Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

a1Norcia, 13 aprile 2020 – Strade deserte, il centro storico ancora più fantasma. Una vera desolazione. Per fortuna c’è solo qualche caso da Covid 19, altrimenti bisognava dire che il destino si sarebbe accanito contro questa terra dove da millenni si respira a fondo l’ordine antico e la forza della natura. La situazione sanitaria è sotto controllo. La Pasqua festeggiata dagli sfollati nelle casette, però, ha avuto un velo di mestizia e tristezza in più. L’arcivescovo di Spoleto, nel suo messaggio alla comunità, ha detto: “In questo panorama tenebroso, sentiamo di aver bisogno più che mai di un raggio di luce e lo veniamo a cercare, mendicanti, presso la memoria viva del grande Santo di Norcia, Patriarca del Monachesimo occidentale, Patrono del continente europeo”. E’ vero, verissimo. Norcia non vive solo nella paura del coronavirus, ma anche nell’incertezza del futuro. L’orologio nelle aree colpite dal sisma sembra essersi fermato alle 3,36 del 24 agosto 2016.

La ripartenza è solo di facciata e quel poco che si è fatto lo si deve a contributi privati. Da quasi 4 anni, le macerie sono ancora quasi tutte lì. Il Comitato Rinascita Norcia scalpita «per ovviare al vergognoso ritardo nell’inizio dei lavori, che toglie alla cittadinanza diritti sanciti dagli articoli 26 e 32 della Costituzione, quelli all’istruzione e alla salute». Ci dice un anziano: «Purtroppo, abitiamo in una terra ballerina e portiamo cucita sulla pelle questa ennesima esperienza, vissuta e sentita raccontare tante volte, anche dai nostri padri e dai nostri nonni». E’ vero, in questa bellissima valle, dove l’atmosfera della pietra custodisce il passato, gli scossoni di una natura imbizzarrita sgroppano da millenni, come se fossero pesi sul dorso di un cavallo selvaggio.

«Noi siamo fieri di cavalcare questa terra e restargli aggrappati addosso –prosegue il vegliardo- senza farsi disarcionare. Fieri dei nostri boschi, delle nostre aspre e a tratti anche selvagge montagne, che formano il fascino dei Sibillini. Fieri pure delle vecchie nonne, che ancora scendono nelle stalle per mungere le mucche».

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Written by Gilberto Scalabrini