Articolo di GILBERTO SCALABRINI

1Perugia, 3 aprile 2020 – C’è una fragilità comune, una difficoltà comune nella paura che viene da dentro, ma dopo i primi giorni difficili la paura sembra aver lasciato il passo alla speranza verso un porto sicuro. Forse il percorso è ancora lungo, siamo ancora tutti ai margini di questo angosciante passaggio del mostro, come dimostrano le immagini inconsuete di strade deserte, ospedali allo stremo e qualche volta anche strategie che non funzionino. Ci sentiamo come sdoppiati, abbozziamo qualche sorriso, ma il corpo trema, lo stomaco pare annodarsi, sentiamo vertigini e anche panico per il rischio di un contagio. Per vincere l’angoscia, il coronavirus non deve essere oggetto continuo di dialogo, altrimenti diventa un’ossessione da cui è difficile uscire. Certo, la paura c’è, è il nostro stesso corpo «a far spaventare» la nostra mente, perché anche la paura degli altri risuona dentro di noi.

Fra pochi giorni è Pasqua, non facciamoci rubare il futuro da questa pandemia. Per molti la preghiera è sicuramente un grande conforto, un modo per essere vicini a chi è lontano, raggiungibile solo con il telefono. L’importante è non essere dimenticati. La speranza che in questo momento è solo quella di tornare a vivere una vita serena, in cui l’amore e la solidarietà la facciano da attori principali e non da comparse. Questo è l’insegnamento che dobbiamo trarre da questa pandemia, come hanno fatto le generazioni passate, colpite da pesti e guerre. (119)

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Written by Gilberto Scalabrini