Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

1FOLIGNO, 12 aprile 2020 – Ieri ha spento 106 candeline. E’ la donna più anziana di Foligno e vive sulle montagne di Seggio. Si chiama Ida Frasconi. Ha una salute di ferro ed è stata festeggiata dai nipoti, i figli del fratello di suo marito. Lei, prima di tagliare la torta, ha suonato la fisarmonica e cantato qualche canzone del suo periodo giovanile. Insomma, la festa se l’è cantata e suonata, indossando tanto di mascherina sul volto. Centosei anni non si festeggiano ogni giorno ma quest’anno non c’era tutto il paese a fargli gli auguri, perché la pandemia costringe tutti a restare a casa. Ida, che noi intervistammo qualche anno fa, è una donna che si cura molto. E’ una donna acqua e sapone, ma sempre in ordine, con i tratti perfettamente integri e il suo viso ne è la testimonianza. Le rughe ci sono, ma in questo caso sono solo complementi del suo dolce viso.

2Ha un consiglio per tutti: “Non arrendersi mai, anche nelle cose più difficili, andare sempre avanti, ma rispettando quello che ci dicono gli esperti”. Si riferisce al coronavirus, che vive con paura ma anche con ottimismo per il futuro del mondo. Sentirla parlare, dispensare consigli, è un piacere. Ha sempre il sorriso sulle labbra, ascolta con attenzione le domande e risponde con pazienza. Sappiamo che la longevità è inversamente proporzionale alla vita, ma anche determinata da fattori genetici e ambientali. Secondo nonna Ida, infatti, sono le arrabbiature, le litigate che accorciano la vita. «Arrabbiarsi –dice- rovina l’umore, provare rancore avvelena l’esistenza». La sua teoria sul segreto della longevità è credibile. Questa elegante signora dai capelli candidi, sostiene che se è riuscita ad arrivare all’incredibile età di 106 anni così lucida lo deve al fatto di essere vissuta sempre in pace con tutti. Intorno a lei i nipoti, Dante Ansuini con la torta e la candelina da farle spegnere, la dottoressa Maura Ambrogi che l’accudisce, si fa per dire, perché Ida è molto vitale, anche se un po’ di tempo fa, a seguito di una brutta caduta, si è fratturata il femore, mettendola a disagio.

4Le chiedo: mi racconta la sua vita. Sorride: «Se raccontassi la mia vita…» e fa un gesto con la mano accompagnato dallo sguardo come a indicare il lontano passato, che nella sua mente è sempre lucidamente presente. Le chiediamo di raccontare, di sfogliare l’album della memoria. Allarga le braccia: «E che devo dire? Ho lavorato sin da bambina e ancora oggi lavoro, perché stare in ozio mi farebbe sentire più vecchia di quella che sono» Con l’interrogativo riaffiora nell’ultracentenaria la riservatezza alla quale le ragazze di un tempo erano educate dalle mamme. «I fatti vostri teneteli in famiglia. Non raccontateli in giro. A nessuno».  Adesso, nonna Ida si passa la mano sulla fronte. Chiude per un attimo gli occhi e poi con voce lenta, intrisa di forte commozione, decide di aprire il libro dei ricordi: «Sono nata l’11 aprile del 1914 a Pisenti, un paesino di questa montagna. All’anagrafe sono registrata come Palmira, ma tutti mi hanno sempre chiamato Ida. Nella vita ho fatto la contadina. Ho lavorato la terra, mietuto il grano, accudito gli animali e svolto i lavori domestici. Una vita dura, non facile. Quante ne ho viste, quante ne ho passate. Ho cominciato a lavorare in casa da bambina. Mi sono fidanzata a 18 anni, ma sono convolata nozze a 32, dopo la fuitina (fuga) di sera. Invece di andare ad abitare in città, mio marito mi ha portato ancora più alto, a mille metri. Sono vedova di 34 anni e vivo con i miei nipoti».

E’ vero che ancora infila l’ago senza inforcare gli occhiali? Donna forte, con un grande cuore, Ida prende ago e filo e ci da subito la dimostrazione in diretta, senza usare gli occhiali. Ecco fatto –dice- ma qualche volta mi trema un po’ la mano e allora ci metto qualche secondo in più». Un traguardo raggiunto in buona salute e con una vista da falco.

 

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Written by Gilberto Scalabrini