BUS URBANIPerugia, li 18 aprile 2020 – Dalle Segreterie Regionali del comparto Trasporti e le RSU in Busitalia di UGL-ORSA-USB, riceviamo e pubblichiamo. È difficile anche crederci. In una situazione di crisi sanitaria che ha costretto a casa migliaia di cittadini e di lavoratori, la Regione Umbria e le aziende che svolgono il servizio di tpl, stanno facendo cassa. Ma cosa sta succedendo? A seguito del calo della mobilità dei cittadini, la regione Umbria, come d’altronde è avvenuto in tutta Italia, ha emanato una delibera riducendo drasticamente i servizi di trasporto pubblico locale, con la conseguente messa in cassa integrazione da parte delle aziende dei lavoratori del settore. Fin qui purtroppo niente di strano o anomalo. La particolarità sta nel fatto che la regione Umbria continua a percepire da parte del governo, attraverso il decreto ministeriale N° 90 del 27 marzo, per i mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile, la totalità del Fondo Nazionale Trasporti. Com’è possibile che a fronte del taglio dei servizi, ridotti al 30% del totale, con i soldi versati come se il servizio fosse svolto al 100%, i lavoratori messi in cassa integrazione siano soggetti ad una forte riduzione dello stipendio? Per noi è assurdo che le aziende, pur avendo a disposizione da Governo e Regione tutti i fondi, abbiano messo in cassa integrazione i lavoratori che, pertanto, rimangono a casa a stipendio ridotto.

Infatti, facendo un po’ di cronistoria, a marzo le associazioni datoriali e i sindacati comunicavano, con un avviso comune, che non sarebbero avvenuti tagli dei finanziamenti da parte del governo, in seguito alla riduzione dei servizi svolti, tanto è vero che le aziende non avrebbero neanche dovuto aderire ai Fondi Bilaterali di Solidarietà (cassa integrazione) visto che i soldi, come poi confermato con decreto del Ministero dei trasporti, non sarebbero stati decurtati di un centesimo. Per concludere, la Regione ha i soldi versati nelle proprie casse, le aziende hanno scaricato il costo del lavoro sullo stato con i Fondi bilaterali, i lavoratori pagati con stipendi fortemente ridotti pagano gli utili che fanno Regione ed aziende.

A noi non piace questa situazione e non piace a tutti i lavoratori! Sicuramente siamo ancora in tempo per far sì che i lavoratori vengano retribuiti al 100% delle loro spettanze, altrimenti questa situazione sarà forte motivo per arrivare ad una mobilitazione fino al recupero di quanto a noi dovuto.

 

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Written by Gilberto Scalabrini