Articolo a cura di GILBERTO SCALABRINI
Foto di LUCIA SMURRA

1ASSISI, 8 aprile 2020 – Le immagini ci vengono incontro mostrandoci lo spettro spaventoso delle città deserte, la desolazione delle strade con i negozi chiusi, la diffidenza di chi indossa la mascherina quando incrocia un’altra persona, l’incubo della gente in fila in farmacia o agli alimentari aperti. Sono tutti in silenzio e si guardano l’un con l’altro, mantenendo le distanze. Poche auto di passaggio. Nessuno che passeggia, corre o fa jogging. La polizia locale fa la ronda. Questa è Assisi. Le immagini sono state scattate da Lucia Smurra alle 11 di questa mattina. Mai, la città serafica è stata così vuota, lugubre, sinistra. E’ in silenzio come tutte le altre sue consorelle, con gli sguardi della gente a metà fra l’incredulo e la curiosità per una situazione straordinaria ma necessaria. In questo scenario, è impossibile non pensare al dolore di chi lotta nel nostro Paese contro il virus, le lacrime di chi ha perso una persona cara, la paura del contagio, il frastuono del futuro che appare ancora incerto, ma anche la speranza di una nuova alba.

2“La gente sta impazzendo –mi dice un medico- l’isteria sta facendo più vittime del virus”. Anche nei negozi di generi alimentari la gente è attenta a comprare i prodotti, vuole sapere da dove provengono, conoscere la traccia, anche se la comunità scientifica, Organizzazione Mondiale della Sanità in primis, ha chiarito subito che la trasmissione non si manifesta per via alimentare.Una situazione grave in Italia, meno in Umbria che risulta la Regione con il minor numero di malati. La marea però sta calando, almeno leggendo i bollettini della protezione civile. È un calo lento ma costante e i primi a rendersene conto sono i medici e gli infermieri del pronto soccorso, che da qualche giorno non sono più travolti dalle ondate dei contagiati. Ora la lotta al coronavirus si è spostata nei reparti di terapia intensiva. E’ qui la nuova prima linea, con la sofferenza dei pazienti, il dolore dei loro familiari e con la frustrazione di chi si sente impotente quando vorrebbe salvare vite.

34E’ veramente una guerra. Una parola che noi non avremmo mai voluto sentire e pronunciare, perché siamo la generazione che non ha vissuto quegli anni nefasti. Pensavamo all’inizio che fosse una semplice influenza. Purtroppo, non è così. Tutti possiamo essere contagiati e contagiare. I sindaci ripetono di stare a casa. E’ nato anche l’inno contro il coronavirus. Suonato e cantato da molti a finestre e balconi. Eppure, lo avevano detto che la prossima guerra non sarebbe stata fatta di armi, bensì di batteri e la minaccia pandemica non è fatta attendere.

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Written by Gilberto Scalabrini