imparare a non aggredire più il nostro prossimo, nemmeno con il pensiero».

Quali sono, secodno lei, i segni di questa peste? «La Quaresima di questa Pasqua è diventata quarantena e la corona del rosario il coronavirus. Dobbiamo pregare e rispettare la parola di Dio. Se provate a smontare il Padre nostro, scoprirete parole di una grammatica feriale: volontà, pane, debiti, tentazione, male. Io credo non per averlo veduto, perché percepisco la forza d’urto d’essere stato visto. Pregare non è recitare ma lasciarsi rapire: “Sia fatta la tua volontà”».

3Lei ha paura? «Io se dovessi morire adesso sono in pace con me stesso e il mondo. Da 40 anni prego e ho chiesto anche perdono dei mie peccati». Nei primi trent’anni della sua vita, l’esistenza di Pietro tra gli umani è stata un completo fallimento. Ecco, perchè da hippy è diventato eremita laico-credente. Lo ha fatto per annientare il male, sconfiggere pensieri tempestosi e abbracciare il bene e la speranza. Oggi ha 69 anni e, nonostante abbia solo il diploma di scuola media, parla come un filosofo. Legge tutti i giorni la bibbia e il vangelo.Ha lunghi capelli d’argento, un volto quasi elfico, barba lunga e un sorriso che trasmette subito una forte empatia a chi lo avvicina. Abita in un rudere di pietra a mille metri sul monte Aspra. Non ha acqua, luce e servizi igienici.

«Certo, non mancano i sacrifici, ma sono orgoglioso di cavarmela da solo nella semplicità di ciò che mi offrono l’acqua di un ruscello e la terra. Coltivo anche alcune verdure nell’orto, il necessario per non morire di fame. Ogni tanto scendo fino al paese per comprare qualcosa all’unico generi alimentari». Come fa senza i servizi igienici? Allarga le braccia: «Per i bisogni faccio una buca col piccone sul terreno. D’inverno, però, è dura, perché quando la mattina c’è il gelo il ghiaccio si rompe a fatica… ma il Signore mi ha sempre dato una mano. Certo, sono consapevole dei rischi che corro vivendo solo e isolato, ma la provvidenza mi è sempre venuta incontro come un dono di Dio».

Cosa mangia? «Per diversi anni ho mangiato solo fave, fagioli e lenticchie. Adesso, invece, faccio una ricca colazione con pane e marmellata fatta in casa, oppure pane abbrustolito sulla stufa e inzuppato nel latte. A sera, al calar del sole, mi cucino un piatto di pasta».

Come riempi la giornata dopo aver pregato? «Suono il flauto, mi fa sentire meno solo. Avevo 18 anni quando ho imparato la tecnica da uno dei migliori flautisti olandesi. Sono andato a lezione per sette anni. Adesso mi fa molto compagnia». Noto che è un eremita tecnologico? Sorride divertito: «Da qualche anno, mi hanno regalato un telefonino per le emergenze. Lo ricarico con un pannellino solare (anche questo regalato) e la sera posso accendere due piccole lampade per leggere. Per scaldarmi invece ho una vecchia stufa a legna che è quasi sempre in funzione». Quando riprendo la via del ritorno, Pietro ci saluta con il suono del suo flauto traverso e la sua musica rimbalza per dieci minuti fra le cime degli alberi, trasportata dal vento. Sembra la colonna sonora della sua storia, che entra nel nostro cuore come una fiaba, accompagnata dal suo compositore. (3372)

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Written by Gilberto Scalabrini